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Caravaggio: la biografia ne’ Le Vite di Giovanni Baglione

Michelangelo Merisi (Caravaggio 1571 – Port’Ercole 1610), più famoso semplicemente come Caravaggio, è tra i maestri dei quali Giovanni Baglione, nel suo Le Vite de’ Pittori, Scultori et Architetti, traccia la biografia che riportiamo nel seguito.

In realtà la biografia tradisce un notevole malanimo ed un’oggettività alquanto precaria. Il fatto è che nell’agosto del 1603 Baglione aveva querelato Caravaggio, Orazio Gentileschi e Onorio Longhi per due poesie dal contenuto veramente molto offensivo per la sua arte e la sua stessa persona che i tre avevano diffuso.

caravaggio flagellazione di cristo museo capodimonte napoliA leggere le due rime – un po’ sgangherate ma molto incisive – tutti i torti al Baglione non si possono dare. L’ambiente degli artisti romani era all’epoca molto vivace, forse anche troppo.

La biografia di Caravaggio del Baglione va dunque presa per quel che è. Ma è particolarmente utile per l’elenco e la cronologia delle sue opere romane. Molto meno per ricostruire la sua vita soprattutto dopo la precipitosa fuga da Roma in quanto Giovanni Baglione dispone di elementi ridottissimi.

Poi c’è l’aspetto della continua critica alle opere del Caravaggio. Se da un lato il Baglione si comporta come un bambino dell’asilo, dall’altro le sue critiche testimoniano però due elementi utili.

Il primo è come l’opera di Caravaggio risultasse spesso troppo poco canonica per un impiego pubblico ma apprezzatissima dai maggiori collezionisti romani e non solo. Non a caso tutti i rifiuti pubblici che Michelangelo riceve producono l’apparizione alla sua porta di un acquirente privato.

Il secondo è come una gestione straordinaria del colore e una focalizzazione sul vero, sull’immediato, sul vivo, rappresentino una (sofferta) soluzione di continuità rispetto alla pittura pubblica di quei decenni.

Un altro importante biografo contemporaneo del Merisi è Giovanni Pietro Bellori. Trovate qui il suo scritto Caravaggio: la biografia ne’ Le Vite di Bellori

I titoli ed alcuni “a capo” posti all’interno del testo del Baglione sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura a video.

Vita di Michelagnolo da Caravaggio Pittore

Nacque in Caravaggio di Lombardia Michelagnolo, e fu figliuolo d’un Maestro, che murava edificii, assai da bene, di casa Amerigi. Diedesi ad imparare la dipintura, e no havendo in Caravaggio, chi a suo modo gli insegnasse, andò egli a Milano, & alcun tempo dimorovvi. Da poi se ne venne à Roma con animo di apprender con diligenza questo virtuoso essercitio. E da principio si accomodò con un pittore Siciliano, che di opere grossolane tenea bottega.

Poi andò a stare in casa del Cavalier Gioseppe Cesari d’Arpino per alcuni mesi. Indi provò a stare da se stesso, e fece alcuni quadretti da lui nello specchio ritratti. Ed il primo fu un Bacco con alcuni grappoli d’uve diverse, con gran diligenza fatto, ma di maniera un poco secca.

Le prime tele private

Fece anche un fanciullo, che da una lucerta, Ia quale usciva da fiori, e da frutti, era morso; e parea quella testa veramente stridere, & il tutto con diligenza era lavorato. Pur non trovava a farne esìto, e darli via, & a mal termine si ridusse senza danari, e pessìmamente vestitosì, che alcuni galant’huomini della professione, per carità, l’andavano sollevando,

insin che Maestro Valentino a s. Luigi de’ Francesi rivenditore di quadriglie ne fece dar via alcuni; e con questa occasione fu conosciuto dal Cardinal del Monte, il quale per dilettarsi assai della pittura, se lo prese in casa, & havendo parte, e provisione pigliò animo, e credito, e dipinse per il Cardinale una musica di alcuni giovani ritratti dal naturale, assai bene; & anche un giovane, che sonava il Lauto, che vivo, e vero il tutto parea con una caraffa di fiori piena d’acqua, che dentro il reflesso d’una finestra eccellentemente si scorgeva con altri ripercotimenti di quella camera dentro l’acqua, e sopra quei fiori eravi una viva rugiada con ogni squisita diligenza tinta. E questo (disse) che fu il più bel pezzo, che facesse mai.

Effigiò una Zinghera, che dava la ventura ad un giovane con bel colorito. Fece un’Amore divino, che sommetteva il profano. E parimente una testa di Medusa con capelli di vipere, assai spaventosa sopra una rotella rapportata, che dal Cardinale fu mandata in dono a Ferdinando gran Duca di Toscana.

La Cappella Contarelli

Per opera del suo Cardinale hebbe in s.Luigi de’ Francesi la cappella de’Contarelli, ove sopra l’altare fece il s. Mattheo con un’Angelo. A man diritta, quando l’Apostolo è chiamato dal Redentore, & a mano manca, quando sù l’altar è ferito dal carnefice con altre figure. La volta però della cappella è assai ben dipinta dal Cavalier Gioseppo Cesari d’Arpino.

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Caravaggio – Deposizione

Quest’opera, per havere alcune pitture del naturale, e per essere in compagnia d’altre fatte dal Cavalier Gioseppe, che con Ia sua virtù si haveva presso i protettori qualche invidia acquistata, fece gioco alla fama del Caravaggio, & era da’ maligni sommamente lódata. Pur venendovi a vederla Federico Zucchero, mentre io era presente, disse Che rumore è questo? e guardando il tutto diligentemente, soggiunse. Io non ci vedo aItro, che il pensiero di Giorgione nella tavola del Santo, quando Christo il chiamò all’Apostolato; e sogghignando, e maravigliandosi di tanto rumore, voltò le spalle, & andossene con Dio.

Per il Marchese Vincenzo Giustiniani fece un Cupido a sedere dal naturale ritratto, ben colorito si che egli dell’opere del Caravaggio fuor de’termini invaghissì; & il quadro d’un certo s. Matteo che pria havea fàtto per quell’altare di s. Luigi, e non era a veruno piacciuto, egli per esser’opera di Michelagnolo, se’l prese; & in questa opinione entrò il Marchese per li gran schiamazzi, che del Caravaggio, da per tutto, fàceva Prosperino delle grottesche (Prospero Orsi, ndr), turcimano di Michelagnolo, e mal’affetto co’l cavalier Gioseppe.

Anzi fe cadere al romore anche il Signor Ciriaco Matthei, a cui il Caravaggio havea dipinto un s. Gio Battista, e quando N. Signore andò in Emaus, & all’ hora che s. Thomasso toccò co’l dito il costato del Salvadore; & intaccò quel Signore di molte centinaia di scudi.

Madonna dei Pellegrini e Cappella Cerasi

Nella prima cappella della chiesa di S. Agostino alla man manca fece una Madonna di Loreto ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’ piedi fangosi, e l’altra con una cuffia sdrucita, e sudicia; e per queste leggierezze in riguardo delle parti, che una gran pittura haver dee , da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo.

Nella Madóna del Popolo a man diritta dell’altar maggiore détro la cappella de’Signorì Cerasi sui lati del muro sono di sua mano la Crocifissione di s.Pietro; e di rincontro ha la Conversione di s. Paolo. Questi quadri prima furono lavorati da lui in un’altra maniera, ma per che non piacquero al Padrone, se li prese il Cardinale Sannesio; e lo stesso Caravaggio vi fece questi, che hora si vedono, a olio dipinti poiche egli non operava in altra maniera; e (per dir cosi) la Fortuna con la Fama il portava.

Le Deposizione e la Madonna dei Palafrenieri

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Caravaggio – Madonna dei Palafrenieri

NelIa Chiesa Nuova alla man diritta v’è del suo nella seconda cappella il Christo morto, che lo vogliono sepellire con alcune figure, a olio lavorato; e questa dicono, che sìa la migliore opera di lui.

Fece anch’egli in s. Pietro Vaticano una s. Anna con la Madonna, che ha il Putto fra le sue gambe, che con il piede schiaccia la testa ad un serpe; opera da lui condotta per li Palafrenieri di palazzo; ma fu levata d’ordine de’Signori Cardinali della fabrica, e poi da Palafrenieri donata al Cardinale Scipione Borghese.

Per la Madonna della Scala in Trastevere dipinse il transito di N. Donna, ma perche havea fatto con poco decoro la Madonna gonfia, e con gambe scoperte, fu levata via; e la comperò il Duca di Mantova, e la mise in Mantova nella sua nobilissima Galleria.

Colori una Giuditta, che taglia la testa ad Oloferne per li Signori Costi, e diversi quadri per altri, che per non stare in luoghi publici, io trapasso, e qualche cosa de’ suoi costumi dispiego .

La morte di Ranuccio Tomassoni e la fuga

Michelagnolo Amerigi fu huomo Satirico, & altiero; ed usciva tal’hora a dir male di tutti li pittori passati, e presenti per insigni, che si fussero; poiche a lui parea d’haver solo con le sue opere avanzati tutti gli altri della sua professìone .

Anzi presso alcuni si stima, haver’esso rovinata la pittura; poiche molti giovani ad essempio di lui si danno ad imitare una testa del naturale, e non studiando ne’ fondamenti del disegno, e della profondità dell’arte, solamente del colorito appagansi; onde non sanno mettere due figure insieme, nè tessere historia veruna, per non comprendere la bontà di sì nobil’arte.

Fu Michelagnolo, per soverchio ardimento di spiriti, un poco discolo, e tal’hora cercava occasione di fiaccarsi il collo o di mettere a sbaraglio l’altrui vita. Pratticavano spesso in sua compagnia huomini anch’essi per natura brigosi: & ultimamente affrontatosi con Ranuccio Tomassoni gìovane di molto garbo, per certa differenza di giuoco di palla a corda, sfidaronsi, e venuti all’armi, caduto a terra Ranuccio, Michelagnolo gli tirò d’una punta, e nel pesce della coscia feritolo il diede a morte. Fuggirono tutti da Roma, e Michelagnolo andossene a Pellestrina, ove dipinse una s.Maria Maddalena. E d’indi giunse a Napoli, e qui vi operò molte cose.

Malta e la Sicilia

Poscia andossene a Malta, & introdotto a far riverénza al gran Maestrò fecegli il ritratto; onde quel Principe in segno di merito, dell’habito di s.Giovanni iI regalò, e creollo Cavaliere di gratia. E quivi havendo nó so che disparere con un Cavaliere di Giustitia, Michelagnolo gli fece non so che affronto, e però ne fu posto prigione, ma di notte tempo scalò le carceri, e se ne fuggì, & arrivato all’Isola di Sicilia operò alcune cose in Palermo; ma per esser perseguitato dal suo nemico, convennegli tornare alla Città di Napoli; e quivi ultimamente, essendo da colui giùto, fu nel viso cosi fittamente ferito, che per li colpi quasi più non si riconosceva, e disperatosi della vendetta, con tutto ch’egli vi si provasse, misesi in una felluca con alcune poche robe, per venirsene a Roma, tornando sotto la parola del Cardinal Gonzaga, che co’l Pontefice Paolo V. la sua remissìone trattava.

La morte

Arrivato ch’egli fu nella spiaggia, su in cambio fatto prigione, e posto dentro le carceri, ove per due giorni tenuto, e poi rilassato, più Ia felluca non ritrovava si, che postosi in furia, come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del Sol Leone a veder, se poteva in mare ravvisare il vascello, che le sue robe portava.

Ultimamente arrivato in un luogo della spiaggia misesi in letto con febre maligna; e senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente, come appunto male havea vivuto.

Se Michelagnolo Amerigi non fusse morto si presto, haueria fatto gran profitto nell’arte per la buona maniera, che presa havea nel colorire del naturale; benche egli nel rappresentar le cose non havesse molto giudicio di sciegliere il buono e lasciare il cattivo. Nondimeno acquistò gran credito, e più si pagavano le sue teste, che l’altrui historie, tanto importa l’aura popolare, che non giudica con gli occhi, ma guarda con l’orecchie. E nelI’Accademia il suo ritratto è posto.

Per approfondire le opere di Caravaggio custodite nella Città Eterna, potete leggere Caravaggio a Roma: un percorso ragionato

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