Per Georg Baselitz la grafica è sempre stata una dimensione significativa della sua attività artistica come la mostra BASELITZ. AVANTI! al Museo Novecento di Firenze racconta,
Georg Baselitz: la produzione grafica
Le prime sperimentazioni incisorie risalgono infatti al 1964, quando Georg Baselitz lavorò nel laboratorio di stampa del castello di Wolfsburg in Bassa Sassonia.
L’anno dopo l’artista vinse una borsa di studio che lo portò a Firenze dove potè studiare la tradizione grafica rinascimentale e manierista, scoprendo le incisioni di maestri come Parmigianino e approfondendo tecniche calcografiche sviluppate già nel rinascimento. Tra il 1981 e il 1987 ebbe poi uno studio anche in Italia, nei pressi di Arezzo.

“La mostra – ha detto Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento – restituisce questa complessità, attraversando oltre sessant’anni di lavoro in cui ogni immagine è il risultato di un conflitto: tra costruzione e distruzione, tra controllo e impulso, tra memoria e invenzione. Il celebre capovolgimento delle figure, lungi dall’essere un espediente formale, è un atto di pensiero che obbliga a riconsiderare il nostro modo di vedere e, più in profondità, di interpretare il mondo. È un gesto che destabilizza lo sguardo per aprire nuove possibilità. In un tempo in cui le immagini rischiano di diventare sempre più prevedibili e levigate, il lavoro di Baselitz conserva una forza rara: quella di mantenere viva l’urgenza, l’attrito, perfino l’inquietudine. Nulla è decorativo, nulla è conciliato. Ogni opera è un campo di energia in cui il linguaggio si rigenera attraverso la sua stessa crisi”.

Baselitz: il capovolgimento delle figure
Anche nella grafica ritroviamo uno dei gesti più noti e radicali introdotti dall’artista: il capovolgimento delle figure, che a partire dal 1969 diventa un principio strutturale del suo lavoro.
Il rovesciamento non è un semplice espediente provocatorio, ma un dispositivo concettuale attraverso il quale mette in discussione le convenzioni percettive e culturali della rappresentazione. L’immagine, privata del suo orientamento abituale, si trasforma in un campo in cui emergono con maggiore evidenza il gesto pittorico, la relazione tra colore e superficie, la struttura compositiva e la tensione tra figura e spazio.

Ha detto della sua creatività Georg Baselitz: ]“Non sono mai stato un pittore che attende in silenzio e con stupore ciò che accade. Nel mio lavoro ho sempre adottato metodi aggressivi. L’aggressività è necessaria per mantenere vivo lo shock, prima di tutto per me stesso; lo spettatore viene dopo. Si tratta di costruire una nuova immagine, e questo è possibile solo distruggendo le immagini precedenti. Non è che non le ami: ma occorre liberarsene, cancellarle dalla mente, distruggerle”.
Baselitz Avanti! – Il Percorso Espositivo
Il percorso espositivo al Museo Novecento attraversa diverse fasi della produzione dell’artista e restituendo una visione ampia della sua ricerca e la pluralità delle tecniche che la caratterizzano.
Fin dall’ingresso il pubblico è introdotto nel mondo figurativo di Baselitz attraverso una serie di grandi linoleografie realizzate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Duemila, in cui compaiono alcuni dei motivi più ricorrenti della sua iconografia, tra cui il corpo umano isolato o in coppia, figure frammentate e soggetti legati alla dimensione dell’eros, potentissimo è l’uso del nero dei segni incisori che definiscono le figure.

Il Ciclo degli Eroi
Le sale del primo piano del museo ospitano una selezione di xilografie e linoleografie di diversi formati, affiancate da alcuni dipinti che permettono di cogliere le relazioni tra i diversi linguaggi utilizzati dall’artista. In questo contesto compaiono alcuni dei temi più noti della sua produzione, tra cui i lavori legati al ciclo degli Eroi, realizzato a Berlino tra il 1965 e il 1966, in cui figure monumentali e isolate emergono da paesaggi devastati come simboli di un mondo ferito e moralmente instabile.
Questi personaggi, spesso raffigurati con uniformi lacere o in pose goffe e vulnerabili, incarnano la condizione di sconfitta e disorientamento che caratterizzava l’Europa del dopoguerra. Accanto a queste opere compaiono altri motivi ricorrenti dell’immaginario di Georg Baselitz, come le teste e i profili isolati, i celebri Orangenesser (Mangiatori di Arance) dei primi anni ’80 e le figure capovolte che diventeranno uno dei segni distintivi della sua produzione.

Un intero ambiente è dedicato alla serie dei cosiddetti Remix, avviata a partire dal 2005, in cui Baselitz torna a confrontarsi con alcune delle proprie opere storiche reinterpretandole con uno stile spesso più libero, sintetico e immediato. Questo processo di revisione e rielaborazione testimonia il rapporto complesso che l’artista intrattiene con la propria storia visiva, concepita non come un archivio statico ma come un repertorio di immagini continuamente aperto a nuove trasformazioni.
La produzione recente
La galleria al secondo piano del museo presenta infine una selezione di opere legate alla produzione grafica più recente di Georg Baselitz. Tra queste figurano nuove acquatinte, che sembrano delicati disegni a inchiostro e stampati, su fondo dorato che testimoniano la continua sperimentazione tecnica dell’artista e la sua capacità di rinnovare linguaggi tradizionali.

Baselitz – Dresdner Frauen – Elke, 1989-2023, ©Georg
Baselitz 2026 Ph: M. Nieberle
In queste sale trovano spazio anche diversi cicli di opere sviluppati negli ultimi anni, come quelli legati alla serie Avignon del 2014, presentata nel 2015 alla Biennale di Venezia, in cui figure nude e invecchiate appaiono sospese nello spazio come presenze fragili e quasi scheletriche. Il titolo del ciclo rimanda all’ultima grande mostra di Pablo Picasso al Palais des Papes di Avignone nel 1970, evento accolto con freddezza dalla critica ma destinato a diventare una testimonianza potente della vitalità creativa dell’artista ormai anziano.
A partire dagli anni Ottanta Georg Baselitz affianca stabilmente la scultura alla pittura e alla grafica. La sua prima apparizione pubblica come scultore avviene nel 1980 alla Biennale di Venezia, dove presenta un grande corpo in legno parzialmente dipinto che emerge da un blocco non lavorato.
L’opera, Modell für eine Skulptur (Modello per una scultura, 1979-80) suscitò immediatamente un acceso dibattito sui media per la sua ambiguità iconografica e per le implicazioni storiche e politiche che molti vi lessero, rivelando la capacità dell’artista di affrontare temi complessi attraverso immagini volutamente instabili e contraddittorie.

M. Müller
Nella scultura Baselitz trova un mezzo particolarmente diretto, meno mediato dall’ “artificio” della pittura e quindi più vicino alla dimensione fisica e concreta della materia. Il legno, materiale privilegiato di queste opere, viene lavorato con strumenti come motoseghe, asce e scalpelli, che incidono la superficie lasciando tracce evidenti del processo di lavorazione.
Ogni colpo diventa così un segno che trasforma la massa in immagine e rende visibile la tensione tra forma e materia.
A partire dagli inizi degli anni duemila, Baselitz inizia a fondere le sculture lignee in bronzo, in modo da conservare fedelmente tanto le venature, quanto le tracce della lavorazione, trasferendo nel metallo la memoria del materiale originario.

Alla policromia iniziale subentra una patinatura nera uniforme che accentua la compattezza e la forza plastica delle figure, come testimonia 1965 (2024) la grande scultura bronzea che occupa il centro del chiostro del Museo. Insieme ad essa e alla monumentale Pace Piece (2004) in prestito dalla Galleria dell’Accademia, in mostra sono presenti altre opere significative Dresdner Frauen – Elke (Donne di Dresda – Elke , 1989/2003), Römischer Gruß (Saluto Romano 2004/2025), and Gelbes Bein (Gamba Gialla , 1993/2021).
Sempre di Georg Baselitz abbiamo scritto:
BASELITZ. AVANTI!
a cura di Sergio Risaliti
25 marzo – 13 settembre 2026
Museo Novecento
Tel. +39 055 286132 / info@musefirenze.it
Piazza di Santa Maria Novella, 10 – Firenze
www.museonovecento.it
Orario: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom | 11:00 – 20:00
Giovedì | chiuso
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

