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Arca di Sant’Agostino capolavoro del ‘300

L’Arca di Sant’Agostino – punto focale della chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia – merita di essere annoverata tra i capolavori di quel momento di passaggio tra Medioevo e Rinascimento costituito dal XIV secolo.

Infatti, l’imponente monumento funebre data alla seconda metà del trecento. Più precisamente, la data del 1362 scolpita sullo stesso (a metà altezza nel lato posteriore) potrebbe rappresentare l’anno del suo completamento.

Arca di Sant’Agostino: chi la scolpì?

Anche la sua attribuzione non è certa. Il fatto che negli anni ’40 dello stesso secolo Giovanni di Balduccio avesse realizzato per la chiesa di Sant’Eustorgio a Milano il monumento funebre di San Pietro Martire, ha fatto propendere alcuni per una sua partecipazione alla realizzazione dell’Arca di Sant’Agostino. Il fatto, però, di non aver notizie certe di Giovanni di Balduccio dopo il 1349 rende quest’attribuzione complessa.

Potrebbe anche essere il caso che più mani (al di là delle rispettive botteghe) possano aver concorso all’opera. La Pavia Arca di Sant'Agostino chiesa di san pietro in ciel d'oroLombardia poteva vantare in quei secoli maestranze locali di prim’ordine. Ciò ha fatto propendere altri a chiamare in gioco Matteo e Bonino da Campione.

Comunque sia, non v’è dubbio che di un capolavoro si tratti. Quattro metri di altezza ed oltre novanta statue in marmo di Carrara danno un’idea delle dimensioni ma è la complessità della composizione a sorprendere.

Infatti l’Arca di Sant’Agostino si articolo su quattro livelli oltre la base di marmo sulla quale è posizionata e che contiene (visibile) la cassetta dell’VIII secolo in cui sono collocati i resti del Santo.

Arca di Sant’Agostino: la composizione

Nel primo livello, i due lati lunghi sono dedicati alle statue degli apostoli. Agli angoli dell’arca ed al centro dei lati lunghi, le statue rappresentano le Virtù cardinali.

Pavia Arca di Sant'Agostino Morte del Santo chiesa di san pietro in ciel d'oroAl secondo livello – con un’idea quantomai originale e scenografica – è rappresentata la morte di Sant’Agostino. A differenza degli altri livelli, potremmo definire il secondo “aperto”. Infatti il Santo giace sdraiato sul suo letto di morte con gli abiti pontificali e la Bibbia in mano circondato da una serie di figure. Ma non si tratta di un bassorilievo bensì di una sere di sculture che lo spettatore può vedere come se si trovasse ai margini della stanza in quanto i lati dell’arca, a questo livello, sono aperti. Ovvero essa non ha pareti ma solo dei sostegni anch’essi scolpiti che consentono di sostenere i livelli superiori.

Ad assistere alla morte di Sant’Agostino vi sono, oltre a figure di diacono, San Girolamo (con il cappello da cardinale), San Gregorio Magno (con la colomba sulla spalla), San Possidio e Sant’Ambrogio.

Oggi, sfruttando possibilità che non esistevano al momento della realizzazione dell’Arca, la scena della morte dl Santo è illuminata in modo diverso rispetto al resto del monumento. Questa soluzione scenografica consente anche di coglierne molti particolari altrimenti difficili da vedere data l’altezza a cui è posto questo livello decisamente sopra la testa dei visitatori.

Particolarmente lavorato è il cielo della stanza dal quale si protende il Cristo Salvatore per accogliere in cielo Sant’Agostino. Intorno al Cristo santi e chiere angeliche.

Nei due livelli superiori sono state rappresentate scene della vita di Sant’Agostino. L’ultimo livello è formato da pinnacoli con una modalità tipicamente gotica.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.