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La Madonna Gentileschi della Galleria Spada: una storia terrena e quotidiana

La Madonna col Bambino di Artemisia Gentileschi custodita alla Galleria Spada è una tela di livello. Molto lontana, tra l’altro, da un qualsivoglia stile enfatico pensato per assecondare i gusti di un committente appassionato di barocco.

Artemisia Gentileschi: la Madonna col Bambino della Galleria Spada

Se la datazione al 1610 è corretta, allora siamo al cospetto di una Artemisia Gentileschi poco più che adolescente: diciassette anni all’incirca. La giovane pittrice è ancora a Roma presso la bottega del padre che è anche il suo maestro. E’ passato circa un lustro da quando Caravaggio, amico del padre Orazio, ha dovuto lasciare precipitosamente Roma ma la sua eredità artistica è quanto mai viva nella Città Eterna.

E’ lo stesso anno della Susanna e i Vecchioni oggi parte della Collezione von Schönborn nel museo di Pommersfelden. Le due tele si collocano però agli opposti: un’opera formale quella di Pommersfelden, un ritratto quantomai intimo questa Madonna col Bambino della Galleria Spada.

Artemisia Gentileschi Madonna col Bambino Galleria Spada
Artemisia Gentileschi – Madonna col Bambino, Galleria Spada (1610)

Una storia terrena e quotidiana

Al primo sguardo ciò che colpisce della Madonna col Bambino di Artemisia Gentileschi della Galleria Spada è l’intimità del rapporto tra madre e figlio. Una vicenda totalmente terrena ed assolutamente quotidiana.

Maria è rappresentata come un Madonna del Latte: siamo subito prima o, forse, subito dopo aver allattato. La Vergine ha chiuso un attimo gli occhi, come assopita. Gesù la guarda, leggermente preoccupato. Con la mano sinistra le fa una carezza sulla guancia, quasi volesse svegliarla.

Sia la Madonna che il Bambino sono assolutamente veritieri. Maria una giovane mamma dai lineamenti dolci appena paffuti, Gesù un adorabile bambino biondo ben cresciuto dall’orecchio forse appena troppo grande ma molto ben disegnato.

I particolari

Poi ci sono i particolari. La veste della Vergine con i suoi toni di rosa cangianti. L’uso sapiente dei risvolti bianchi del décolleté e del polsino della Vergine. Il tessuto dei risvolti non è piano ma piegato su sè stesso per generare un gioco di luci ed ombre. Poi c’è il manto blu sul quale Maria è in parte seduta e che in parte le copre la spalla ed il braccio sinistro. Forse non era strettamente necessario ma qualche concessione al barocco andava pur fatta…

Ancora bianco è il panno (come un pezzo di stoffa trovato qua e là in casa) che sta a mala pena al posto suo grazie ad una cintina che cinge la vita del Bambino.

Infine, in questa Madonna col Bambino di Artemisia Gentileschi in Collezione Spada, ci sono i piedi. Pezzo forte del Caravaggio, com’è noto. In questo caso quelli della Vergine non sono straordinari ma comunque buoni, quelli del Bambino adorabili.

L’opera è di una Artemisia la cui tecnica si sta perfezionando e così va considerata la mano sinistra della Vergine un po’ troppo robusta e la sinistra che mi permetterete di definire affettuosamente quattrocentesca con le sue nocche un po’ meccaniche ma anche delicate.

Insomma, questa Madonna col Bambino di Artemisia Gentileschi è un dipinto che parla al cuore. Che lascia negli occhi un ricordo dolce e regala guardandolo momenti soavi.

Artemisia Gentileschi – Approfondimenti

Sempre riguardo l’opera di Artemisia Gentileschi potete leggere:

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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