Caravaggio 2025 è la grande mostra che la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini dedica a Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio.
La Camera dei Giganti: opera di pennello orribile e spaventosa…
La Camera dei Giganti a Palazzo Te con gli affreschi della Gigantomachia di Giulio Romano è uno spettacolo indimenticabile che rivaleggia con la suntuosa Sala dei Cavalli per la palma di epicentro della splendida residenza dei Gonzaga a Mantova.
Il Salvator Mundi del Bernini: l’ultima opera del Maestro
Il Salvator Mundi di Gian Lorenzo Bernini nella Basilica di San Sebastiano sulla Via Appia a Roma è una di quelle sculture che lascia senza fiato. Probabilmente la sua ultima creazione.
Cappella Albani a San Sebastiano: la reliquia della testa di San Fabiano
La Cappella Albani nella Basilica di San Sebastiano fuori le mura sulla Via Appia a Roma fu realizzata per celebrare una reliquia molto particolare: la testa di San Fabiano papa, ventesimo pontefice dal 236 al 250 d.C..
Bernini: il Busto Fonseca a San Lorenzo in Lucina
La Cappella Fonseca in San Lorenzo in Lucina, l’ultima a mano destra, conserva il busto del marchese Gabriele Fonseca (1586-1668) scolpito da Gian Lorenzo Bernini a cui si deve anche la progettazione della cappella stessa.
Giovan Battista Maina: una Sant’Anna alla maniera di Bernini
Nella Basilica di Sant’Andrea delle Fratte, la cappella del transetto di sinistra è dedicata a Sant’Anna: sotto l’altare troverete la scultura di Giovan Battista Maini Sant’Anna Morente. Un’opera tra le ultimissime, se non l’ultima, di questo maestro tanto che sembra l’abbia eseguita nell’anno della sua morte, il 1752.
Bernini: gli Angeli di Sant’Andrea delle Fratte
La chiesa di Sant’Andrea delle Fratte custodisce due statue di angeli dovute allo scalpello di Gian Lorenzo Bernini.
Artemisia Gentileschi: un’Allegoria della Pittura in cerca d’autore…
L’ Allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi (o il suo Autoritratto?) custodita presso la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini è un quadro amletico.
La Santa Cecilia suonatrice di Liuto di Artemisia Gentileschi
La Santa Cecilia che suona il liuto di Artemisia Gentileschi, oggi alla Galleria Spada, è parte di un trio di tele importanti. Infatti la Galleria Spada custodisce oltre alla Santa Cecilia anche la commovente Madonna col Bambino sempre di Artemisia ed il Davide con la testa di Golia del padre, Orazio Gentileschi.
Artemisia Gentileschi: la Santa Cecilia della Galleria Spada
Le due tele di Artemisia Gentileschi della Galleria Spada provengono entrambi dalla medesima dote. Infatti nel 1636 Orazio Spada (1613-1686), figlio di un fratello del cardinale Bernardino, sposa Maria Veralli (1616-1686). Ultima discendente del suo casato, Maria aveva tra i suoi antenati ben tre cardinali. Girolamo (1500-1555) e Fabrizio Veralli (1570-1624) per parte paterna e Ciriaco Rocci (1582–1651), quest’ultimo fratello di sua madre.
La dote di Maria Veralli fu cospicua: il feudo di Castel Viscardo (nel ternano), un palazzo a piazza Colonna e, tra gli altri beni, la Madonna col Bambino e la Santa Cecilia di Artemisia Gentileschi. Della medesima dote faceva parte anche il già citato Davide con la testa di Golia di Orazio Gentileschi.

L’opera
La Santa Cecilia di Artemisia Gentileschi (108×78,5 cm) è normalmente riferita dagli storici dell’arte agli anni intorno al 1620, quindi durante il soggiorno a Firenze.
Vi è da notare la scelta particolare dello strumento: un liuto. Infatti, tipicamente Santa Cecilia, patrona dei musicisti, è ritratta con un altro strumento e, precisamente, un organo portativo. Cioè un organo a canne ma di dimensioni tali da poter essere facilmente trasportato.
In effetti, sullo sfondo del dipinto (alla sinistra di Santa Cecilia) si intravede proprio un organo ma la santa è rappresentata mentre suona un liuto. Difficile dire il perché di questa scelta. Certamente il liuto era uno strumento di moda in quel periodo non solo per la musica ma anche per la pittura.
Il padre Orazio aveva dipinto intorno al 1612 una Suonatrice di Liuto oggi alla National Gallery of Art di Washington. Caravaggio, circa quindici anni prima, aveva a sua volta dipinto almeno tre tele con tale strumento. Da un lato le due versioni del Suonatore di Liuto: una per il Cardinale Del Monte e l’altra per il Cardinale Giustiniani. Dall’altro, la famosa tela dei Musici dotati dei relativi strumenti, liuto compreso.
Artemisia Gentileschi, memore di tutto ciò, non disdegnava quindi affatto il liuto. A riprova abbiamo il suntuoso Autoritratto quale suonatrice di liuto (1615-1617) oggi al Wadsworth Atheneum di Hartford, dipinto anch’esso nel periodo fiorentino.
Il liuto e la prospettiva
Va però malignamente osservato come, nel caso della Santa Cecilia della Galleria Spada, Artemisia Gentileschi scelga una soluzione più semplice rispetto all’autoritratto o ai liuti del padre e di Caravaggio.
Infatti gli strumenti musicali sono oggetti complessi da rendere in prospettiva ed il liuto, poi, ha le meccaniche perpendicolari alla tastiera. Nel nostro caso, però, Artemisia dipinge lo strumento di fronte e dunque riproduce solo le chiavette.
Terminate le malignità, la tela è di notevole pregio. Importante la volumetria dell’abito della santa con le sue pieghe che occupa con decisione la scena. Caravaggesche le maniche bianche con gli ampi risvolti che donano luce e nel contempo profondità all’opera. Il plissettato della bordatura bianca del decollete è poi una soluzione che aggiunge contemporaneamente luce e movimento.
Artemisia Gentileschi Santa Cecilia – Approfondimenti
Sempre riguardo l’opera di Artemisia Gentileschi potete leggere:
Alcune opere:
- Artemisia Gentileschi: l’Aurora
- La Cleopatra Cavallini – Sgarbi
- Una Giuditta e Oloferne tra padre e figlia
- La Madonna Gentileschi della Galleria Spada
Le Mostre:
Orazio Gentileschi:
- Orazio Gentileschi: la Giuditta e Oloferne di Oslo
- Orazio Getileschi: affreschi di San Giovanni dei Fiorentini
Infine, riguardo Palazzo Spada: Palazzo Spada, la più bella facciata a stucco di Roma
La Madonna Gentileschi della Galleria Spada: una storia terrena e quotidiana
La Madonna col Bambino di Artemisia Gentileschi custodita alla Galleria Spada è una tela di livello. Molto lontana, tra l’altro, da un qualsivoglia stile enfatico pensato per assecondare i gusti di un committente appassionato di barocco.