Caravaggio 2025 è la grande mostra che la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini dedica a Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio.
Caravaggio in mostra a Palazzo Barberini: le opere
Sono ben ventiquattro i dipinti di Caravaggio in mostra, ovvero circa un quarto di tutti quelli giunti fino a noi. Ma non è solo questo: sarà infatti possibile vedere dal vivo due tele che difficilmente escono dalla casa dei loro proprietari: il Ritratto di Maffeo Barberini e la prima versione della Conversione di Saulo per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo di proprietà dei principi Odescalchi.
Poi, accanto ai tesori delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini e Palazzo Corsini, ovvero il San Francesco in meditazione, il San Giovanni Battista, la Giuditta e Oloferne e il Narciso, troviamo tele oggi di proprietà di musei americani quali i Bari, i Musici e la Santa Caterina d’Alessandria, che Antonio Barberini acquistò nel 1628 dalla collezione del cardinale Francesco Maria Del Monte.

Il percorso di Caravaggio 2025
Il percorso, articolato in quattro sezioni segue la parabola artistica di Michelangelo Merisi, coprendo un arco cronologico di circa quindici anni. Ovvero, dall’arrivo a Roma circa venticinquenne intorno al 1595 alla morte a Porto Ercole nel 1610.
Caravaggio: il debutto romano
Nella prima parte, dedicata ai primi anni romani del Merisi, l’esposizione affronta i primi passi in città dell’artista, tutt’altro che semplici. Nonostante Caravaggio arrivi a Roma dopo il periodo di apprendistato nella bottega milanese di Simone Peterzano, allievo di Tiziano, egli fu inizialmente costretto a vivere di espedienti, realizzando quadri per pochi soldi.
Verosimilmente a partire dall’estate dello stesso anno transitò anche nella bottega di Giuseppe Cesari, il Cavalier d’Arpino, il dominus dell’arte romana del momento, dal quale venne impiegato per dipingere fiori e frutti.

Nonostante il rapporto tra i due si chiuda bruscamente nel giro di otto mesi, la produzione di Naturalia instraderà Caravaggio a dipingere nature morte che segnarono la sua epoca. A tal proposito, basti pensare alle tele del Maestro di Hartford e al Mondafrutto e ed al Bacchino malato, per la prima volta esposte insieme.
L’incontro con Francesco Del Monte
Alcuni incontri – con il pittore Prospero Orsi, esperto di Grottesche, e con Costantino Spada, rigattiere e mercante dei suoi primi dipinti – permisero a Caravaggio di entrare, intorno all’estate del 1597, in contatto con Francesco Del Monte.
Il cardinale, ambasciatore dei Medici a Roma, era un umanista raffinato: cultore di musica e canto, profondo conoscitore dell’arte, amico di Galilei e, infine, anche alchimista. Francesco Maria Del Monte, fu il primo e forse più grande mecenate di Caravaggio. A lui appartennero i Musici, la Buona Ventura e i Bari, capolavori di quella pittura comica che caratterizza la fase giovanile di Caravaggio, contraddistinta da un uso della luce ancora lontano dai possenti chiaroscuri della maturità.
La Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo
Parallelamente, Caravaggio avviò anche il rapporto con il banchiere Ottavio Costa, proprietario del bellissimo San Francesco in estasi, primo esempio di opera sacra eseguita dall’artista a Roma. A suggellare il successo di Caravaggio nell’Urbe, nel 1600 – a un anno dalla prima commissione pubblica per la chiesa di San Luigi dei Francesi – fu l’incarico di dipingere due tavole per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo.
Esse si trovano ancora in sito e rappresentano la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo. Di quest’ultima, però, Caravaggio dipinse due versioni. La prima è esposta eccezionalmente a Palazzo Barberini. Essa si i differenzia dalla versione finale non solo per l’iconografia ma anche per il supporto utilizzato, una tavola di legno cipresso di grandi dimensioni (237×189 cm), molto più preziosa della tela.

Palazzo Barberini: in mostra il Caravaggio ritrattista
Una sezione della mostra di Caravaggio a Palazzo Barberini è dedicata alla sua produzione ritrattistica, che, come dimostrano fonti archivistiche e stampe, dovette essere vasta anche se pochissime sono le testimonianze arrivate fino a noi.
L’esposizione offre così l’occasione di vedere accostate per la prima volta due versioni del ritratto di Maffeo Barberini entrambe in collezioni private. Si tratta della versione di proprietà dei principi Corsini, attribuita a Caravaggio da Lionello Venturi nel 1912, e dello splendido ritratto riscoperto da Roberto Longhi nel 1963, attribuzione unanimemente condivisa da tutti gli studiosi. In quest’ultimo dipinto è evidente il rivoluzionario naturalismo della pittura del Merisi, nel cui ambito il ritratto sembra aver svolto un ruolo molto importante, nonostante fosse ritenuto un genere minore.

Caravaggio non si limitò a ritrarre nobili prelati o illustri personaggi, ma usò, anche per i dipinti a soggetto religioso, persone appartenenti ai ceti sociali più umili, eternandone per sempre la memoria. È il caso della modella che presta la sua immagine per Marta e Maria Maddalena, Giuditta che decapita Oloferne e Santa Caterina d’Alessandria, forse identificabile con la celebre cortigiana Fillide Melandroni.
Tra questi dipinti la Santa Caterina d’Alessandria riveste un ruolo particolarmente importante poiché a partire da esso, secondo il Bellori, biografo dell’artista, prende avvio quel modo di ingagliardire gli oscuri che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva, giungendo a piena maturazione nelle imponenti tele per la Cappella Contarelli ancora oggi visibili nella chiesa di San Luigi dei Francesi.
Caravaggio pittore sacro tra Roma e Napoli
La sezione Il Dramma Sacro tra Roma e Napoli parte idealmente dalla prima commissione pubblica ottenuta da Caravaggio nel 1599 per la Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Il ciclo dedicato a San Matteo rappresenta una vera sfida per il Merisi, che per la prima volta si confronta con quadri di historia, e costituisce anche uno spartiacque nella sua produzione. Infatti da questo momento si dedicherà quasi esclusivamente a temi sacri, dando avvio a quello stile tragico caratteristico della sua produzione.
In questa sezione sono esposte alcune tra le opere religiose più emblematiche del Merisi maturo all’apice del successo, che annoverava tra i suoi committenti personaggi di spicco come Ciriaco Mattei e Ottavio Costa, per i quali realizzò rispettivamente La Cattura di Cristo e il San Giovanni Battista dalla collezione del The Nelson-Atkins Museum of Art (Kansas City – Missouri), quest’ultimo affiancato al dipinto con lo stesso soggetto conservato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica.
La fuga da Roma
Nella tarda primavera del 1606, tuttavia, con l’uccisione di Ranuccio Tommassoni, la vita del pittore subì una svolta drammatica. Caravaggio fuggì da una condanna alla pena capitale, rifugiandosi prima nei feudi laziali della famiglia Colonna, dove realizzò la Cena in Emmaus e – forse – il San Francesco in meditazione.
Secondo alcuni studiosi a questi anni potrebbe risalire anche il David e Golia della Galleria Borghese, dipinto in cui, raffigurando sé stesso nei panni di Golia, l’artista mette in luce la sua esigenza di espiazione.
Pochi mesi dopo il pittore era a Napoli, città dove fu molto apprezzato e dipinse uno dei suoi capolavori, la Flagellazione, oggi la Museo di Capodimonte.
Caravaggio in mostra a Palazzo Barberini: gli ultimi anni
L’ultima parte della mostra, raccolta sotto il titolo Finale di Partita, affronta la fase finale della vita dell’artista. Animato dal costante desiderio di tornare a Roma, Caravaggio lasciò Napoli e nell’estate del 1607 partì per Malta, con la speranza di entrare nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, provando così a ottenere il perdono di Papa Paolo V Borghese.
Grazie a opere come il Ritratto di Cavaliere di Malta, ma, soprattutto, il Ritratto di Alof de Wignacourt e la Decollazione di San Giovanni, il Merisi riuscì a ottenere il cavalierato ma, coinvolto in una rissa con un altro membro dell’Ordine, venne incarcerato.

Fuggito in modo rocambolesco, Caravaggio si diresse prima in Sicilia, a Siracusa e Messina, e poi nuovamente a Napoli, dove realizzò le ultime opere, tra le quali il San Giovanni Battista della Galleria Borghese e il Martirio di Sant’Orsola, dipinto per Marcantonio Doria pochi giorni prima del suo ultimo tragico viaggio.
Nel 1610 il Merisi salpò per Roma, probabilmente dopo aver ricevuto la notizia del perdono del papa, portando con sé, su una feluca, alcuni dipinti da donare al cardinal nepote Scipione Borghese, tra cui proprio il San Giovanni Battista. Purtroppo, Caravaggio non riuscì a coronare il suo sogno di tornare, e sebbene i suoi ultimi giorni siano avvolti nel mistero, è probabile che, sbarcato a Palo, sia stato trattenuto per alcuni controlli o arrestato. Una volta rilasciato, morì sulla via di Porto Ercole, a soli trentanove anni.
Giove, Nettuno e Plutone, al Casino dell’Aurora
Venticinquesima opera della mostra – extra moenia ma eccezionalmente visitabile in occasione della mostra – è il Giove, Nettuno e Plutone, l’unico dipinto murale eseguito da Caravaggio nel 1597 (ca) all’interno del Casino dell’Aurora, a Villa Ludovisi (Porta Pinciana) su commissione del cardinale del Monte per il soffitto del camerino in cui quest’ultimo si dilettava nell’alchimia. L’opera, raramente accessibile, raffigura infatti un’allegoria della triade alchemica di Paracelso: Giove, personificazione dello zolfo e dell’aria, Nettuno del mercurio e dell’acqua, e Plutone del sale e della terra.
Caravaggio – Percorsi e Approfondimenti
Per approfondire Caravaggio, ti proponiamo i nostri percorsi:
- Caravaggio a Napoli
- Caravaggio a Roma: percorso ragionato
- Caravaggio a Firenze
- infine, per l’elenco delle opere, clicca Caravaggio tutte le opere
CARAVAGGIO 2025
a cura di Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon
7 marzo – 6 luglio 2025
Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane 13, Roma
barberinicorsini.org

