L’ Allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi (o il suo Autoritratto?) custodita presso la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini è un quadro amletico.
Lo è nel senso che i dubbi sono in numero grossomodo pari alle certezze. Almeno per ora sembra valere la manzoniana frase ai posteri l’ardua sentenza.
Artemisia Gentileschi: l’ Allegoria della Pittura di Palazzo Barberini
A prima vista l’interpretazione sembrerebbe semplice. Una pittrice, elegantemente vestita, con una preziosa spilla ad ornarne il décolleté, la tavolozza con i colori ben in vista, la fronte cinta di lauro, è all’opera nel dipingere un ritratto, in formato ovale, di un uomo.
Questi i fatti. Il dipinto è di pregevole fattura anche se la grande manica bianca risulta un poco fuori misura, soprattutto perché va a coprire la tavolozza. L’opera deve aver sofferto le ingiurie del tempo ed anche i restauri non sono probabilmente riusciti a riportarla a quella che (immagino) dovesse essere l’accesa cromia originale.

Il mistero dei personaggi
In realtà, quando si parli dell’ Allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi il tema è chi siano i personaggi. Potrebbe infatti trattarsi di un Autoritratto in cui Artemisia stessa si raffigura nell’atto di dipingere. La presenza della corona d’alloro, premio dei vincitori e dei sapienti, sarebbe il medium, che trasforma una figura umana in una rappresentazione simbolica: quella della Pittura stessa.
Peraltro, il tema mitologico, per così dire, era all’epoca diffuso e la stessa Artemisia dipinge, ad esempio, un ritratto di Clio, musa della storia.
Nell’ipotesi che Artemisia Gentileschi sia la Pittura stessa, chi sarebbe il cavaliere ritratto? Potrebbe essere il pittore caravaggesco francese Simon Vouet (1590-1649). Se confrontiamo il viso qui raffigurato con i ritratti esistenti di Vouet, la somiglianza non manca.
Artemisia Gentileschi e Simon Vouet
Simon Vouet era un personaggio di spicco nella Roma artistica, come del resto lo erano i Gentileschi, tanto che nel 1624 divenne principe dell’Accademia di San Luca.
Artemisia e Simon si conoscevano bene. Vouet aveva conosciuto la Gentileschi già a Firenze ma a Roma il loro rapporto deve essere stato continuo. Infatti Simon Vouet nel 1623 realizza il ritratto di Artemisia Gentileschi, rappresentata proprio nella sua veste di pittrice, oggi esposto a Palazzo Blu a Pisa.
Come dimostra il ritratto eseguito da Vouet, tra i due il tema di Artemisia pittrice era già stato percorso. A ciò va aggiunto che Artemisia Gentileschi avrà sempre nelle sue corde il tema dell’allegoria della Pittura come dimostra la splendida tela da lei realizzata nel 1638 ed oggi a Kensington Palace.
Ma il viceversa è possibile
Non avendo però prove documentali certe sull’esecuzione della nostra tela da parte di Artemisia Gentileschi, secondo alcuni potrebbe essere vero il contrario.
Cioè che il dipinto sia stato realizzato dalla persona che appare nel ritratto, dunque da un uomo. Quest’ultimo, rende omaggio alla propria musa (la Pittura o Artemisia Gentileschi?) rappresentandola mentre lo dipinge.
I curatori della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini datano l’Allegoria della Pittura di Artemisia Gentileschi al 1630-1635. Artemisia avrebbe dunque avuto all’epoca tra i 37 e i 42 anni e si sarebbe trovata a Napoli.
Se valesse il viceversa e l’autore non fosse Artemisia allora le possibilità sono tutte da esplorare. Tra l’altro, Simon Vouet nel 1626 torna definitivamente in Francia. Dunque, se l’autore fosse lui, in che anno sarebbe stata dipinta le tela? …. ai posteri l’ardua sentenza.
Artemisia Gentileschi – Approfondimenti
Sempre riguardo l’opera di Artemisia Gentileschi potete leggere:
Alcune opere:
- Artemisia Gentileschi: l’Aurora
- La Cleopatra Cavallini – Sgarbi
- Una Giuditta e Oloferne tra padre e figlia
- La Madonna Gentileschi della Galleria Spada
- Santa Cecilia suonatrice di liuto
Le Mostre:
Orazio Gentileschi:
- Orazio Gentileschi: la Giuditta e Oloferne di Oslo
- Orazio Getileschi: affreschi di San Giovanni dei Fiorentini

