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Pugilatore in Riposo: capolavoro del Museo Nazionale Romano

lLa statua in bronzo del Pugilatore in Riposo, custodito al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, è considerato dalla maggior parte degli studiosi un originale greco dovuto addirittura a Lisippo ed esattamente la statua di Polidamante venerato ad Olimpia.

Il Pugilatore in Riposo: l’origine

Data la sua elevatissima qualità, la statua del pugilatore del Museo Nazionale Romano era probabilmente molto nota nella sua epoca. Trova infatti un confronto con un dipinto pompeiano in cui un pugile seduto è raffigurato con la stessa postura della testa volta lateralmente e, accanto ad esso, una colomba in volo.

Alcuni dettagli della scultura hanno portato ad identificare l’opera con la statua di Polidamante realizzata da Lisippo (390/395 a.C. – 306 a.C.). Polidamante era un famoso pugilatore la cui scultura era oggetto di venerazione popolare ad Olimpia.

Tuttavia l’estremo realismo delle ferite allontanerebbe il Pugilatore in riposo dall’attribuzione a Lisippo, poiché l’intento dell’artista sembra piuttosto quello di realizzare una figura esemplare di pugile ferito, in quanto il tema della resistenza (kartéria) dell’atleta a continui combattimenti estenuanti era celebrata dai poeti come una virtù. Sembra quindi questa l’interpretazione più corretta della scultura che intende raffigurare un pugile vincitore, moralmente degno, che ha ottenuto il successo sopportando i colpi ricevuti.

Questa considerazione ha portato alcuni studiosi a ritenere il Pugilatore l’opera di uno scultore eclettico, forse neoattico, capace di conciliare elementi di epoche diverse (impianto lisippeo e intento realistico con elementi tipici anche dell’arte precedente al IV secolo a.C.). Questi elementi indicherebbero invece una datazione più tarda, ellenistica. Dunque, i diversi pareri farebbero oscillare la realizzazione tra il IV e il I secolo a.C.

Ad attribuire la statua del pugilatore del Museo Nazionale Romano fu l’archeologo Paolo Moreno (1934-2021). Per il suo testo clicca Moreno Il Polidamante di Lisippo

statua pugilatore in riposo museo nazionale romano
Pugilatore in Riposo – Museo Nazionale Romano

Il ritrovamento

La statua del Pugilatore in Riposo venne trovata nel 1885 durante gli scavi per la realizzazione del Teatro Drammatico Nazionale alle pendici del Quirinale nell’area dove oggi sorge il palazzo dell’INAIL.

Il bronzo era stato collocato in una intercapedine delle murature di fondazione di un tempio, seduto su un capitello rovesciato per essere messa al riparo da un pericolo imminente.

La statua del pugilatore del Museo Nazionale Romano: l’opera

L’atleta è stato raffigurato seduto, con i gomiti appoggiati sulle cosce e le braccia incrociate all’altezza dei polsi. Le gambe leggermente divaricate poggiano sui calcagni. Il busto è appena piegato in avanti, mentre la testa è volta completamente verso destra.

Il volto, incorniciato da una barba a ciocche ondulate ben curata, denota una certa maturità. Anche i capelli sono rappresentati a ciocche ordinate più corte sulla fronte e più lunghe nella parte posteriore del capo.

Le orecchie mostrano le evidenti tumefazioni dovute ai numerosi combattimenti. Questi ultimi avevano probabilmente compromesso anche l’udito. Infatti, l’orecchio destro è gonfio tanto da sembrare che sia questo il motivo della torsione del capo verso destra nel tentativo di comprendere parole udite ma non comprese.

Anche l’ematoma sotto l’occhio destro è segno del recente combattimento. Il naso è schiacciato e deformato e sembra essere il motivo per il quale tiene il pugilatore del Museo Nazionale Romano la bocca socchiusa. Il torace è possente e il petto villoso è definito da piccole incisioni che ne rappresentano la peluria. L’ematoma è reso con l’impiego di una lega di colore diverso, le labbra e i capezzoli con inserti di rame.

Le ferite e il sangue che ne fuoriesce sono resi coloristicamente grazie ad agemine in rame. Questa tecnica prevede l’incastro di metalli di colore diverso onde generare l’effetto di policromia

I guantoni e il kynodésme

Dei pochi accessori che indossa peculiare è la raffigurazione del kynodésme. Questo è una sorta di sospensorio a protezione dei genitali che era segno della pratica agonistica ma, soprattutto, di rispettabilità dell’atleta. Infatti la legatura del membro virile evitava l’esposizione del glande ritenuta oscena.

Sulle mani l’atleta indossa ancora i guantoni del tipo adottato a partire dal IV secolo a.C. ovvero i tipici guanti da pugilato greci: gli himántes oréis. Le dita, eccetto il pollice, erano rivestite da una sorta di cuscinetto costituito da strisce di cuoio che coprivano le nocche ed erano infilate in uno spesso anello metallico.

Questo, a sua volta, era legato al polso e all’avambraccio da altre cinghie sotto alle quali era posto un guanto di cuoio che rivestiva il braccio dal gomito in giù, lasciando libere le punte delle dita e terminante, in alto, con un involucro di pelle villosa. Alcuni particolari dei guanti e delle cinghie sono definiti anch’essi ad agemina.

Pugilatore in riposo

Altezza massima cm 128 cm
Peso totale statua: kg 180 ca. – base: kg 375 ca.
Materiale bronzo
Tecnica fusione a cera persa indiretta
Luogo di esposizione Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo INV. 1055

Per il sito del Museo Nazionale Romano, clicca QUI

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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