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Città d'Arte, Storia dell'arte

Antonello da Messina: l’Annunciata di Palermo

La natia Sicilia conserva ancora un piccolo gruppo di opere di Antonello da Messina (1430-1479). Divise tra la Galleria Regionale di Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo, il Museo Mandralisca di Cefalù ed il Museo Regionale di Messina (lo stesso che custodisce i due Caravaggio della città peloritana) sono senz’altro da inserire tra le tappe di un viaggio in Sicilia.

Palermo riserva l’opera più iconica di Antonello da Messina: l’Annunciata (olio su tavola, 46×34 cm, 1475). La piccola, magnetica, tavola vi attende in una saletta a lei dedicata. La vita mi ha riservato il privilegio di incontrala tre volte e l’effetto è sempre il medesimo: una grande difficoltà a distogliere lo sguardo, ad allontanarmi.

Antonello da Messina: L’Annunciata di Palermo

antonello da messina annunciata palermoL’Annunciata è, in qualche modo, epitomo di equilibrio assoluto. Un’Annunciazione senza angelo che è tutta interiore: lo sguardo della Vergine posto a destra verso il basso, come sfuggisse il contatto, la mano sospesa nell’aria come a voler allontanare un interlocutore che però non c’è. E questo rende il gesto totalmente privo di una dimensione intellegibile.

La piega del manto della Vergine, al centro della fronte, detta la simmetria perfetta del viso racchiuso, nella forma del cuore, tra le pieghe del velo tenuto flebilmente giunto dalla mano sinistra di Maria.

La Vergine ha il volto di una giovane di delicata, terrena, bellezza. Questa scelta di rifuggire da un’immagine idealizzata la avvicina a noi ma, nel contempo, la sua perfezione ne identifica la divinità e detta la distanza tra lei e noi.

L’azzurro del manto rimanda alle antiche icone di scuola bizantine.

L’Annunciata è il capolavoro della maturità di Antonello da Messina. Era già stato a Napoli alla metà del secolo dove aveva incontrato i fiamminghi. Poi in Toscana, nelle Marche, a Roma. Aveva conosciuto Piero della Francesca, non solo sommo pittore della Resurrezione ma anche il teorico della prospettiva. L’anno prima era stato a Venezia dove aveva incontrato un altro pilastro del Rinascimento italiano, Giovanni Bellini (1433-1516).

Tutto questo trascorso si ritrova nell’Annunciata, nella rappresentazione attenta del particolare, nella resa dei volumi, nella perfezione del colore, nell’introspezione psicologica del personaggio.

Nella medesima sala sono anche presenti tre tavolette – San Girolamo, San Gregorio, Sant’Agostino – di grande grazie, probabilmente parte di un polittico ormai perduto.

Il polittico della Madonna in Trono di Messina

antonello di messina polittico museo regionale messinaIl Museo Regionale di Sicilia custodisce invece quanto giunto fino a noi di un ampio polittico. Si tratta di una Madonna in Trono col Bambino, San Gregorio, San Benedetto la quale era sormontata da un’annunciazione anch’essa giunta fino a noi.

Opera sfortunata, in termini conservativi, sia per restauri aggressivi che, in primis, per i danni subiti nel terremoto del 1908.

Rispetto all’Annunciata, siamo di fronte ad un’opera di impostazione più tradizionale in virtù della sua collocazione (era stata commissionata per la Chiesa di San Gregorio), ma comunque di elevata qualità.

Non fatevi sfuggire il particolare dell’amuleto di corallo e perle al collo del Bambino (un amuleto apotropaico tradizionale per l’epoca). Né le ciliegie che la Madonna offre al Bambino (rosse come il sangue della Passione).

Antonello pone la massima attenzione alla resa dei particolari: le pietre e le perle sulla mitra di San Benedetto ed il Rosario ai piedi della Vergine.

San Gregorio e San Benedetto sono posti di tre quarti, dando profondità alla scena. Articolata la scelta dell’abbigliamento della Vergine: il risvolto verde dell’ampio mantello, la veste rosa scollata a scoprire il corpetto rosso scuro finemente arabescato.

Il Museo Regionale di Messina ha dedicato al grande polittico (194×202, tempera grassa su tavola, 1473) una raccolta saletta: un’opportunità per ammirarlo nella massima concentrazione.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.