Il Busto di Laocoonte di Gian Lorenzo Bernini oggi alla Galleria Spada a Roma è opera di un Bernini ancora giovanissimo ma di indiscutibile grande talento.
Siamo probabilmente negli anni immediatamente successivi al 1615. Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è dunque meno che ventenne ma è già uno scultore maturo. Sono gli anni del San Lorenzo degli Uffizi (1617) e dell’Anima Dannata, anche in quest’ultimo caso un busto e di assoluta drammaticità, forse la testa di un satiro.
Il Gruppo del Laocoonte
Sappiamo bene quanto la rinascita dell’arte italiana debba alla riscoperta ed all’ammirazione della scultura classica. Nel 1506, il 14 gennaio per l’esattezza, uno scavo archeologico sul Colle Oppio, nell’area della Domus Aurea, riportò alla luce il celeberrimo Gruppo del Laocoonte. Erano presenti niente di meno che Michelangelo e Giuliano da Sangallo, quest’ultimo inviato in loco da papa Giulio II. Fu quest’ultimo ad acquistare la scultura e posto nel Cortile del Belvedere. Ancora oggi, quattro secoli dopo, è uno dei pezzi forti dei Musei Vaticani.

Filippo Baldinucci (1625-1696) nella sua biografia del Bernini riporta che quest’ultimo “Diceva che il Laocoonte e il Pasquino nell’antico avevano in se tutto il buono dell’arte, perché vi si scorgeva imitato tutto il più perfetto della natura, senza affettazione dell’arte. Che le più belle statue che fussero in Roma eran quelle di Belvedere e fra quelle dico fra le intere, il Laocoonte per l’espressione dell’affetto, ed in particolare per l’intelligenza che si scorge in quella gamba, la quale per esservi già arrivato il veleno, apparisce intirizzita; diceva pero, che il Torso ed il Pasquino gli parevano di più perfetta maniera del Laocoonte stesso, ma che questo era intero e gli altri no”.
Dunque, l’imponente scultura greca, come accadde per Michelangelo, affascinò anche Gian Lorenzo Bernini.
Gian Lorenzo Bernini: il Busto del Laocoonte della Galleria Spada
Non deve dunque stupire se il Bernini decise di riprendere la testa del Laocoonte greco per misurarsi cona tale perfezione o forse, meglio, impadronirsi della sua essenza.
La sua, infatti, è tutt’altro che una copia pedissequa. Certamente vi è assoluta similarità ma la versione berniniana è più dolorosa, straziata dell’originale antico.
Oggi il Laocoonte del Bernini è custodito nella Seconda Sala della Galleria Spada. Una scelta non causale perché questo spazio, un tempo lo studiolo piccolo del cardinale Bernardino Spada (1594-1661), fu progettato proprio da Gian Lorenzo Bernini tra il 1636 e il 1637.
Non è noto come il busto del Laocoonte sia entrato nella collezione degli Spada. Certo è che Bernardino era molto legato ad Urbano VIII Barberini, al quale doveva la porpora. Viceversa, Bernini era l’architetto di fiducia del pontefice. E’ del tutto plausibile che quando Bernardino Spada si trasferì a Roma nel 1531 e l’anno dopo comprò dai Capodiferro quello che oggi è Palazzo Spada nascesse per il tramite dei Barberini il rapporto con Gian Lorenzo Bernini e, chissà, forse anche l’acquisto del Busto di Laocoonte.
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