Il Fanciullo con Canestro di Frutta di Caravaggio oggi alla Galleria Borghese è certamente uno dei più bei canestri di frutta della storia dell’arte.
In verità questa tela di Michelangelo Merisi (1571-1610), detto il Caravaggio, non credo necessiti di una profonda ricerca di significati reconditi o allusivi, al di là di quello che possa venir spontaneamente da pensare a ciascuno in funzione della sensualità del fanciullo. A tal proposito, il modello fu Mario Minniti (Siracusa, 1577-1640) pittore siciliano all’epoca sedicenne amico di Caravaggio.
L’opera: storia e descrizione
Come ha scritto Mina Gregori, storica dell’arte e studiosa del Caravaggio: “Il soggetto corrisponde a ciò che appare, un giovane venditore, in un canestro, mescolate alle foglie ancora fresche, delle frutta, la cui verità è esaltata dalla mirabile brillantezza dei colori”.
Di diverso da quanto dipinto da altri nel suo tempo o in precedenza e che Caravaggio aveva avuto certamente modo di vedere, c’è il suo straordinario talento.

Come vedremo, il Fanciullo con Canestro di Frutta fu con molta probabilità dipinto a metà degli anni ’90 del XVI secolo quando Caravaggio lavorava presso la bottega del Cavalier d’Arpino. Lì si trovava anche la tela Ortaggi, Frutta e Fiori del Maestro di Hartford oggi anch’essa alla Galleria Borghese. Un’opera spettacolare ma in realtà un passo indietro se confrontata con la natura morta inserita Fanciullo con canestro di frutta del Caravaggio. Dei rapporti tra Caravaggio ed il Maestro di Hartford si è molto discusso, per approfondire l’argomento leggete Caravaggio e il Maestro di Hartford: dialogo segreto..
Qui la capacità di ritrattista del Caravaggio si fonde con la sua maestria nel gestire la luce. La prima ci regala un’immagine di straordinaria, realistica, sensualità. La seconda un cesto di frutta che proromperebbe anche attraverso la nebbia più fitta. Una cesta che non ha nulla di accademico, che lascia assolutamente incantati.
Un confronto tra canestri di frutta

Caravaggio, nel caso del Fanciullo con canestro di frutta, può essere paragonato solo a se stesso. E più precisamente al Bacco degli Uffizi sia per le foglie (e qui, con il Bacco, Caravaggio da il massimo di se) che per il cesto di frutta. Quello di Bacco emerge per realismo (si guardi alle frutta avariate), quello del Fanciullo per luminosità, freschezza, ricchezza.
Se li guarderete entrambi (anche nelle immagini di questi articoli), godetevi le due diverse interpretazioni del melograno. Nel Fanciullo Caravaggio lo nasconde dietro una foglia di vite da cui emergono pochi chicchi brillanti come rubini. Nel Bacco, invece, il melograno è lì, spaccato. Verde la buccia, rosso rubino, quasi trasparenti, i chicchi.
Evidentemente, esiste poi un altro riferimento ovvero la Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana appartenuta a Federico Borromeo. La situazione è diversa in quanto in quest’ultimo caso si tratta di una tela dedicata alla natura morta mentre nelle due opere fin qui discusse la frutta è parte di un insieme. La maestria, però, è sempre assoluta.
Caravaggio Fanciullo con Canestro di Frutta: la storia
La storia di quest’opera e di come finì nelle mani del cardinale Scipione Borghese merita di essere raccontata. In realtà, finì per essere spavaldamente sottratta dal cardinale al Cavalier d’Arpino che la teneva presso la sua bottega.
Furono diverse le opere sottratte nell’occasione al d’Arpino. Trovate tutta la storia nell’articolo dedicato al Bacchino Malato anche lui oggi presso la Galleria Borghese.
Roma è la città che custodisce il maggior numero di opere di Michelangelo Merisi. Per organizzare la vostra visita, leggete Caravaggio a Roma: un percorso ragionato.


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