Caravaggio, Storia dell'arte

Caravaggio: il San Giovanni Battista della Galleria Corsini

San Giovanni Battista è un’immagine ricorrente nella pittura di Caravaggio. In due casi, il pittore ne dipinge la morte con le tele Salomè con la testa del Battista oggi alla National Gallery di Londra e l’altra al Palazzo Reale di Madrid. In ben altre sei tele, invece, Michelangelo Merisi rappresenta il San Giovanni giovane nel periodo vissuto nel deserto. E’ questo il caso del San Giovanni Battista della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.

San Giovanni Battista: l’iconografia

Caravaggio San Giovanni Battista Galleria CorsiniIn realtà, come era nel suo carattere, Caravaggio compie anche nel caso di San Giovanni delle scelte innovative. Infatti, la tradizione medievale e rinascimentale – con due notabili eccezioni di cui diremo – era orientata a rappresentazioni ben più ortodosse. Fondamentalmente, il Battesimo di Gesù e Gesù e San Giovanni bambini. Anche nel caso della decapitazione del Santo, la crudezza caravaggesca è tutt’altra cosa rispetto ai suoi predecessori.

Veniamo però alle tele rappresentanti San Giovanni Battista giovane adolescente. Caravaggio si rifà ad un passaggio del Vangelo di Luca: “Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele“.

Il Vangelo di Marco fornisce ulteriori dettagli: “Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico“.

Va detto, che questa iconografia era rispettata in modo molto più stringente nei secoli precedenti dove prevalevano le sembianze dell’eremita rispetto quelle dell’adolescente.

San Giovanni: Leonardo e Andrea del Sarto

Ci sono però almeno due importanti eccezioni. La prima è il San Giovanni di Leonardo del Louvre: il Santo punta con l’indice della mano destra verso l’alto, come ad indicare il Signore. Il suo viso è percorso da un sorriso indefinibile, come ammiccante. I tratti sono quasi femminei e lo sfondo del quadro assolutamente scuro. Siamo intorno al 1510.

La seconda è il San Giovannino di Andrea del Sarto, datato al 1523 ed oggi a Palazzo Pitti. C’è poco da dire: vi troviamo la medesima iconografia adottata dal Caravaggio.

La domanda è: può Michelangelo Merisi aver visto o aver sentito raccontare l’opera? Difficile dirlo, però sappiamo che la tela era parte della collezione dei Medici e che il Cardinal Francesco del Monte, protettore e collezionista di Caravaggio, era l’ambasciatore dei Medici a Roma. Dunque, la risposta potrebbe essere: perché no?

Caravaggio San Giovanni Battista Galleria Corsini

La tela – 94×131 cm – si suppone sia entrata a far parte della collezione Corsini (risulta la prima volta in un inventario della medesima del 1808) a seguito del matrimonio tra Bartolomeo Corsini e donna Felice Barberini nel 1758.

L’originalità dell’opera è stata messa in dubbio da alcuni storici dell’arte ma è invece ritenuta tale sia da Roberto Longhi che da Mina Gregori nonché da Maurizio Marini. Quest’ultimo la data al termine del periodo romano (1605-1606) mentre per Longhi essa era databile al 1597-98.

San Giovanni, seduto, guarda verso sinistra appoggiando il peso del tronco sul braccio destro mentre quello sinistro, piegato, riposa con la mano poggiata sul ginocchio. Questa particolare posizione, ha fatto pensare che il Caravaggio si sia ispirato al Galata Morente, bronzo greco riprodotto in marmo a Roma, e specificamente alla versione ritrovata durante gli scavi di Palazzo Madama (dove abitava il Cardinal del Monte che vi aveva ospitato anche il Merisi) ed oggi al Museo Archeologico di Napoli.

Un momento di abbandono

Il rosso del mantello è di un tono spento come anche non rifulge il bianco del drappeggio che cinge San Giovanni. Il suo sguardo – che è in realtà celato allo spettatore – è come perso, come sovrappensiero, in un momento d’abbandono.

Anche i simboli sono ridotti al minimo: sparita la pelle di cammello, si intravede appena uno dei due bracci della croce alla fine della canna. Il santo ha acconta una ciotola ed alle spalle, dall’oscurità, emergono le sagome di tronchi. Forse cipressi. Il tronco è colpito dalla luce e non mostra certo né le forza né la muscolatura di altri famosi quadri di Caravaggio (si pensi alla Flagellazione di Rouen).

Probabilmente, Michelangelo Merisi voleva rappresentare proprio questa: la solitudine e la sofferenza dell’eremitaggio dove le privazioni inducono in san Giovanni Battista un momento di stanco abbandono.

Merita guardare attentamente il modello: tutt’altro che ascetico, è un giovane di allora. Caravaggio non si smentisce neanche questa volta.

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Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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