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Caravaggio: la Flagellazione di Capodimonte

Verso la fine del 1606 Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi (1571-1610), giunge a Napoli da fuggitivo essendosi a Roma macchiato di omicidio e procurato, così, la condanna alla decapitazione. Qui rimane per circa un anno in un momento artisticamente assai fecondo.

A Napoli, delle numerose tele dipinte durante i due periodi partenopei del Caravaggio (nel 1607 e nel 1610) ne rimangono solo tre. Le Sette Opere di Misericordia, custodita presso il Pio Monte della Misericordia, il Martirio di Sant’Orsola (a Palazzo Zavallos) e la Flagellazione di Cristo. Oggi esposta al Museo di Capodimonte, la tela (134,5×175,5 cm) fu in realtà dipinta per la chiesa di San Domenico Maggiore.

La Flagellazione di Cristo di Caravaggio

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Caravaggio – Flagellazione Museo Capodimonte

E’ un’opera di intensa drammaticità. Cristo, con le mani legate dietro la schiena, è aggredito da tre aguzzini i quali lo stanno legando alla colonna che si intravede dietro le sue spalle. Le corde ormai strette gli stanno piagando il braccio destro.

E’ nella scelta della luce il segreto di questo capolavoro. Infatti è come se essa scendesse dall’alto in uno stretto cono che si confonde con la colonna. Così la figura del Cristo emerge nel dramma assoluto della sua Passione mentre gli aggressori sono come sprofondati nel buio imperscrutabile del loro terribile atto.

Gesù porta già la corona di spine che gli sta ormai ferendo la fronte. La testa è reclinata, abbandonata, sulla spalla sinistra. Gli occhi socchiusi, le labbra serrate: il momento della crocifissione si va avvicinando.

Il corpo del Cristo concentra lo sguardo dell’osservatore grazie al cono di luce che lo contiene. E’ un corpo perfetto sia nel disegno che nell’incarnato della pelle.

La luce è il segreto del capolavoro

Caravaggio Flagellazione Museo Capodimonte

Ancora una volta la luce è il punto chiave: il panno bianco che cinge la vita di Gesù emerge prepotentemente in primo piano. Il colore è straordinario e la resa del tessuto lo rende come palpabile.

I tre assalitori sono nell’ombra. Ma di quello di sinistra emergono la testa e il torso. La brutalità dei suoi tratti, l’espressione feroce, lo pongono in diretto contrasto con la purezza del Cristo. Il suo volto, però, è un notevole brano di pittura.

Caravaggio lascerà Napoli già nel 1607 per rifugiarsi a Malta. Anche qui, però, il suo carattere gli sarà fatale. Così nel 1609 è di nuovo a Napoli e nuovamente la città partenopea lo vede dipingere parecchio.

Di tutte le opere realizzate tra il 1609 e il 1610 (quando partì alla volta di Roma ove non giunse mai), solo l’ultima si trova ancora a Napoli: il Martirio di Sant’Orsola custodito a Palazzo Zevallos.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.