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Storia dell'arte

Pietro Cavallini: le biografie del Vasari e del Ghiberti

Sono pochissimi i documenti sopravvissuti fino a noi che riguardino Pietro Cavallini. Un atto di compravendita del 1273 dove Petrus dictus Caballinus de Cerronibus compare come testimone. Poi nel 1308 la delibera di Carlo II d’Angio che stabilisce una rendita annua per Cavallini indicato come de Roma pictor. Poi null’altro.

Dovette per vivere a lungo. Il figlio Giovanni Cavallini per enfatizzare questo concetto scrisse che il padre aveva vissuto cent’anni. Il Vasari pone in un primo tempo la sua morte a settantacinque anni ma poi la porta a ottantacinque. Possiamo dunque ritenere che sia vissuto tra la metà del XIII secolo ed il primo quarto del XIV.

Pietro Cavallini Vasari e Ghiberti

Due biografie ce ne illustrano le opere. Quella di Giorgio Vasari nelle Vite e quella assai anteriore di Lorenzo Ghiberti (1378-1455) nei suoi Commentari.

Purtroppo, gran parte delle opere citate da ambedue sono andate perse o sono giunte a noi fortemente rimaneggiate. Di qui la difficoltà di ricostruire compiutamente la sua attività soprattutto in relazione alle molte opere attribuitegli da Vasari.

Gli a capo e i titoli inseriti nei testi che seguono sono nostri e finalizzati unicamente a rendere più agevole la lettura a video.

Giorgio Vasari: la Vita di Pietro Cavallini

Essendo già stata Roma molti secoli priva non solamente delle buone lettere e della gloria dell’armi, ma eziandio di tutte le scienze e bone arti, come Dio volle, nacque in essa Pietro Cavallini in que’ tempi che Giotto, avendo si può dire tornato in vita la pittura, teneva fra i pittori in Italia il principato.

Cavallini all’Aracoeli, a San Pietro e Santa Maria in Trastevere

Costui, dunque, essendo stato discepolo di Giotto, et avendo con esso lui lavorato nella nave di musaico in S. Piero fu il primo che dopo lui illuminasse quest’arte, e che cominciasse a mostrar di non essere stato indegno discepolo di tanto maestro, quando dipinse in Araceli sopra la porta della sagrestia alcune storie che oggi sono consumate dal tempo, e in S. Maria di Trastevere moltissime cose colorite per tutta la chiesa in fresco.

Dopo, lavorando alla capella maggiore di musaico (clicca per Pietro Cavallini: i mosaici di Santa Maria in Trastevere) e nella facciata dinanzi alla chiesa, mostrò nel principio di cotale lavoro, senza l’aiuto di Giotto saper non meno esercitare e condurre a fine il musaico, che avesse fatto la pittura: facendo ancora nella chiesa di S. Grisogono molte storie a fresco, s’ingegnò farsi conoscer similmente per ottimo discepolo di Giotto e per buono artefice.

Santa Cecilia in Trastevere, San Pietro e San Paolo

Parimente pure in Trastevere dipinse in S. Cecilia quasi tutta la chiesa di sua mano (clicca per Pietro Cavallini: il Giudizio Universle di Santa Cecilia) leggi , e nella chiesa di S. Francesco appresso Ripa molte cose. In S. Paulo poi for di Roma fece la facciata che v’è di musaico, e per la nave del mezzo molte storie del Testamento Vecchio. E lavorando nel capitolo del primo chiostro a fresco alcune cose, vi mise tanta diligenza, che ne riportò dagl’uomini di giudizio nome d’eccellentissimo maestro, e fu perciò dai prelati tanto favorito, che gli fecero dar a fare la facciata di S. Piero di dentro fra le finestre, tra le quali fece di grandezza straordinaria, rispetto alle figure che in quel tempo s’usavano, i quattro Evangelisti lavorati a bonissimo fresco, e un S. Piero e un S. Paulo, e in una nave buon numero di figure, nelle quali per molto piacergli la maniera greca, la mescolò sempre con quella di Giotto; e per dilettarsi di dare rilievo alle figure, si conosce che usò in ciò tutto quello sforzo, che maggiore può immaginarsi da uomo.

L’affresco dell’Aracoeli

Ma la migliore opera che in quella città facesse fu nella detta chiesa d’Araceli sul Campidoglio, dove dipinse in fresco nella volta della tribuna maggiore la Nostra Donna col Figliuolo in braccio circondata da un cerchio di sole, e a basso Ottaviano imperador, al quale la sibilla Tiburtina mostrando Gesù Cristo, egli l’adora; le quali figure in quest’opera, come si è detto in altri luoghi, si sono conservate molto meglio che l’altre, perché quelle che sono nelle volte, sono meno offese dalla polvere, che quelle che nelle facciate si fanno.

Pietro Cavallini in Toscana

Venne dopo quest’opere Pietro in Toscana per veder l’opere degl’altri discepoli del suo maestro Giotto e di lui stesso; e con questa occasione dipinse in S. Marco di Firenze molte figure che oggi non si veggiono, essendo stata imbiancata la chiesa, eccetto la Nonziata che sta coperta accanto alla porta principale della chiesa. In S. Basilio ancora, al canto alla Macine, fece in un muro un’altra Nunziata a fresco tanto simile a quella che prima aveva fatto in S. Marco e a qualcun altra che è in Firenze, che alcuni credono, e non senza qualche verisimile, che tutte siano di mano di questo Piero; e di vero non possono più somigliare l’una l’altra di quello che fanno.

Fra le figure che fece in S. Marco detto di Fiorenza fu il ritratto di papa Urbano Quinto con le teste di S. Piero e S. Paulo di naturale, dal qual ritratto ne ritrasse fra’ Giovanni da Fiesole quello che è in una tavola in S. Domenico pur di Fiesole; e ciò fu non piccola ventura, perché il ritratto che era in S. Marco, con molte altre figure che erano per la chiesa in fresco, furono, come s’è detto, coperte di bianco, quando quel convento fu tolto ai monaci che vi stavano prima e dato ai frati Predicatori, per imbiancare ogni cosa con poca avvertenza e considerazione.

Ad Assisi e Orvieto

Passando poi nel tornarsene a Roma per Ascesi, non solo per vedere quelle fabriche e quelle così notabili opere fattevi dal suo maestro e da alcuni suoi condiscepoli, ma per lasciarvi qualche cosa di sua mano, dipinse a fresco nella chiesa di sotto di S. Francesco, cioè nella crociera che è dalla banda della sagrestia, una Crocifissione di Gesù Cristo con uomini a cavallo armati in varie fogge e con molta varietà d’abiti stravaganti e di diverse nazioni straniere. In aria fece alcuni Angeli, che fermati in su l’ali in diverse attitudini piangono dirottamente, e stringendosi alcuni le mani al petto, altri incro[cic]chiandole, e altri battendosi le palme, mostrano avere estremo dolore della morte del Figliuolo di Dio, e tutti dal mezzo in dietro o vero dal mezzo in giù sono convertiti in aria. In questa opera, che è bene condotta nel colorito che è fresco e vivace, e tanto bene nelle commettiture della calcina, ch’ella pare tutta fatta in un giorno, ho trovato l’arme di Gualtieri duca di Atene, ma per non vi essere né millesimo né altra scrittura, non posso affermare che ella fusse fatta fare da lui. Dico bene, che oltre al tenersi per fermo da ognuno ch’ella sia di mano di Pietro, la maniera non potrebbe più di quello che ella fa, parer la medesima: senzaché si può credere, essendo stato questo pittore nel tempo che in Italia era il duca Gualtieri, così che ella fusse fatta da Piero, come per ordine del detto Duca. Pure, creda ognuno come vuole, l’opera come antica non è se non lodevole, e la maniera, oltre la publica voce, mostra ch’ella sia di mano di costui. Lavorò a fresco il medesimo Piero nella chiesa di S. Maria d’Orvieto, dove è la santissima reliquia del Corporale, alcune storie di Gesù Cristo e del corpo suo con molta diligenza; e ciò fece, per quanto si dice, per messer Benedetto di messer Buonconte Monaldeschi signore in quel tempo, anzi tiranno di quella città.

Affermano similmente alcuni che Piero fece alcune sculture, e che gli riuscirono, perché aveva ingegno in qualunque cosa si metteva a fare, benissimo, e che è di sua mano il Crucifisso, che è nella gran chiesa di S. Paulo fuor di Roma, il quale, secondo che si dice e credere si dee, è quello che parlò a S. Brigida l’anno 1370. Erano di mano del medesimo alcune altre cose di quella maniera, le quali andarono per terra quando fu rovinata la chiesa vecchia di S. Piero per rifar la nuova.

Gli ultimi anni

Fu Pietro in tutte le sue cose diligente molto, e cercò con ogni studio di farsi onore e acquistare fama nell’arte. Fu non pure buon cristiano, ma divotissimo e amicissimo de’ poveri, e per la bontà sua amato non pure in Roma sua patria, ma da tutti coloro che di lui ebbono cognizione o dell’opere sue. E si diede finalmente nell’ultima sua vecchiezza con tanto spirito alla religione, menando vita esemplare, che fu quasi tenuto Santo. Laonde non è da maravigliarsi, se non pure il detto Crucifisso di sua mano parlò, come si è detto, alla Santa, ma ancora se ha fatto e fa infiniti miracoli una Nostra Donna di sua mano la quale per lo migliore non intendo di nominare, sebbene è famosissima in tutta Italia, e sebbene so[no] più che certo e chiarissimo per la maniera del dipignere ch’ell’è di mano di Pietro, la cui lodatissima vita e pietà verso Dio, fu degna di essere da tutti gl’uomini imitata. Né creda nessuno per ciò, che non è quasi possibile, e la continua sperienza ce lo dimostra, che si possa senza il timor e grazia di Dio, e senza la bontà de’ costumi, ad onorato grado pervenire. Fu discepolo di Pietro Cavallini Giovanni da Pistoia, che nella patria fece alcune cose di non molta importanza.

Morì finalmente in Roma d’età d’anni ottantacinque di mal di fianco preso nel lavorare in muro, per l’umidità e per lo star continuo a tale esercizio. Furono le sue pitture nel 1364. Fu sepolto in S. Paulo fuor di Roma onorevolmente e con questo epitaffio: Quantum Romanae Petrus decus addidit urbi pictura, tantum dat decus ipse polo. Il ritratto suo non si è mai trovato, per diligenza che fatta si sia; però non si mette.

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Lorenzo Ghiberti: Pietro Cavallini

Fu in Roma uno maestro el quale fu di detta Città; fu dottissimo infra tutti gli altri maestri fece moltissimo lavorio, e ’l suo nome fu Pietro Cavallini, e vedesi della parte dentro sopra alle porte 4 Evangelisti di sua mano in san Piero di Roma di grandissima forma molto maggiore che ’l naturale e due figure uno s. Piero e uno s. Pagolo, e sono di grandissime figure molto eccellentemente fatte e di grandissimo rilievo, e così ne sono dipinte sulla nave dal lato, ma tiene un poco della maniera antica cioè Greca.

Fu nobilissimo maestro dipinse tutta di sua mano santa Cecilia in Trastevere, la maggior parte di san Grisogono fece istorie sono in santa Maria in Trastevere di musaico molto egregiamente, nella Cappella maggiore 6 istorie. Fu molto perito in detta arte.

Dipinse tutta la Chiesa di san Francesco, in s. Pagolo era di musaico la faccia dinanzi, dentro nella Chiesa tutte le parieti delle navi di mezzo erano dipinte storie del testamento vecchio. Era dipinto el capitolo tutto di sua mano egregiamente fatte.

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