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Caravaggio: l’Amorino Dormiente e l’arco turco

L’Amorino Dormiente è una delle opere del Caravaggio la cui storia ed attribuzione risulta, come vedremo, particolarmente chiara. E’ anche però, ancora una volta, una dimostrazione della capacità del Merisi di definire una sua interpretazione originale di un tema probabilmente noto.

L’opera

Nel 1496 Michelangelo scolpisce un amorino dormiente andato poi perso e che conosciamo solo da disegni e ipotesi. Peraltro, la storia di questa scultura è particolarmente divertente. Infatti (ignaro probabilmente caravaggio amorino dormienteMichelangelo) venne rifilata al cardinale Raffaele Riario della Rovere come reperto archeologico. Ciò per ben 200 scudi essendone stata pagata 30 al maestro.

Comunque sia, del Cupido michelangiolesco Caravaggio riprese solo la posa. Poi, ci mise la sua passione per il fin troppo vero. Dipinse infatti un amorino sul filo dell’obesità infantile quasi pronto a russare…. Una soluzione diametralmente opposta al grande capolavoro dell’Amor Vincit Omnia dipinto per il cardinale Giustiniani ed oggi a Berlino.

Nel nostro ben più pacifico Amorino Dormiente, però, non mancano le sorprese. Al posto del cuscino, spunta la faretra e, nel formidabile chiaroscuro, il contorno esterno dell’ala destra si staglia nella notte. L’ala sinistra è invece parzialmente sotto il corpo mentre Cupido tiene con la mano sinistra l’arco e una freccia. Dovesse mai essere necessario svegliarsi all’improvviso per colpire un malcapitato…

Un particolare riguardo all’arco che, dalle decorazioni, sembrerebbe essere un’arma turca. Un dettaglio non da poco se consideriamo che i Cavalieri di Malta si trovavano sull’isola proprio come baluardo contro la minaccia turca per l’Europa.

Osserva acutamente Giuseppe Capriotti: “Proprio un simile dettaglio… rivela che la pericolosità della freccia lanciata dal dio pagano dell’amore può essere addirittura paragonata ad un improvviso attacco mussulmano… l’arco turco sembrerebbe dichiarare dunque che Cupido, anche se addormentato, non cessa affatto d’essere insidioso, neanche per un casto cavaliere, così come il pericolo turco non smette d’esistere anche quando le navi nemiche sono invisibili all’orizzonte”.

Infine – ma in realtà per primo – c’è il viso dell’Amorino Dormiente. E’ un bambino di Caravaggio. Dunque un capolavoro.

Caravaggio Amorino Dormiente: storia dell’opera

Come anticipato, l’attribuzione dell’Amorino Dormiente a Caravaggio si fonda su solide basi. Infatti, non solo la tela sul retro riporta l’iscrizione “Opera del sr Michel Angelo Maresi da Caravaggio Malta 1608” ma, soprattutto, una lettera coeva a raccontarne la storia.

Il 20 luglio 1609, infatti, Francesco Buonarroti, cavaliere di Malta, scrive dall’isola al fratello Michelangelo Buonarroti il Giovane (nipote del più famoso), che si trovava a Firenze. Nella lettera si legge: “Per vostra intelligenza sappiate che mi sono trovato due o tre volte in ragionamento con il Signor dell’Antella, il quale mi dice di haver mandato costà un quadro di mano di Michelangelo da Caravaggio, dentrovi un cupido che dorme, in casa del Signor Niccolò suo fratello, il quale il Signor Commendatore lo tiene come una gioia, e ha gran piacere che sia visto perché gli sia detto l’opinione altrui e perché qualcuno che l’ho visto ci ha composto sopra qualche sonetto, i quali esso mi ha mostri, perciò m’immagino ch’esso avrebbe caro che lo vedessi”.

In termini pratici, Francesco Buonarroti suggeriva al fratello Michelangelo di far cosa gradita al dell’Antella andandosi a complimentare per l’Amorino. Come vedremo tra un attimo, per Francesco un motivo di convenienza c’era ed era legato al ruolo dei dell’Antella a Malta.

Peraltro, le cose andarono esattamente come richiesto. Infatti, Michelangelo il Giovane (1568-1646) era un apprezzato poeta a Firenze e, da una successiva lettera, sappiamo che effettivamente diede al dell’Antella il suo parere positivo sull’opera (magari anche in versi).

Chi erano i dell’Antella?

Provenienti, appunto, da Antella (nei pressi di Bagno a Ripoli) giunsero a Firenze ai primi del ‘200. Saltando qualche secolo, la famiglia ricoprì ruoli di primo piano alla corte dei Medici.caravaggio amorino dormiente

Francesco (Firenze 1567-1624), ovvero il Signore dell’Antella di cui sopra, era cavaliere dell’Ordine di Malta dal 1587. Viveva stabilmente sull’isola in quanto segretario del Gran Maestro Alof De Wignacourt per la Lingua d’Italia. Per il Gran Maestro, Francesco dell’Antella era anche il punto di riferimento nelle scelte artistiche e, forse anche per questo, ebbe un ruolo importante nell’inserimento di Caravaggio quale cavaliere dell’ordine.

Niccolò dell’Antella (1560-1630), che attraverso la dote della moglie Costanza del Barbigia entrò in possesso del famoso palazzo di Piazza Santa Croce, era viceversa in forza alla corte medicea. Il possesso dell’Amorino Dormiente era per i dell’Antella un vero vanto tanto che esso venne anche dipinto da Giovanni da San Giovanni (1619-20) sulla facciata del palazzo ben nota per i suoi affreschi.

In conclusione, l’Amorino Dormiente potrebbe anche essere stato un ringraziamento di Caravaggio nei confronti di colui che l’aveva aiutato ad inserirsi a Malta. L’operazione non doveva essere stata semplicissima. Infatti Caravaggio era stato condannato per omicidio ed il De Wignacourt aveva dovuto chiedere apposita dispensa al papa.

Amorino Dormiente: dai dell’Antella ai Medici

La tela del Caravaggio si trova a Palazzo Pitti proprio perché da sempre nel possesso dei Medici. Anche in questo caso ci viene in soccorso una lettera. Nel 1667, infatti, il.conte Annibale Ranuzzi scrive al cardinale Leopoldo dei Medici per congratularsi del “bell’acquísto fatto da V.A. di quel quadro di Caravaggio ch’era del Priore dell’Antella”.

In realtà è passata una generazione e qui il priore è Donato dell’Antella (+1667). Gli eredi, evidentemente, scelsero di fare cassa vendendo la tela al cardinale Leopoldo.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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