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Giovanni Boldini in mostra al Vittoriano

Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) è il lapidario titolo della mostra che il Complesso del Vittoriano dedica la maestro ferrarese. Oltre 150 opere raccontano il percorso artistico di Boldini anche a confronto con altri protagonisti del suo tempo. Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti, l’attimo fuggente: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.

Sessanta prestatori sono stati coordinati in quattro anni di preparazione da Tiziano Panconi – autore del catalogo ragionato di Boldini del 2002 – con la collaborazione di Sergio Gaddi. “Ospite d’eccezione” al Vittoriano anche il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio (1901-1924).

Giovanni Boldini al Vittoriano: il percorso

L’esposizione ricostruisce il percorso artistico del maestro in quattro sezioni cronologiche:

La luce nuova della macchia (1864-1870)

Fin dal lungo soggiorno fiorentino del 1864, Boldini partecipa ai moti di rinnovamento ideologico e artistico dei Macchiaioli, avvertendone la portata innovativa. Firenze era la capitale artistica giovanni boldini mostra vitaliana e vi convenivano i più importanti maestri europei, in particolare francesi.

Questa sezione intende evidenziare il proficuo rapporto di scambi, commistioni e collaborazioni con i compagni macchiaioli come Telemaco Signorini, Vito D’Ancona ma soprattutto Cristiano Banti (in mostra Aleaide Banti sulla panchina 1870 – 1875 e La famiglia Banti 1866 ca.); le reciproche influenze con Giovanni Fattori e l’iniziale avvicinamento a Michele Gordigiani, il più affermato ritrattista della Firenze granducale. A Firenze Boldini inizia ad amare la Francia.

I modi aristocratici, la vocazione alla mondanità e agli ambienti altolocati ma anche le grandi prospettive di carriera, spingono Boldini nel 1871 a lasciare Firenze per soggiornare qualche mese a Londra e poi trasferirsi definitivamente a Parigi.

La Maison Goupil  fra “chic” e “impressione” (1871-1878)

Sono questi gli anni dell’Impressionismo al quale Boldini non aderisce, perlomeno formalmente, sebbene già nei primi anni settanta la sua pittura sia ben avvertita delle innovazioni in corso, rappresentando una punta di eccellenza avanguardistica. Gli anni settanta coincidono da un lato con la militanza di Boldini nelle fila degli artisti della Maison Goupil, “al soldo” del potente mercante internazionale Adolphe Goupil, e dall’altro con il persistere delle ricerche en plain air, nelle quali raggiunge esiti di modernissimo vigore realistico (in mostra Marchesino a Versailles 1876, ma anche Place Clichy 1874, Lo strillone 1878 ca.).

La sua produzione si adegua facilmente al vivace modello Goupil, realizzando piccole scene, prevalentemente con ambientazioni settecentesche o Impero che riesce a rendere “leggerissime”, sfumandole con effetti vaporosi, forse appresi dallo studio di Turner durante il soggiorno inglese.

La ricerca dell’attimo fuggente (1879-1890)

giovanni boldini mostra vittorianoParigi per Boldini è la vera Mecca dell’arte e della vita: attraverso la contessa Gabrielle de Rasty (in mostra La contessa de Rasty a letto 1880 ca., La contessa de Rasty coricata 1880 ca., La contessa de Rasty in abito da sera 1880 ca., Donna elegante seduta 1880 ca.), che diviene sua amante. Entra in contatto con l’alta borghesia e con la nobiltà cittadina, introducendosi negli ambienti più esclusivi e ottenendo il tanto atteso benessere economico.

Dopo il 1878 aggiorna il suo registro espressivo alla ricerca della modernità, impegnandosi in indagini estetiche originali: capta le alternanze prospettiche e volumetriche nei gesti e negli atteggiamenti dei personaggi rappresentati e, attraverso la sua spontanea “gestualità pittorica”, fissa sulla tela l’attimo fuggente.

Il ritratto Belle Époque (1892-1924)

A partire dagli anni novanta le silhouette, così come le forme originali delle nobildonne che sfilano di fronte al suo cavalletto, sono soggiogate dall’incombenza delle pennellate; le posizioni giovanni boldini mostra vittoriano roma donna floriaserpentine assunte dai corpi femminili, portano spesso l’arte di Boldini al di fuori degli schemi della ritrattistica ufficiale come in Signora in abito giallo (1893 ca.) o in Ritratto dell’attrice Reichenberg (1895 ca.) o ancora in Ritratto di Madame G. Blumenthal (1896).

Sono gli anni dei ritratti a grandezza naturale, dipinti seguendo una parabola estetica speculare alla moda e alle consuetudini di quella società sempre meno tradizionale e ottocentesca e sempre più aperta al progresso.

Fra le “divine”, questa la definizione da lui resa per le centinaia di muse passate per il suo atelier, figurano i nomi più in vista della bella società internazionale e tra di questi la baronessa donna Franca Florio e il maestro Giuseppe Verdi, di cui Boldini esegue l’iconico ritratto.

Clicca per il VIDEOBarbara Guidi “La Signora in Rosa”

Giovanni Boldini

Roma, Complesso del Vittoriano – Ala Brasini
4 marzo – 16 luglio 2017

Orari
Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30
Venerdì e sabato 9.30 – 22.00
Domenica 9.30 – 20.30
(La biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Intero € 14,00 (audioguida inclusa), Ridotto € 12,00 (audioguida inclusa)
Info T. 06 8715111

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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