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Museo Egizio di Torino: viaggio nei millenni

Il Museo Egizio di Torino è uno straordinario percorso in una delle più affascinanti civiltà antiche. Un museo, va detto, che non teme confronto in termini di scelte espositive con i grandi musei internazionali (al di là dei loro settori di specializzazione).

Un’esperienza di visita di prim’ordine che merita il viaggio a Torino. Non solo, infatti, il Museo Egizio – nato nel 1824 – è il più antico museo esistente dedicato a questa civiltà e vanta la seconda collezione del mondo (la più importante al di fuori dell’Egitto) ma è la proposta culturale nel suo complesso ad essere validissima.

Museo Egizio di Torino: un viaggio nei millenni

Funzionale il layout della collezione che permette al visitatore di viaggiare attraverso i secoli e toccare con mano l’evoluzione della civiltà egiziana nelle sue varie forme espressive. E’ lo stesso museo egizio torinodirettore del museo, Christian Greco, ad accompagnare nelle sale il visitatore attraverso un’audioguida dotata di numerose opportunità di approfondimento.

Non a caso, il Museo Egizio di Torino è frutto di un progetto da 50 milioni di euro. Lo spazio museale è raddoppiato rispetto al passato – circa 10.000 mq – e comprende 5 piani, 15 sale, per 3.300 oggetti esposti. Inoltre, uno spazio espositivo di 600 mq è destinato alle mostre temporanee.

Tra reperti egizi e storia dell’archeologia

Museo Egizio Torino Tomba Iti NeferuIl percorso museale ricostruisce anche la storia del Museo e delle collezioni, i contesti archeologici degli oggetti in mostra, la storia delle missioni, la loro organizzazione, il loro modo di operare.

Infatti, è proprio le missioni di scavo italiane condotte tra il 1900 ed il 1935 hanno contribuito in modo significativo alla creazione della collezione del Museo Egizio. Ciò perché, in quell’epoca i ritrovamenti venivano suddivisi tra lo stato egiziano e le missioni stesse. Le foto e i documenti d’archivio esposti portano anche visivamente l’Egitto nelle sale anche grazie alle ricostruzioni in 3D della Tomba di Kha e della tomba di Nefertari.

Così, il museo è in grado di immergere il visitatore nell’archeologia egizia. E’ il caso della Tomba di Iti e Neferu con la lunga teoria delle sue pitture parietali e de suoi geroglifici. O della Cappella di Maia con i suoi affreschi.

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La Galleria dei Re e il Tempio di Ellesiya

Dulcis in fundo, nella fase finale della visita, le scenografiche Gallerie dei Re. Ovvero le sale dove il Museo Egizio espone le statue di maggiori dimensioni ed il Tempietto di Ellesiya.

Quest’ultimo, risalente al 1500 a.C., si trovava non lontano da Abu Simbel. Quando l’intera area fu ricoperta dalle acque per la creazione del Lago Nasser, l’Unesco intervenne per salvare il patrimonio archeologico. E’ il famoso caso del Tempio di Abu Simbel che venne tagliato in blocchi e spostato in una posizione rialzata. Un formidabile progetto guidato da maestranze italiane. Simile fortuna ebbe il Tempietto di Ellesiya che, salvato dalle acque, venne donato all’Italia.

Oggi, in modo assolutamente scenografico, è ricostruito in modo tale che il visitatore possa passeggiare al suo interno entrando in un luogo sacro egizio di 3.500 anni fa.

 

Museo Egizio di Torino

Via Accademia delle Scienze 6 – Torino
Tel. 011.4406903
info@museitorino.it
www.museoegizio.it
Lunedì dalle 09.00 alle 14.00; Martedì – Domenica: dalle 09.00 alle 18.30

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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