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Renato Casaro. L’ultimo uomo che ha dipinto il cinema

Renato Casaro, re dei cartellonisti cinematografici, è in mostra al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso per celebrare l’apertura di una sala a lui dedicatanella sede museale di San Gaetano.

Nel 2024, infatti, il Maestro ha donato allo Stato italiano e per esso al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, un nucleo di opere realizzate nel corso della sua carriera: disegni, bozzetti, manifesti e locandine.
Avremo così l’opportunità, davvero preziosa – afferma Elisabetta Pasqualin, direttrice del Museo Nazionale Collezione Salce – di approfondire la conoscenza di uno dei più originali cartellonisti del secondo Novecento italiano ed internazionale, e di seguire l’intero processo creativo delle sue opere, dai primi schizzi dettati dall’incontro-confronto di Casaro con i diversi registi, ai bozzetti, sino alle immagini di scena, al lettering che accompagna le immagini e infine alla distribuzione dei manifesti e delle locandine nella sale cinematografiche. Nonché alle diverse versioni del manifesto, che a seconda del paese di proiezione del film, poteva mutare soggetto e veste”.

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Renato Casaro – “Bello mio, bellezza mia” (1982)

Renato Casaro in mostra al Museo Salce di Treviso

Artigiano di genio, sin dagli esordi Casaro misura la sua arte con quanto Cinecittà e il cinema internazionale andavano proponendo. Via via il suo stile conquista i grandi registi: Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa-Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, François Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone, Quentin Tarantino.

Renato Casaro – Amici Miei (1975)

Firma l’immagine grafica di film popolari e serie come Trinità e Rambo o gli indimenticabili manifesti di capolavori quali I magnifici sette, C’era una volta in America, Amadeus, Il nome della rosa, Il tè nel deserto, L’ultimo imperatore, Nikita, Balla coi lupi e molti altri.
Per questa sua prima monografica a tema, nella sede di San Gaetano, Casaro ha scelto di raccontare una parte forse più leggera ma sicuramente popolarissima della sua produzione, quella riservata alla commedia. Seguiranno poi western, fantasy, horror, classic/cult e molti altri.

Renato Casaro. Biografia

Nel novero degli artisti che hanno dedicato la loro arte al manifesto cinematografico, Renato Casaro (Treviso, 1935) è indicato a ragione come l'”ultimo dei cartellonisti”. La sua intensa attività, iniziata alla metà degli anni Cinquanta, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale, si affianca a quella dei maggiori protagonisti in ambito italiano di quest’arte singolare, ma riesce ancora ad avere per Casaro, al torno degli anni Novanta del secolo scorso, un prestigioso quanto determinante “colpo di coda”.

Casaro inizia a lavorare per le sale cinematografiche della sua città a diciassette anni realizzando grandi sagome, pezzi unici dipinti a mano, che venivano collocate all’ingresso del Cinema Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia di Treviso. A 19 anni, nel 1954, parte per Roma e trova lavoro nello studio di Augusto Favalli dove rimane per circa un anno e mezzo imparando tecniche e “trucchi del mestiere”. Poi, sempre a Roma, nel 1957, apre uno studio a proprio nome.

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Renato Casaro – Chi trova un amico trova un tesoro (1981)

La scena internazionale

Irrompe sulla scena internazionale con i suoi manifesti per La Bibbia prodotto da Dino de Laurentiis nel 1965 e per la prima volta l’opera di Casaro merita un grande spazio pubblicitario sul Sunset Boulevard di Hollywood.

Per tutti gli anni Settanta sperimenta dinamiche stilistiche innovative creando alcuni capolavori del cartellonismo cinematografico. Nel 1984 l’artista si trasferisce a Monaco di Baviera dove lavora a molte produzioni tedesche e internazionali o a film italiani distribuiti in tutto il mondo.

In primis C’era una volta in America (1984) il capolavoro di Sergio Leone per il quale costruisce un’immagine minimalista di straordinaria sintesi. Poi quelli con la coppia Hill-Spencer e ancora quelli comico-sentimentali o a tema ecologista di Adriano Celentano e nel 1983 Octopussy [Operazione Piovra] e Never Say Never Again [Mai dire mai] con protagonista il celebre Agente segreto 007. Per molti di questi film lavora, in contatto con le maggiori Case di produzione, tra Londra, Parigi e Los Angeles confermando il suo profilo ormai internazionale.

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Renato Casaro – Ternosecco (1987)

Gli anni d’oro

In quel periodo prende corpo un’innovazione tecnica che lo indirizza verso un iperrealismo che dimostra di padroneggiare con autorevolezza. Utilizza ancora i pennelli ma inserisce in modo più preponderante l’aerografo, strumento che gli permette di portare al massimo risultato il “verismo” dell’immagine avvicinandosi quasi alla resa fotografica. A ciò si aggiunge la fortuna di agganciare alcune produzioni di livello internazionale che grazie ai ricchi budget non lesinavano sulla comunicazione.

Ecco dunque gli “anni d’oro” del cartellonista trevigiano con: Amadeus (1984), Il nome della rosa (1986), Opera, L’ultimo imperatore e Cronaca di una morte annunciata (1987) e poi ancora la trilogia di Rambo (1982-1985-1988) e – in quel 1990 che suggella una carriera esemplare – quasi in contemporanea Balla coi lupi, Nikita e Il tè nel deserto. Successi internazionali con i quali Casaro sancisce il suo mito di pittore cartellonista.

Renato Casaro – Folks, Guai in famiglia (1992)

Nel 1999 Casaro sposta la sua residenza a Marbella (Andalusia/Spagna) dove si dedica alla realizzazione degli ultimi manifesti per il cinema. Nel 1999 e nel 2000 illustra il prestigioso “Calendario dell’Arma dei Carabinieri”. Nel 2014 rientra a Treviso dove tutt’ora risiede, nella casa di famiglia, con la moglie Gabriella, vigile e attenta conservatrice di uno sterminato archivio. Nel 2019 – quasi a suggellare la sua cinquantennale carriera – viene chiamato dal regista Quentin Tarantino per collaborare nel progetto dei “poster vintage” realizzati per il film C’era una volta a… Hollywood.

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Renato Casaro

RENATO CASARO. L’ultimo uomo che ha dipinto il cinema

fino 06 Luglio 2025

Museo nazionale Collezione Salce, Treviso
San Gaetano | Via Carlo Alberto 31
dal venerdì alla domenica: 10 – 18 ultimo ingresso 17.30

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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