firenze orsanmichele lorenzo di credi san bartolomeo
Città d'Arte, Slider home, Storia dell'arte

Quattro delizie a Orsanmichele: i santi delle Arti

La chiesa di Orsanmichele, in via dei Calzaiuoli a Firenze (a pochi passi da Palazzo Vecchio) racchiude un ragguardevole numero di tesori d’arte sia statuaria che pittorica nonché maioliche dei Della Robbia e il magnifico tabernacolo dell’Orcagna.

Orsanmichele: la chiesa delle Arti

Chiamata in origine San Michele in Orto, era la chiesa delle Arti (le corporazioni) fiorentine ed i capolavori in essa sono proprio il frutto delle donazioni delle arti stesse.

Un recente restauro ha restituito all’antico splendore quattro tavole di santi poste sulla parete sinistra della chiesa. Raccolte in altrettante nicchie, sono un baleno di colore nella penombra della chiesa. Quattro momenti di bella pittura da gustare nei particolari dedicando loro il tempo necessario.

Lorenzo di Credi: San Bartolomeo

Lorenzo di Credi San Bartolomeo Orsanmichele FirenzeSe volessimo procedere in ordine temporale, la prima opera è il San Bartolomeo di Lorenzo di Credi (1459-1537). Lorenzo, allievo prediletto di Andrea del Verrocchio, lo dipinse per l’Arte degli Oliandoli e dei Pizzicagnoli nel 1485.

E’ lo stesso Vasari ad attribuirgli l’opera nelle Vite. Quella del Verrocchio era una bottega affollata di grandi talenti. Tra i suoi allievi il Perugino e Leonardo da Vinci. E il Vasari così racconta della passione che Lorenzo di Credi aveva per l’opera del grande Leonardo: “..e perché a Lorenzo piaceva fuor di modo la maniera di Lionardo, la seppe così ben imitare, che niuno fu che nella pulitezza e nel finire l’opere con diligenza l’imitasse più di lui”.

Il San Bartolomeo è affascinante per i colori delle vesti e l’espressione velata di tristezza. Guardate la mano sinistra e i piedi, tra i particolari anatomici più difficili, e qui impeccabili.

Merita notare come il piede sinistro sporga dall’immagine. Un richiamo, probabilmente, alla medesima soluzione adottata dal Verrocchio nella statua L’Incredulità di San Tommaso, sempre a Orsanmichele.

Jacopo del Sellaio: San Giuliano

L’opera è in realtà di attribuzione incerta. Infatti Bernard Berenson la attribuisce a Jacopo del Sellaio (1442-1493) mentre Walter Paatz a Francesco Botticini (1446-1498). Siamo sempre Jacopo del Sellaio San Giuliano Orsanmichele Firenzecomunque nell’ambito delle botteghe operanti nella Firenze della seconda metà del ‘400.

L’immagine si riferisce a San Giuliano l’Ospitaliere, ritratto con la spada. La scelta di questo santo, porta a ritenere che il committente fosse l’arte degli Albergatori.

L’ampio mantello rosso vivo da forza e presenza alla figura di San Giuliano, ma certo il San Bartolomeo di Lorenzo di Credi ha una finezza diversa.

La predella racconta la storia di San Giuliano l’Ospitaliere che traghettava i viandanti da una riva all’altra del fiume Potenza nei pressi di Macerata. Qui trasporta a casa un infermo dove l’attende la moglie.

Antonio Sogliani: San Martino

Antonio Sogliani San Martino Orsanmichele“Antonio Sogliani, pittor fiorentino, il quale era tanto nell’aspetto freddo e malinconico, che parea la stessa malinconia”. Così il Vasari racconta del Sogliani, allievo devoto di Lorenzo di Credi.

Ed è sempre il Vasari ad attribuire il San Martino al suo autore: “Partito poi dal detto suo maestro, fece nella chiesa di San michele in Orto per l’arte de’ Vinattieri un San Martino a olio in abito da vescovo il quale gli diede nome di bonissimo maestro”.

San Martino è in abito da vescovo: infatti, nel 361 aveva fondato a Ligugé quello che ritenuto il primo monastero d’Europa e nel 371 divenne vescovo di Tours. L’episodio più noto della sua storia, è invece narrato nella predella. Qui San Martino, ufficiale della cavalleria imperiale romano, tagli in due il suo mantello per donarne una parte ad un povero.

Raffinati il piviale e la testa del pastorale. Il gusto dei colori richiama il San Bartolomeo lì accanto.

Francesco Morandini Il Poppi: Santo Stefano

L’opera è alternativamente attribuita a Francesco Morandini, detto Il Poppi (1544-1579) o a Alessandro Fei detto Del Barbiere (1543-1592). L’opera fu realizzata intorno alFrancesco Morandini Santo Stefano Orsanmichele Firenze 1570 per l’Arte della Lana della quale il santo era patrono.

Santo Stefano fu uno dei primi sette diaconi e così è rappresentato nella tavola. Fu martirizzato per lapidazione a Gerusalemme e questa scena è descritta nella predella.

Delicatissimo l’incarnato del santo ed altrettanto i colori della veste che virano tra il bianco ed un viola leggero.

Orsanmichele Firenze

Via dell’Arte della Lana, Firenze

Orario di Apertura:

  • Chiesa – piano terreno:
    Tutti i giorni: 10.00 – 16.50
  • Museo delle sculture – primo e secondo piano:
    Lunedì:   10.00 – 16.50
    Sabato:  10.00 – 12.30
    Ingressi consentiti fino a dieci minuti prima della chiusura

Per il sito di Orsanmichele Firenze visita il sito dei Musei del Bargello

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

Leave a Comment