La mostra L’ultimo meraviglioso minuto di Pietro Ruffo al Palazzo Esposizioni Roma è uno squarcio nella natura incontaminata. Un momento di sorprendente impatto visivo.
Tra foresta primordiale e Grand Canyon
Superata la soglia dell’esposizione una foresta primordiale balzo di fronte allo spettatore. Un immenso sipario di 700 metri quadri, Primordial Forest, corre lungo tutto il perimetro dell’ambiente circondando i visitatori (o forse gli esploratori) con immagini di piante e minerali, che rimandano all’epoca in cui la giungla tropicale occupava la maggior parte delle terre emerse.
Taglia la sala in diagonale una grande struttura autoportante (21 metri per 4 di altezza) sulla quale Pietro Ruffo raffigura una porzione del Grand Canyon, dipingendo con l’inchiostro su carte intelate con la tecnica del camaïeu (usando diversi toni della stessa tinta, in questo caso la terra di Siena bruciata).
Ai pedi della parete del Grand Canyon gli esploratori si trovano a camminare tra le tracce vegetali di un’era passata della Terra. Galleggiano infatti come ninfee sul bianco pavimento ventuno opere circolari di diverse dimensioni, dal titolo De Hortus, che creano un’atmosfera cromatica di grande impatto visivo.

Pietro Ruffo L’ultimo meraviglioso minuto
Rebecca Wragg Sykes, archeologa e paleontologa autrice di Neanderthal, vita, arte, amore e morte ha scritto: “Se riduciamo i 13,8 miliardi di anni dell’Universo a un periodo di dodici mesi, i dinosauri compaiono verso Natale, mentre i primi Homo sapiens arrivano solo pochi minuti prima dei fuochi d’artificio di Capodanno”.
Dunque l’uomo arriva da ultimo sulla terra eppure la trasforma nel contempo splendidamente e irreparabilmente. Realizza opere straordinarie e, nel contempo, cannibalizza il suo stesso pianeta. Tutto ciò in pochi minuti.
Pietro Ruffo, in questa mostra al Palazzo Esposizioni Roma che è nel contempo mostra d’arte e opera teatrale, è proprio a questa manciata di ultimi minuti della storia del nostro pianeta che guarda. Lo fa attraverso le sue opere esplorando l’intervento umano alla ricerca della “meraviglia” de L’ultimo meraviglioso minuto.
Pietro Ruffo in mostra a Palazzo Esposizioni Roma: il percorso
Abbiamo dunque percorso il fondo del Grand Canyon tra le ninfee multicolori circondati dalla foresta pluviale. Cosa ci aspetta dietro il sipario che separa il grande foyer dalle sale che accolgono le opere? Cosa metteranno in scena l’artista e Sébastien Delot, direttore della collezione del Museo Nazionale Picasso di Parigi e curatore della mostra?
Lo abbiamo detto. La mostra parte da 55 milioni di anni fa. Il titolo della prima sala, quella che gli esploratori hanno appena fortunosamente percorso, Le monde avant la création de l’homme, è lo stesso del libro di Camille Flammarion, che ha come sottotitolo origines de la terre, origines de la vie, origines de l’humanité (1886).
E’ un libro che Pietro Ruffo conosce. Lo ha letto da adolescente e qui riscopre il valore delle meravigliose tavole incise che mostrano come, alla fine del XIX secolo, veniva
immaginato il mondo prima della ‘creazione’ dell’uomo.

Le monde avant la création de l’homme
Così, superato il sipario, il percorso della mostra procede addentrandosi nell’Antropocene: l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre è condizionato dagli effetti dell’azione dell’uomo.
In questa seconda sala sono raccolte opere realizzate su carta intelata, con intagli e inchiostro di china che ripercorrono simbolicamente le tappe dell’evoluzione dei nostri antenati, dai teschi dei Neanderthal di Saccopastore, fino alle statuette votive, primo emblema di pensiero astratto su cui si fondano le società.
Nella terza sala i visitatori si trovano immersi in una video installazione, The Planetary Garden, realizzata in collaborazione con Noruwei. Ispirata al testo del filosofo francese Gilles Clément, l’opera restituisce in forma tridimensionale il movimento, lo slittamento e il cambiamento del paesaggio nel tempo.
Le stratificazioni di Roma
Facendo il vostro ingresso nell’ultima sala avvertirete qualcosa di familiare. Ci metterete un momento a realizzarlo, ma poi sarà chiaro: di fronte avete la Città Eterna ma da un punto di vista assai particolare.
Infatti in questo spazio che prende appunto il titolo di Antropocene attraverso le stratificazioni di Roma, sono raccolte una serie di opere idedicate alla città. Com’era Roma 2777 anni fa, all’epoca della sua fondazione? E ancora prima, com’era quando le strade attuali erano calpestate da giaguari e rinoceronti?
Ruffo parte dalle mappe della città di Giovanni Battista Nolli (1701-1756) e di Luigi Canina (1775-1856) e le innesta con squarci di panorami naturali proponendo una passeggiata nella storia e nella preistoria del territorio romano.

Le opere raccolte in questa sala permettono di passare dalle profondità marine (Antropocene 77, Rome Under the Sea) alla foresta primordiale (Antropocene 92, Rome Covered by a Primordial Forest). Infine a grandi costruzioni architettoniche (Antropocene 51, Rome Imperial Period; Antropocene 53, Rome Porta Maggiore e altre).
Pietro Ruffo ricerca nel suo articolato bagaglio di esperienze e di tecniche per creare soluzioni assolutamente originali. Intagli su carta intelata, disegni a penna, a olio, posizionati su più strati attraverso un gioco di spilli che si pongono come colonne a separare i vari livelli e rilievi trovano un’armonia compositiva che invita all’osservazione profonda.
È dunque proprio attraverso i suoi strumenti di artista e l’elegante, classica, misura delle sue opere che Pietro Ruffo riesce a generare nell’esploratore la meraviglia. Quella de L’ultimo meraviglioso minuto.
Pietro Ruffo – Biografia

Nato a Roma nel 1978; laureato in architettura all’Università degli Studi Roma Tre, ha vinto nel 2009 il premio Cairo e nel 2010 il Premio New York. E’ stato inoltre titolare di una borsa di ricerca presso l’Italian Academy for Advanced Studies alla Columbia University.
La relazione con l’immagine è parte integrante del suo percorso di ricerca. Esso nasce da considerazioni filosofiche, sociali ed etiche e si sviluppa attraverso una dimensione concettuale dell’arte che deriva dalla formazione di architetto. Il disegno e l’intaglio sono per Ruffo strumenti di una ricerca che analizza dinamiche storiche e contemporanee, dando vita a installazioni che arrivano ad assumere dimensioni ambientali.
Le opere si articolano in sovrapposizioni di paesaggi naturali e forme umane, mappe geografiche e costellazioni, geometrie e tracce di scrittura. Ne risulta un lavoro stratificato, dalle molteplici letture visive e semantiche che indaga i grandi temi della storia universale, in particolare la libertà e la dignità del singolo individuo.
Negli ultimi anni Pietro Ruffo ha esposto presso importanti musei internazionali. Tra questi: Biennale di Venezia; Musei Vaticani; Museu de Arte Contemporânea de la Universidad de São Paulo, Brasile; Galleria Borghese; Zhejiang Art Museum (ZAM), Hangzhou City, Cina; MUSA Museo de las Artes Universidad de Guadalajara, Mexico; IA&A AT HILLYER, Washington DC, USA; MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Italia; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Museo Nazionale del Bardo, Tunisi; Indian Museum, Calcutta; Reggia Contemporanea, Villa Reale di Monza; Triennale di Milano; Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano.
Commissioni pubbliche e collezioni
Ha ricevuto diverse importanti commissioni pubbliche, che lo hanno portato ad espandere il suo lavoro in una dimensione urbana. Nel 2006 Ha realizzato i confessionali della Chiesa del Santo Volto di Gesù a Roma progettata dagli Architetti Sartogo e Grenon.
In occasione del centenario della borgata giardino Garbatella, nel 2019, insieme a 100 studenti del dipartimento di Architettura di Roma Tre, ha realizzato un lavoro sull’idea di ricostruire, conservare e trasmettere l’eredità culturale dei luoghi, segnando gli spazi urbani stratificati, modellati sull’intero spessore della cultura dei gruppi sociali.

Due anni dopo ha realizzato l’opera Migrante, per il Parco dei Daini di Villa Borghese a Roma. Nel 2024 ha realizzato una grande installazione per la 60esima Biennale di Venezia.
Alcune opere di Pietro Ruffo sono in importanti collezioni pubbliche e private tra cui: Musei Vaticani; Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; MIMS Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo; Fondazione Roma Tre, Teatro Palladium; MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna; Museo d’Arte Contemporanea Bilotti; UniCredit Collection; Deutsche Bank Collection; Villa Firenze, Ambasciata Italiana a Washington, U.S.; Ambasciata Italiana a Canberra, Australia, Ambasciata Italiana a Vilnius, Lituania.
Sempre su ArtePiù, riguardo Pietro Ruffo, puoi leggere Francesco Del Drago al Museo Bilotti
L’ULTIMO MERAVIGLIOSO MINUTO. PIETRO RUFFO
29 ottobre 2024 – 16 febbraio 2025
Palazzo Esposizioni Roma
a cura di Sébastien Delot



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