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Maffeo Barberini: il ritratto in verde di Caravaggio

Il Ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio, nelle vesti di Chierico di Camera di Clemente VIII, non ha nulla dei ritratti formali e celebrativi di quegli anni. Come sempre il Merisi trova una soluzione assolutamente sua capace di innovare anche uno dei generi più tradizionali, quello dei ritratti dei pontefici e degli alti prelati.

Le testimonianze di Mancini e Bellori

Maffeo Barberini (1568-1644), eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII, è qui ritratto quale Chierico di Camera di Clemente VIII, incarico ottenuto il 16 marzo del 1597 ma avviatosi poi praticamente il 20 marzo 1599. Dunque, la realizzazione della tela potrebbe essere collocata in quel frangente.

caravaggio ritratto maffeo barberini
Caravaggio – Ritratto di Maffeo Barberini (1598 ca.), olio su tela, 124×90 cm

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Sebbene non disponiamo ad oggi di riferimenti archivistici totalmente affidabili, è Giulio Mancini (1559-1630) medico ed archiatra di Urbano VIII ma anche accanito collezionista d’arte e letterato, autore delle Considerazioni sulla pittura le quali includono anche una biografia del Caravaggio, a scrivere che il Merisi Fece ritratti per Barbarino. Mancini non riferiva informazioni avute da altri ma conosceva personalmente e bene i protagonisti di quella tela.

Alcuni decenni dopo, nel 1672, gli fa eco Giovan Pietro Bellori (1613-1696) che, ne Le vite de’ Pittori, Scultori et Architetti Moderni, scrive anche lui una biografia di Caravaggio: “Al Cardinal Maffeo Barberini, che fu poi Urbano VIII sommo Pontefice, oltre al ritratto, fece il Sacrificio di Abrano…”.

Disponiamo dunque di fonti attendibili sull’esistenza di un ritratto di Maffeo Barberini opera di Caravaggio.

Gli Archivi Barberini

Come anticipato, la ricerca negli archivi di Casa Barberini non è fin qui stata particolarmente fortunata. Beninteso, non manca già dai primissimi anni del ‘600 la presenza di ritratti di Maffeo tra i beni artistici di proprietà di quest’ultimo ma le evidenze di archivio non sono così precise come vorremmo. Nel 1608 sono comunque ben due i ritratti individuati come presenti negli appartamenti che Maffeo Barberini abitava in quegli anni in Palazzo Salviati.

In effetti, sono anche due i ritratti di Maffeo Barberini in abito di chierico di camera giunti fino a noi. Uno può essere attribuito a Nicodemo Ferrucci (Fiesole 1575 – Firenze 1640). Infatti questi lavorò certamente per Maffeo Barberini in quanto sui libri dei conti dello stesso troviamo in data 3 luglio 1604 un pagamento per la realizzazione di due ritratti.

Non necessariamente il personaggio ritratto deve essere in entrambe i casi Maffeo ma uno dei due potrebbe essere il ritratto di quest’ultimo oggi a Palazzo Corsini al Parione a Firenze. L’altro, dei due riferiti nell’inventario del 1608, potrebbe essere quello del Caravaggio.

nicodemo ferrucci ritratto maffeo barberini
Nicodemo Ferrucci – Ritratto di Maffeo Barberini

Caravaggio: ritratto di Maffeo Barberini. La scoperta

In realtà questo ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio è per noi una scoperta recente. Ciò perché non se ne aveva da secoli alcuna notizia.

La tela torna alla ribalta nel 1963 grazie ad un articolo dal titolo eloquente che Roberto Longhi, il riscopritore di Caravaggio, scrive sulla rivista Paragone: Il vero Maffeo Barberini di Caravaggio.  L’attribuzione di Longhi ha poi trovato concordi esperti indiscussi dell’opera del Merisi: Giuliano Briganti che aveva individuato la tela nei medesimi anni di Longhi, Federico Zeri, Mina Gregori, Maurizio Marini. Quest’ultimo, autore di uno dei testi imprescindibili sul Merisi, Caravaggio Pictor Prestantissimus, ebbe modo di vedere il ritratto diverse volte per studiarlo nel dettaglio.

Infine, la fototeca di Federico Zeri, oggi custodita dall’Università di Bologna, comprende anche quattro immagini del ritratto di Maffeo Barberini con l’attribuzione a Caravaggio. Sul retro di una delle immagini lo storico dell’arte aveva indicato quale fonte della foto stessa gli antiquari Sestieri.

La dispersione della Collezione Barberini

Secondo Roberto Longhi la tela, rimasta nei secoli proprietà della famiglia Barberini, sarebbe stata collocata sul mercato antiquario alla metà degli anni ’30 del secolo scorso. Questo è infatti il momento della dispersione della grande collezione Barberini fino ad allora rimasta unita in virtù di un fidecommisso che ne garantiva l’integrità. In realtà dal 1881, a seguito di matrimonio, erano due le antiche famiglie a vantare diritti sulla collezione: i Barberini e i Corsini.

Proprio in funzione del superamento di tale obbligo, nel 1932 viene affidato ad Ercole Sestieri, membro della già citata famiglia, storico dell’arte ed assistente di Adolfo Venturi, l’incarico di catalogare e valutare i beni artistici della collezione.

Così, con il Regio Decreto del 26 aprile 1934, si procedette a dividere la collezione in tre parti. Una destinata allo Stato Italiano in funzione della rimozione dei vincoli per la cessione e l’esportazione delle altre parti. Un’altra rimasta di proprietà di Barberini e Corsini ma liberata da ogni vincolo alla vendita. Una terza rimasta anch’essa di proprietà delle citate famiglie ma sottoposta ai vincoli che lo Stato Italiano impone sulle opere d’arte di particolare interesse. In effetti fu poi proprio lo Stato nel 1952 ad acquisire 112 opere facenti parte di questa terza parte.

In questi frangenti, non è dato al momento sapere con certezza passando per le mani di chi, il ritratto di Maffeo Barberini del Caravaggio entrò a far parte di una collezione privata fiorentina dove è ancora oggi custodito.

Caravaggio Ritratto di Maffeo Barberini: l’opera

Come abbiamo detto nel Ritratto di Maffeo Barberini Caravaggio afferma ancora una volta la sua capacità di innovare i temi o i generi a cui si accosta.

La posa del giovane Maffeo è tutt’altro che formale. Caravaggio lo coglie nel mezzo di una conversazione con qualcuno che deve trovarsi fuori campo alla sua destra. Lo indica chiaramente con la mano ed il braccio tesi. In un colpo solo Merisi crea così un asse che da profondità al quadro ed un fulmine di luce costituito dalla manica bianca dell’abito.

In realtà una tavolozza di pochi colori ma sapientemente impiegati. Il verde scuro dell’abito con le sue sfumature, un colore raro in verità, è memorabile. il Merisi non si accontenta però di un verde uniforme: lo sfuma e lo abbaglia in più parti della veste. Lo ripete sul cordone del rotolo appoggiato alla grande sedia ed anche per le imbottiture di quest’ultima. Qui però si inventa passaggi di un verde acido come se un velluto un pò liso venisse sferzato da una luce radente.

Poi ci sono i pochi appena accennati segni della fodera rossa che si rivelano sulla spalla destra e sul fronte della veste da chierico. Le due mani, come sempre in Caravaggio, sono perfette. La sinistra poi è costruita giocando tutto sul chiaroscuro tra le dita.

Il viso di Maffeo Barberini, poco meno o poco più che trentenne, è incastonato tra la berretta nera ed il colletto bianco, ed il contrasto totale tra queste due cornici lo mette ancor più in mostra.

Una notazione particolare sugli occhi. Hanno scritto infatti i curatori della mostra Caravaggio. Il ritratto svelato alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini: “Tipica di Caravaggio è la tecnica di costruzione degli occhi, dove a separare la sclera dall’iride il pittore lascia in vista un sottile profilo della preparazione e sull’iride applica una pennellata di biacca che fissa il riflesso della luce e dà intensità allo sguardo”.

Il restauro del 1962

Il Ritratto di Maffeo Barberini di Caravaggio è stato restaurato tra il 1962 e l’anno successivo. Il suo stato in quel momento, come si può intuire dalla foto presente nell’archivio di Federico Zeri, era alquanto critico.

Maurizio Marini, in Caravaggio Pictor Prestantissimus, riporta una serie di elementi appresi direttamente dal restauratore A. De Santis e di assoluto interesse:

“L’analisi merceologica rivela, tra l’altro, la preparazione bruno-grigiastra della mestica (simile a quella del Baro) e i caratteristici tocchi finali, bianchi puri, su fondi intrisi di grigi misti a terre, nelle maniche; la prevalenza di terre, ocra e rossi, negli incarnati.

Si rivelano ‘pentimenti’ nel perimetro della figura, nella filettatura rossa della spalla (alla sinistra del quadro), in origine impostata più in basso; nella mano che gestisce e nella manica corrispondente. Di grande rilievo, tra le altre, l’invenzione dell’ombra portata, del braccio relativo, sul bracciolo destro del seggiolone”.

Caravaggio – Approfondimenti

Per approfondire vita e opere di Caravaggio, vi riporto a seguire i link alla biografia ed all’elenco completo delle opere. Quest’ultimo elenco contiene i link agli articoli relativi alle singole tele:

 Caravaggio. Il ritratto svelato

mostra a cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita

Galleria Nazionale di Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane, Roma

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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