Mostre

Pontormo e Rosso Fiorentino a Palazzo Strozzi

Pontormo e Rosso Fiorentino vivono e lavorano in un momento magico per Firenze. In quegli anni di inizio ‘500 artisti sommi – Michelangelo, Raffaello, Leonardo – ma anche grandi uomini di lettere e di pensiero – Gucciardini, Macchiavelli – sono nel pieno delle loro vite ed illuminano Firenze rendendola la capitale della cultura europea, ovvero mondiale.

Pontormo e Rosso Fiorentino allievi di Andrea del Sarto

Pontormo Rosso Fiorentino Palazzo StrozziAlla bottega di Andrea del Sarto si formano due coetanei, entrambi nati nel 1494: Jacopo Carucci, detto il Pontormo e Giovan Battista di Jacopo, detto Rosso Fiorentino. Due esistenze, umane ed artistiche, che si intersecheranno tra loro e con gli eventi di quell’epoca travagliata. Le prediche del Savonarola e la cacciata dei Medici (proprio nel 1494), il loro successivo ritorno ed i complessi equilibri di quel primo spaccato di XVI secolo.

Pontormo e Rosso Fiorentino sono diversi nei caratteri come nelle scelte artistiche. Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi, nell’introduzione al catalogo della mostra richiama il Vasari. Questi, infatti, descrive le loro diverse attitudini: “Racconta (Vasari) che un’opera come l’Annunciazione del Pontormo nella cappella Capponi era indice dell’insaziabile stravaganza della sua vena creativa; e che il Rosso, a sua volta, non si trattenne mai a lungo con nessuno dei suoi maestri perché regolarmente non in sintonia con il loro stile”.

Divergenti vie della Maniera

Così, la mostra Pontormo e Rosso Fiorentino ospitata a Palazzo Strozzi ha un sottotitolo: divergenti vie della ‘Maniera’. Il perché lo ha spiegato chiaramente Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi e curatore della mostra, durante la sua presentazione della stessa:

Credo che questo titolo dia il passo della mostra. Divergenti vie della maniera perché sono due espressioni non differenti ma divergenti della maniera moderna. Divergenti perché ? Perché partono tutte e due da Andrea Del Sarto ….. Pontormo, eclettico, spinge al massimo la varietas umanistica assumendo d’oltralpe, dall’antichità ellenistica, dalla romanità tutto il possibile per la sua disponibilità ad assumere elementi eterogenei. Rosso no. Rosso è legatissimo alla tradizione toscana. Masaccio, Donatello sono le figure chiave di cui alle volte si possono trovare citazioni nelle sue opere .. Rosso si rifaceva ai concetti aulici della tradizione nobile fiorentina però li assumeva in una cultura moderna con un linguaggio innovativo, perfino poco compreso dai contemporanei

Il dialogo tra gli artisti

Curata da Antonio Natali e da Carlo Falciani, docente di storia dell’arte, la mostra è divisa in dieci sezioni che permettono di analizzarePontormo e Rosso Fiorentino Palazzo Strozzi differenti aspetti dell’opera di Pontormo e Rosso Fiorentino e nel contempo seguirne in sequenza cronologica il percorso artistico.

Si è privilegiato non l’ammirazione feticista delle opere quanto il dialogo anche sottile, anche complesso, tra i due artisti e si è privilegiata l’esaltazione delle loro voci. – ha detto a sua volta Carlo Falciani presentando la mostra – la continua divaricazione tra i due artisti è chiarissima nelle due sale di ritratti. Pontormo con questa vivezza continuamente trascorrente. C’è una frase del Pontormo a questo proposito, dove lui dice che il fine della sua pittura è rappresentare il mutevole, le nuvole, il fumo, il fuoco, le luci di notte, tutto ciò che varia. Ecco, questo va tenuto a mente quando si guarda la naturalezza sottilissima dei quadri del Pontormo

Il percorso della mostra

Il percorso di Pontormo e Rosso Fiorentino divergenti vie della Maniera si avvia con i tre grandi affreschi della Santissima Annunziata, restaurati per l’occasione: Il Viaggio dei magi di Andrea del Sarto, la Visitazione del Pontormo, l’Assunzione del Rosso. Da questo insieme, che simboleggia le comuni ma articolate esperienze formative dei due pittori, si dipana il confronto fra i due protagonisti. Un confronto che fa emergere i punti di distanza, evidenti fin dagli anni giovanili: l’inclinazione naturalistica e leonardesca del Pontormo, del tutto assente nell’opera del Rosso, più aderente invece alle sollecitazioni del cartone di Michelangelo per la Battaglia di Cascina.

Nelle prime sezioni della mostra il punto fermo della pittura armonica e “senza errori” (Vasari) di Andrea del Sarto serve a evidenziare il progressivo allontanamento del Pontormo dal Rosso fino alla netta scelta di campo avvenuta nel 1517, anno cruciale rappresentato dall’accostamento fra la Madonna delle arpie di Andrea del Sarto, la Pala di Santa Maria Nuova del Rosso, entrambe agli Uffizi, e la Madonna in trono e santi del Pontormo della chiesa di San Michele Visdomini, per la prima volta visibile in una cromia più attendibile a seguito di un sensibile restauro.

Le sezioni

Pontormo e Rosso Fiorentino Palazzo StrozziDue sale sono dedicate alla ritrattistica di Pontormo e Rosso Fiorentino , una decina di opere rappresentano le differenti scelte dei due artisti in questo campo, dalla gioventù fino alla piena maturità: rappresentano l’80% delle effigi dipinte dai due artisti. Una sezione dedicata ai disegni permette di conoscere il differente approccio sia tecnico che espressivo dei due.

È poi possibile seguire le peregrinazioni del Rosso Fiorentino fra Volterra e Firenze, ma anche a Roma (dove venne coinvolto nelle vicende del Sacco del 1527) e a Sansepolcro prima della sua fuga in Francia, attraverso le opere chiave dipinte in questi tre differenti luoghi: la Madonna della Cintola di Volognano, lo Sposalizio della Vergine della Basilica di San Lorenzo a Firenze, restaurato per l’occasione, la Morte di Cleopatra, il Compianto sul Cristo morto di Sansepolcro.

Contemporaneamente si vede l’adesione del Pontormo allo stile di Dürer, nella Cena in Emmaus degli Uffizi, dipinta per il refettorio della Certosa. La varietà di spunti figurativi e tematici affrontati dal Pontormo si dipanano lungo un percorso che vede riunite opere celeberrime dell’artista, quali la Visitazione della chiesa di San Michele a Carmignano, appositamente restaurata.

La sezione conclusiva infine è dedicata al tempo in cui il Rosso era divenuto pittore preferito da Francesco I a Fontainebleau, mentre il Pontormo a Firenze era artista caro a Cosimo I de’ Medici. Seguendo le istanze politiche e culturali delle corti nelle quali si trovarono a lavorare, seppur lontani, i due artisti sembrano dunque idealmente riavvicinarsi attraverso la comune adesione a una lingua figurativa sovranazionale, che aveva recepito lo stile della maturità di Michelangelo.

Nella sala sono accostati due arazzi su disegno del Pontormo per Palazzo Vecchio, un arazzo tratto dalla decorazione della Galleria di Fontainebleau e Venere e Bacco dipinto dal Rosso per la testata est della medesima Galleria, Venere e Amore del Pontormo della Galleria dell’Accademia di Firenze e la Pietà di Ecouen del Rosso Fiorentino.

Approfondimenti

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Guarda i video delle presentazioni della mostra Pontormo e Rosso Fiorentino divergenti vie della Maniera :

Pontormo e Rosso Fiorentino divergenti vie della ‘Maniera

Palazzo Strozzi – Firenze
8 marzo-20 luglio 2014
Orari: Tutti i giorni 9.00-20.00, Giovedì 9.00-23.00. Accesso in mostra consentito fino a un’ora
prima dell’orario di chiusura
Informazioni: T. +39 055 2645155 – www.palazzostrozzi.org
Biglietti. intero € 10,00; ridotto € 8,50; € 8,00, € 4,00 (Scuole)
Congiunto mostre Piano Nobile e CCC Strozzina € 10,00; gruppi € 9,50, scuole € 5,00
Biglietto Famiglia € 20,00; Biglietto Palazzo € 20,00.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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