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La Maestà di Simone Martini: un gotico a Siena

Curiosamente, le due opere più importanti conservate nel Palazzo Pubblico di Siena sono una di tema sacro – la Maestà di Simone Martini – e l’altra di tema laico, politico: Gli Effetti del Buono e simone martini maestà sienadel Cattivo Governo, di Ambrogio Lorenzetti. Vocazioni diverse ma certamente non opposte anzi assai capaci di integrarsi, come vedremo tra poco. Ambedue rappresentano una tappa importante nella visita di Siena ma, nel seguito, inizieremo col guardare alla prima.

Simone Martini (1284-1344), probabilmente allievo di Duccio di Buoninsegna, aperto alle nuove ispirazioni che provenivano tanto dalla Francia quanto dall’opera di Giotto, fu colui che portò la scuola senese oltre i suoi confini a Firenze, a Pisa, a Napoli, fino ad Avignone alla corte papale.

L’iter realizzativo della Maestà di Palazzo Pubblico fu certamente cruciale nella crescita artistica di Simone Martini. Infatti, venne realizzata tra il 1312 ed il 1315 (e poi ripresa infine nel 1321) in parallelo con con la realizzazione degli affreschi della cappella di San Martino nella Basilica di Assisi (1313-1318), dove Giotto con la sua bottega aveva operato fino a pochissimi anni prima.

La Maestà di Simone Martini

La grande rappresentazione della Maestà di Simone Martini prende le mosse da quella di Duccio di Buoninsegna dipinta solo pochi anni prima (1308). Ma se la scenografia generale è paragonabile (benché quella di Simone sia ben più mondana con l’ampio padiglione di stoffa preziosa posto al di sopra dell’intera scena) ben diversa è l’impostazione.

Simone porta lo stile gotico nell’arte senese. Impreziosisce la pittura con tecniche dell’oreficeria (quella francese, gotica, era ben conosciuta a Siena). Il suo interesse per quest’ultima arte è noto: le punzonature con le quali le aureole della Vergine e del Bambino acquistano tridimensionalità lo esprimono appieno.

La composta austerità della Maestà di Duccio diviene solennità regale in quella di Simone. L’arte sacra si contamina di spirito laico per mostrare la potenza di Siena. Il Bambino tiene in mano un cartiglio che legge: conservi la Vergine l’antica Siena, che simone martini maestà sienaLei stessa rende bella. Politica e fede sono così uno accanto all’altra.

Ma – al di là di queste notazioni d’ambiente – l’opera è splendidamente suntuosa. Il trono della Vergine, i riccioli biondi del Bambino, il gesto della sua mano (che non è più medievale ma rinascimentale) raccontano tutto questo.

Alla Vergine velata, dallo sguardo assorto di Duccio fa da contraltare la Vergine dai capelli biondi di Simone. Tra le due Maestà passano pochi anni. Anche se i volti della Madonna e del Bambino fossero stati ritoccati da Simone Martini nel 1321, parliamo di un decennio. Sembra però una generazione e così probabilmente è.

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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