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Caravaggio: i Musici del Cardinal del Monte

I Musici di Caravaggio segnano due passaggi significativi nell’arte del Merisi. Infatti, sono la sua prima tela dove è rappresentato un gruppo già numeroso: il primo passo verso le opere articolatissime che saprà costruire in seguito.

Il secondo riguarda il rapporto tra Caravaggio ed il suo promo grande mecenate, il cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte. Infatti diverse testimonianze (tra esse Giovanni Baglione) ci indicano che questa tela fu per certo dipinta quando Caravaggio si era trasferito a Palazzo Madama ospite del cardinale. Potrebbe dunque trattarsi della prima opera realizzata dal Merisi in questo storico palazzo della famiglia Medici nel quale il cardinale abitava per l’essere, tra l’altro, l’ambasciatore dei Signori di Firenze presso il papa.

Caravaggio I Musici: storia breve

Dunque, dei Musici sappiamo per certo chi ne fu il committente. Quando il cardinale morì nell’agosto 1626 la vicenda dei suoi eredi prese una triste piega. La tela passò al nipote Uguccione che però mori nel mese di settembre. Ad entrare in possesso della collezione fu così il fratello di Uguccione, Alessandro. Ma anche questi morì quasi subito nel giugno nel 1628. Non prima di vendere però la collezione dello zio per saldarne i creditori nel maggio del 1628.

I Musici entrarono così in possesso del cardinale Antonio Barberini ma non rimasero a lungo nelle sue mani. Egli infatti le regalò nel 1634 a Carlo I de Blanchefort de Crequy(1578-1638), maresciallo di Francia e ambasciatore a Roma nel 1633. Alla morte del de Crequy, la tela entrò in possesso niente meno che del cardinale Richelieu e qui la troviamo nell’inventario dei beni del prelato stilato nel 1643 dopo la morte di questi.

Dal cardinale I Musici passano alla nipote di questi Marie-Madeleine duchessa d’Aiguillon (1604-1675). Dell’opera perdiamo le tracce per più di un secolo. Riappare così oltremanica dove viene battuta all’asta da Christie’s due volte: nel 1814 e nel 1834. Entra nella collezione dell’Earl of Lonsdale e nella prima metà del XX secolo registra diversi passaggi di proprietà fino ad essere acquisita nel 1952 dal Metropolitan Museum di New York.

I Musici di Caravaggio: l’opera

I Musici non sono sempre stati apprezzati dagli storici dell’arte che vi hanno alle volte visto un’opera di maniera. Certamente questa prima fase del percorso artistico del Merisi (il cd. Periodo Chiaro) è caratterizzato da opere nelle quali il genio del maestro sta emergendo ma deve ancora maturare come anche la sua tecnica.

Forse è l’incredibile Medusa a segnare lo spartiacque temporale. Poi Caravaggio si avventurerà in opere sempre più complesse e drammatiche fino a che la forza incomprimibile dei suoi chiaroscuri non dominerà l’arte dei suoi tempi (e non solo).

caravaggio musici

Ma I Musici non è opera secondaria. Come detto è il primo gruppo. Ma è anche una tela dove Caravaggio si cimenta con la difficile resa prospettica degli strumenti musicali (in particolare il liuto). E se le mani di alcuni personaggi non sono eccezionali, il viso del suonatore di liuto è assolutamente magnetico.

Forse l’ampio mantello violaceo è in qualche misura statico, ma il colore scelto è notevole. Così come il fiocco del personaggio di spalle ed i panneggi del suo amato, prorompente bianco.

Tra Amore e Musica: inno al piacere

L’ultimo personaggio sulla sinistra è Amore. Non lasciano dubbi le ali e la faretra. Tra le mani ha un grappolo d’uva (sempre bellissima la frutta del Merisi) che ci rimanda a Bacco. I Musici si stanno preparando al loro concerto. La loro ambigua femminilità ci conduce verso i confini inesplorabili della passione (siamo sempre in casa di un cardinale…).

Si potrebbe scrivere un saggio interpolando tutte queste suggestioni, ma non lo faremo certamente qui.

Giochi di modelli e il camerino musicale del cardinale del Monte

Il modello scelto per il suonatore di liuto sembrerebbe Mario Minniti, artista siracusano vissuto a Roma nei medesimi anni di Caravaggio e suo stretto amico. Alle spalle, con ogni probabilità, Caravaggio stesso (in un autoritratto, mi permetto, non straordinario).

Nel viso di Amore, in realtà posizionato in un modo che non ne rende facile l’identificazione, potrebbe ritrovarsi il medesimo modello del Ragazzo che monda un frutto.

Secondo la ricostruzione di Maurizio Marini, i Musici, il Suonatore di Liuto (del Monte) e il Bacco oggi agli Uffizi erano le tre tele che ornavano il camerino musicale del cardinale (grande musicofilo) nei suoi quartieri di Palazzo Madama.

Per concludere, una risposta ad una legittima curiosità: che melodie saranno scritte negli spartiti? Sempre secondo Maurizio Marini si tratta (come nel caso del Suonatore di Liuto Giustiniani) di un madrigale di Jacques Arcadelt (1504-1568) ovvero O felici occhi miei, un brano in cima alle hit parade del XVI secolo…

Per inciso, se voleste ascoltarlo, vi sarà sufficiente cercarlo su YouTube.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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