La Maestà del Duomo di Siena di Duccio di Buoninsegna (1255-1318) è probabilmente il capolavoro di questo grande maestro del nostro XIII secolo. Un’opera unica per dimensione e formidabile per qualità.
Duccio di Buoninsegna realizza la Maestà del Duomo di Siena tra il 1308 ed il 1311. Il contratto per la realizzazione data 1308 e il 9 giugno 1311 la pala viene condotta in processione in duomo.
Un’opera fuori dal comune
Le sue dimensioni sono fuori dal comune: 425 cm di lunghezza per 211 di altezza. Dipinta su ambo i lati, quello principale ospita la Maestà poggiata su una predella e sormontato da un ampio coronamento.
Il retro era composto centralmente da 26 formelle con Storie della Passione e Resurrezione di Cristo. Anch’esse erano poggiata su una predella e sormontato da un coronamento.
In sovrappiù la Maestà, originariamente posta sull’altare maggiore del duomo, era contornata da un apparato, sempre di elevato valore artistico, che rappresentava come una piccola cappella. Non a caso era detto chappello.

Purtroppo, come accaduto anche ad altri capolavori antichi, la Maestà del Duomo di Siena di Duccio subì l’onta delle mode. Nel 1506 perse il suo posto sull’altare maggiore e nel 1771 le due facce furono separate. Mentre le due parti centrali rimasero diversamente collocate in duomo, alcune formelle più piccole finirono in sacrestia ed alcune presero la strada del mercato antiquario. Oggi, infatti, sono sparse in una decina di musei tra Europa e Stati Uniti.
Nel 1870 veniva fondato il Museo del Duomo e otto anni dopo, fortunatamente, tutte le componenti della grande Maestà vi trovarono riparo. Oggi sono esposte in una sala che è degna di tanto capolavoro garantendone una fruizione perfetta.
Duccio di Buonisegna: la Maestà del Duomo di Siena
In questo articolo guarderemo specificamente alla Maestà in senso stretto, ovvero alla grande tavola centrale del lato principale. Non per pigrizia ma perché essa rientra di diritto nella serie di articoli dedicati da ArtePiù alla Maestà del Due-Trecento.
La Maestà del Duomo di Siena è una delle ultime opere fino ad oggi riconosciute di Duccio. Dopo di essa vi sono solo il Polittico n. 47 oggi alla Pinacoteca di Siena e la Maestà del Duomo di Massa Marittima (1316).
Duccio, all’incirca cinquantacinquenne, nella sua piena maturità, dipinge qui un’opera che è capace di guardare nel contempo alla tradizione ma anche aprirsi pienamente al nuovo.
E’ inoltre un’opera tecnicamente formidabile. E partirei proprio da qui. Il gotico si è ormai affermato come modello di riferimento e Duccio di Buoninsegna crea qui un dipinto che è anche un gioiello.
Il drappo su cui siedono la Vergine e il Bambino, la veste e il velo di Santa Caterina e Santa Agnese, il piviale di San Savino, la doppia veste del Bambino (un velo trasparente sotto e quello lilla stellato sopra), le punzonature delle aureole, gli ornamenti cosmateschi del trono sono di inarrivabile raffinatezza.
In equilibrio tra tradizione e innovazione
La pala in sé è di impianto tradizionale. La Vergine e il Bambino sono assisi in trono circondati da una nutrita corte. Nella fascia più alta della tavola sono rappresentati ognuno all’interno della sua monofora dieci Apostoli trovandosi infatti Pietro e Paolo più in basso ai lati della Vergine. Poi, scendendo venti angeli sono equiripartiti in due schiere avvolgendo anche il trono.

Poi abbiamo i santi. A sinistra, in piedi, partendo dall’esterno, Santa Caterina d’Alessandria, San Paolo, San Giovanni Evangelista. In ginocchio Sant’Ansano e San Savino (ritratto da Vescovo).
A destra invece, sempre partendo dall’esterno, Sant’Agnese, San Pietro e San Giovanni Battista. In ginocchio San Crescenzio e San Vittore. Ovvero, in ginocchio di fronte alla Vergine e al Bambino, troviamo i quattro santi protettori di Siena.
Guardando la Maestà del Duomo di Siena di Duccio di Buonisegna il pensiero va ad altre due sue opere: l’imponente Madonna Rucellai (1285) e la Madonna Gualino (1280) dalle soavissime coloriture.
Che Duccio abbia assai mutato la sua arte è evidente. Se l’impianto generale ed la Madonna e il Bambino in particolare sono ancora legati ad una disposizione tradizionale anche di derivazione bizantina è un fatto. Ma ormai il gotico ha fatto irruzione sulla scena. La capacità di gestire la prospettiva e le architetture (si guardi al trono) è importante. I panneggi assolutamente notevoli (il Bambino, Santa Caterina, San Savino). I volumi dei visi (guardate San Pietro, San Paolo e ancora San Savino) vanno confrontati con quelli dei visi del Polittico di Badia di Giotto (1301).
Le Maestà del ‘200 – Approfondimenti
Sull’argomento delle Maestà duecentesche puoi anche leggere:
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- La Madonna Bizantina del Museo Civico di Viterbo
- Coppo di Marcovaldo: la Maestà di Orvieto
- Cimabue: la Maestà di Santa Trinita
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- Madonna Gualino: capolavoro del colore del ‘200
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