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Gli affreschi di Castelseprio: tra Medioevo e Bisanzio

Santa Maria Foris Portas a Castelseprio conserva affreschi antichi – databili tra il VII e l’VIII secolo – che debbono essere visti da chi si interessi dell’arte di quei secoli così remoti.

Infatti, a differenza di altre testimonianze coeve, gli affreschi di Santa Maria Foris Portas si discostano significativamente dai canoni bizantini e dalla rappresentazione frontale delle figure per percorrere strade che hanno fatto si che venissero da alcuni individuati come ellenicizzanti.

In realtà, come spesso accade, è necessario partire dalla storia di quegli anni e dalla particolare posizione di Castelseprio.

Castelseprio: un po’ di storia

Partiamo da qualche secolo prima dei nostri affreschi. Il III secolo d.C. vede l’inizio delle invasioni barbariche e la castelseprio santa maria foris portas affreschinecessità di costruire sistemi di difesa lungo le vie d’accesso da nord alla Pianura Padana.

Nel IV secolo sorge così un’ampia area fortificata (oggi compresa nell’area archeologica di Castelseprio) governando un territorio che si spingeva a nord fino al Lago Maggiore ed al Lago di Lugano. Con la caduta dell’Impero Romano, i Goti e i Longobardi riutilizzeranno al loro volta queste strutture militari.

Proprio con i Longobardi (che invadono l’Italia nella seconda metà del VI secolo), Castelseprio assurge al ruolo di capoluogo della Giudicaria longobarda di Seprio. Un territorio particolarmente ampio che si spingeva a nord fino alle valli alpine e fino ai fiumi Ticino e Seveso ad ovest e ad est. Gli studi indicano che il ruolo di Castelseprio rimase significativo fino al IX secolo per poi subire la pressione espansiva di Milano.

Proprio nel IX secolo – a partire dal 961 – fanno la loro comparsa i Conti del Seprio, famiglia franco-longobarda che assunse il controllo della contea in via ereditaria che mantenne fino al 1044 quando la stessa venne annessa dalla Signoria di Milano.

Santa Maria foris portas

castelseprio santa maria foris portas affreschiForis portas rispetto all’antico castrum, questa chiesa risale secondo la tradizione al VII-VIII secolo anche se studi più recenti la daterebbero al secondo quarto del IX. Siamo, cioè, tra l’825 e l’850 d.C. in epoca carolingia. Circa cinquant’anni dopo la presa di Pavia e del Regno d’Italia da parte di Carlo Magno.

In realtà, la questione sulla datazione dell’edificio e degli affreschi in esso contenuti è assolutamente aperta e si espande su un arco di circa tre secoli. Il tema è particolarmente complesso anche perché ci troviamo nel medesimo periodo nel quale l’Impero Romano d’Oriente era percorso dal movimento dell’iconoclastia.

Da qui prende corpo anche l’ipotesi che autori degli affreschi possano essere artisti che lasciarono Bisanzio per operare in occidente.

Gli affreschi di Santa Maria foris portas

Resta il fatto, qualsiasi punto di vista si assuma sulla datazione, che la qualità degli affreschi è importante.

Il ciclo di affreschi si dispiega nell’abside della chiesa su due livelli, partendo dal lato sinistro. Alcune scene sono castelseprio santa maria foris portas affreschiandate perdute, ma quelle giunte fino a noi rappresentano L’Annunciazione, Maria supera la prova delle acque amare, l’Angelo appare a Giuseppe, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione di Gesù al tempio, il Viaggio a Betlemme, la Natività, il Trionfo di Cristo e gli Angeli Trionfanti. Al centro dell’abside il Cristo Pantocratore.

Quello che colpisce in numerose parti del ciclo è il collegamento di questi affreschi all’arte antica. La presenza dell’uso della prospettiva, il realismo nella rappresentazione dei personaggi e degli animali, il drappeggio delle tuniche sono come un filo rosso che unisce i secoli delle civiltà romana e greca ad un mondo dove tutto è cambiato e che sta cercando la sua nuova dimensione anche artistica.

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Per un approfondimento si cliccare la voce Enciclopedia Treccani – Castelseprio

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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