Giotto - Il Transito di San Francesco
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Giotto: gli affreschi della Cappella Bardi in Santa Croce

Gli affreschi dipinti da Giotto per la Cappella Bardi in Santa Croce narrano Le Storie di San Francesco  si articolano in sei scene per altrettanti momenti cruciali della vita del fondatore dell’Ordine Francescano.

Gli affreschi di Giotto nella Cappella Bardi in Santa Maria Maggiore

Posta sulla destra della Cappella Maggiore, la Cappella Bardi custodisce affreschi che si estendono su circa 180 metri quadri. Narrano della vita del Santo secondo la biografia di Bonaventura da Bagnoregio.

La lettura delle Storie di San Francesco di Giotto (1267-1337) si dispiega dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, dalla Rinuncia ai beni alla Prima apparizione post mortem.

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Cappella Bardi – Giotto – Storie di San Francesco

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L’andamento delle scene è dunque il seguente:

Parete sinistra:

  • San Francesco rinuncia ai beni paterni
  • San Francesco appare al Capitolo di Arles mentre predica Sant’Antonio da Padova
  • Morte di San Francesco (con la Verificadelle Stimmate da parte dell’incredulo Girolamo, personaggio in ginocchio con cappa rossa)

Parete di fondo:

  • San Ludovico di Tolosa
  • Santa Chiara d’Assisi
  • Santa Elisabetta d’Ungheria

Parete destra: 

  • Approvazione della Regola francescana
  • San Francesco predica davanti al sultano (Prova del fuoco)
  • San Francesco appare a frate Agostino e al vescovo Guido di Assisi

Inoltre, rappresentate nella volta troviamo Obbedienza, Povertà,Castità. Nell’archivolto Otto busti di santi entro medaglioni. Nel riquadro ad affresco sul transetto: San Francesco riceve le stimmate

La datazione

Fu probabilmente Ridolfo dei Bardi a commissionare gli affreschi della cappella di famiglia a Giotto. I Bardi erano una delle dinastie di banchieri più rilevanti nella Firenze tra XIII e XIV secolo e Ridolfo ne era uno degli elementi di spicco. I Bardi erano inoltre molto vicini ai francescani di Santa Croce ed a Ludovico, Vescovo francescano di Tolosa (1274–1297). Quest’ultimo venne canonizzato nel 1317.

Sebbene con alcuni punti fermi, gli storici dell’arte dibattono ancora circa la cronologia del ciclo. Per certo abbiamo la rappresentazione di Ludovico di Tolosa quale santo e, dunque, dobbiamo essere dopo il 1317.

Ad oggi si ritiene dunque che le Storie di San Francesco siano state dipinte all’interno di un periodo che va dal 1317 ad un momento vicino al ritorno di Giotto a Firenze da Napoli, nel 1333.

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Giotto – Transito di San Francesco (dopo pulitura in attesa ritocco)

Cappella Bardi: la riscoperta degli affreschi di Giotto

La Cappella Bardi è citata da Giorgio Vasari nella Vita di Giotto tra le quattro cappelle dipinte da quest’ultimo in Santa Croce:

Nella prima delle tre, la quale è di messer Ridolfo de’Bardi che è quella dove sono le funi delle campane, è la vita di San Francesco, nella morte del quale un buon numero di Frati mostrano assai acconciamente l’effetto del piangere.

Ma la sorte successiva non fu propizia all’opera. In realtà, il ciclo di affreschi delle Storie di San Francesco di Giotto è rimasto per secoli ignoto. Infatti, cambiate le mode, gli affreschi vennero ricoperti intorno al 1730 da un’imbiancatura a calce.

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Giotto – Rinuncia dei beni (part. durante pulitura)

Nel 1812 e poi nel 1818, all’altezza del registro inferiore delle pareti laterali, vennero inseriti i due cenotafi degli architetti granducali Giuseppe Salvetti e Niccolò Gaspero Maria Paoletti che distrussero irrimediabilmente quelle parti dell’opera.

Nel 1851 il progetto di una nuova decorazione della cappella fu l’occasione di un primo ritrovamento sotto l’imbiancatura di porzioni della pittura trecentesca.

L’incarico di procedere con la riscoperta dei dipinti di Giotto venne affidato a uno tra i più celebri restauratori del tempo, Gaetano Bianchi. Questi condusse a termine le operazioni in circa un anno (tra 1852-53), avvalendosi anche dell’aiuto di alcuni frati, per provvedere poi al restauro vero e proprio dei dipinti.

Molte tra le numerose e diffuse abrasioni, graffi e perdite che gi affreschi sono dovute proprio alle procedure meccaniche di rimozione dell’imbiancatura. Sempre in occasione della riscoperta ottocentesca vennero rimossi i due monumenti funerari.

I restauri di oggi e le nuove scoperte

Dal 2022 ha preso le mosse una campagna di restauro complessiva di tutta la Cappella Bardi grazie alla collaborazione tra l’Opera di Santa Croce e l’Opificio delle Pietre Dure. La campagna dovrebbe terminare nell’estate 2025.

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Giotto – L’apparizione al Capitolo di Arles

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Le attività condotte in questo ambito hanno portato a conoscere nuovi aspetti delle modalità di lavoro di Giotto e della sua bottega. È venuta alla luce una decorazione precedente, probabilmente geometrica.

La termovisione ha permesso di individuare le buche pontaie. Così gli studiosi hanno potuto definire l’andamento e la struttura dei palchi del cantiere giottesco. A tal proposito i collaboratori di Giotto montarono i palchi a partire dalla metà delle lunette per dipingere la volta e poi li portarono alla base di ciascuna scena. Altre tracce sono riconducibili alle sinopie e al disegno preparatorio, passaggi fondamentali per studiare la composizione pittorica delle scene sulle pareti.

Pittura a fresco e a secco in contemporanea

Come nella prassi consolidata, Giotto tracciava l’abbozzo di ciascuna scena per pianificare le giornate del tonachino, cioè dell’intonaco sottile su cui i pittori avrebbero steso i colori. Questa modalità permette oggi di riscostruire il succedersi nel tempo del lavoro pittorico. Inoltre, Giotto nella Cappella Bardi porta avanti le sperimentazioni circa l’utilizzo misto di pittura a fresco e a secco.

La tecnica, infatti, e ce lo conferma la presenza delle giornate, era programmaticamente quella dell’affresco, ma il Giotto su questa base interviene ampiamente con colori stesi con un legante organico, probabilmente uovo.

Può così contare su una gamma di colori più ampia, ottenere effetti chiaroscurali e di tono più intensi, con esiti di accentuato realismo. Tali aree, in parte perdute, si possono ‘rivedere’ e apprezzare grazie alla nuova campagna fotografica in UV.

Il contatto ravvicinato con le pareti rivela poi particolari quali le pennellate di prova destinate a valutare il cambiamento di tono prodotto dall’asciugatura dell’intonaco. Queste sarebbero poi scomparse alla vista con la stesura cromatica a secco, ma sono invece oggi visibili proprio per la perdita di queste campiture, ad esempio ne Il transito di San Francesco.

Giotto – Rinuncia dei Beni

Prospettiva e Movimento

Con le Storie di San Francesco ci troviamo ormai nel Trecento inoltrato. Diviene così evidente come la ricerca della prospettiva e del movimento siano ormai un dato di fatto. Se guardiamo ad esempio alla scena della Rinuncia dei Beni, la resa prospettica dell’edificio è curata in ogni aspetto. non solo nei colonnati ma anche in dettagli quali i chiaroscuri che delineano gli archetti ed i vari elementi architettonici della facciata.

Nella scena poi spiccano il gesto del padre ed ancor di più quelli dei due bambini ai lati estremi dei due gruppi trattenuti addirittura per i capelli dalle loro madri. Nella scena del Transito merita un’osservazione attenta la resa dinamica del frate posto esattamente dietro l’aureola del Santo, l’espressione del suo volto ed il movimento della sua mano.

I restauri degli anni ‘50

Dopo i restauri ottocenteschi, una seconda campagna di restauri si svolse un secolo dopo tra l’estate del 1957 e la fine del 1958, condotto da due protagonisti del restauro fiorentino del ‘900, il soprintendente Ugo Procacci e il restauratore Leonetto Tintori.

Diversi principi guidarono il lavoro di Bianchi prima e di Tintori poi. Se infatti l’intervento di Bianchi fu un vero e proprio ripristino in stile medievale, tipico dell’approccio ottocentesco, comprendente il rifacimento di tutte le parti mancanti, un secolo dopo Tintori e Procacci impostarono invece un discorso in linea con il restauro moderno, fondato sul recupero di quella “grande luce di autenticità”, nelle parole di Tintori, che ancora le pitture di Giotto occultate dalle ridipinture di Bianchi erano in grado di rivelare.

La scelta, fu quindi quella di rimuovere integralmente le ridipinture ottocentesche (conservandole per il loro valore documentario) e di non intervenire con alcuna forma di integrazione pittorica, per quanto improntata a criteri di riconoscibilità, lasciando quindi parlare soltanto quello che rimaneva della pittura di Giotto.

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Giotto – La Prova del fuoco, Cappella Bardi

Approfondimenti – Giotto

Sempre riguardo all’opera di Giotto, potete leggere:

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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