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Caravaggio la Cena di Emmaus di Brera: nasce un nuovo linguaggio?

La Cena di Emmaus di Caravaggio della Pinacoteca di Brera rientra di diritto tra i capolavori del maestro. Come sempre per l’originalità delle scelte compositive, per quel braccio destro di Cristo che domina la scena e le dà profondità, per le figure esemplari dell’iconografia caravaggesca.

Cena di Emmaus: il racconto del Vangelo

Quanto Michelangelo Merisi rappresenta sulla tela è la fedele descrizione di quanto narrato nel Vangelo di Luca (24: 13-53)

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo…(arrivati a Emmaus)…29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.

La tela della fuga

Per ragionare sull’opera occorre aver presente il momento in cui Caravaggio la dipinge. Il 28 maggio 1606 Caravaggio fugge da Roma dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni e si rifugia nei feudi dei principi Colonna nei pressi caravaggio cena emmaus breradi Roma, probabilmente a Paliano. Costanza Colonna è infatti marchesa di Caravaggio avendo sposato Francesco Sforza (1550-1580 circa) e la sua protezione sarà essenziale per il Merisi negli anni che seguiranno.

Potrebbe trattarsi addirittura della prima opera dipinta in esilio, per così dire. Dunque, certamente, questo è per l’artista un momento di grande tensione, di insicurezza, di travaglio.

Così – soprattutto se la guardiamo accanto alla Cena di Emmaus dipinta nel 1601, oggi alla National Gallery di Londra – la soluzione proposta è diversa e nuova rispetto sia rispetto alla tela della National Gallery che alle opere dipinte negli anni immediatamente precedenti.

E’ un’opera più intima, raccolta. Cristo non è la figura giovane, nel vigore degli anni, di Londra: è un uomo stanco. Ed anche il famoso gesto del braccio destro è più misurato: non è completamente esteso ma l’avambraccio è appena sollevato dalla tavola.

La Cena di Emmaus della National Gallery

Qui, sul desco, vi sono due piccole forme di pane, quella sul piatto spezzata. La tavola della Cena di Emmaus di Londra sfoggia invece un menù aristocratico ed una composizione di frutta con la quale Caravaggio dà sfoggio della sua superba tecnica. Difficilmente, però, il fruttivendolo di Emmaus avrebbe potuto fornire quell’assortimento. In più, c’è un succulento pollo arrosto ed acqua e vino servite in brocche di prim’ordine.

Tutto il contrario, come detto, succede nella Cena di Emmaus della Pinacoteca di Brera. Ma, se avrete modo di vedere l’opera di Brera dal vivo, guardatela da vicino, con la sua foglia d’insalata verde al di sotto del pane. Il pennello è sempre quello di Caravaggio…

In questo maggior intimismo (o misura) rispetto alla tela londinese – dettata anche da una paletta di colori più limitata e dalle tonalità più di terra – si pone anche la ben diversa postura del discepolo a destra (guardando il quadro). Nella Cena di Emmaus della National Gallery, l’uomo è colto nell’atto di alzarsi con le braccia completamente distese a rappresentare la sua grande sorpresa. Nell’opera della Pinacoteca di Brera ha invece le mani solidamente aggrappate ai bordi del tavolo.

Caravaggio la Cena di Emmaus: nasce un nuovo linguaggio?

Insomma, occorre porsi una domanda: siamo di fronte alla nascita di un nuovo linguaggio del Caravaggio? Una paletta di colori severa, un distacco dalla mondanità, un travaglio interiore che segnano un momento di passaggio.

Forse. Forse perché negli anni successivi Caravaggio troverà ancora, in alcuni momenti, la suntuosità, la luce abbagliante, i grandi bianchi degli anni romani. La forza delle Flagellazioni, la complessità delle Sette Opere di Misericordia. Ma anche la sintesi e l’essenzialità della Salomè con la testa di San Giovanni della National Gallery (opposta a quella di Madrid), delle tele maltesi, di quelle di Messina.

Caravaggio Cena di Emmaus di Brera: storia minima

caravaggio cena di emmaus brera milanoPer una volta, nelle vicende delle tele del Merisi, la storia della Cena di Emmaus della Pinacoteca di Brera è piuttosto lineare.

Giulio Mancini (1559-1630), biografo di Caravaggio, ne afferma la realizzazione durante la permanenza dell’artista nei feudi Colonna dopo la fuga da Roma. Nel 1624 la troviamo nell’inventario dei beni di monsignor Costanzo Patrizi, marchese di Montorio, redatto dal notaio Ascanio Richetti con la supervisione del Cavalier d’Arpino, deceduto in quell’anno ed elevato al rango di Tesoriere Generale dello Stato Pontificio da papa Paolo V Borghese (1550-1621). Il marchese disponeva di una straordinaria quadreria ricca di circa duecento tele tra le quali la nostra Cena di Emmaus.

Nel 1939 gli Amici di Brera lo acquistarono dagli eredi del monsignore per donarlo alla Pinacoteca.

Peraltro, la tela fu considerata autentica del pennello di Caravaggio da tutti i maggiori studiosi del maestro: da Roberto Longhi a Bernard Berenson, da Denis Mahon a Maurizio Mancini.

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.