francesco mochi battesimo cristoFrancesco Mochi Battesimo di Cristo
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Francesco Mochi: il Battesimo di Cristo dei Fiorentini

Il Battesimo di Cristo di Francesco Mochi è una scultura che arriva nel profondo dei sentimenti, con immediatezza assoluta. Non ha nulla di solenne o celebrativo ma tutto di umano. Di verità, di realismo.

Il Battesimo di Cristo di Francesco Mochi: epoca e storia

Siamo negli anni ’40 del ‘600. Gian Lorenzo Bernini, è ormai ben affermato sulla scena artistica di una Roma dove è sbocciato il barocco.

francesco mochi battesimo di cristo san giovanni dei fiorentiniCome non si vedeva forse dai tempi di Roma antica, la scultura è un genere artistico in grande ascesa. Apprezzatissima dai committenti e leva fondamentale nello sviluppo del barocco, l’arte di modellare il marmo sta vivendo una stagione particolarmente felice.

Francesco Mochi (Montevarchi 1580 – Roma 1654) è in quegli anni un artista maturo all’apice della sua carriera. Nel 1633 funge da Principe per l’Accademia di San Luca e alla fine di quel decennio realizza la statua della Veronica a San Pietro: una pietra miliare della sua opera.

La famiglia Falconieri, a sua volta, era un antico casato fiorentino che vedeva nel cardinale Lelio e nel fratello di questi Orazio (marito di Ottavia Sacchetti) i suoi personaggi di spicco in quello scorcio di XVII secolo.

La vicenda realizzativa del Battesimo di Cristo meriterebbe un romanzo. Si trascinò per circa trent’anni e trovò il suo compimento solo dopo che sia il committente, Orazio Falconieri, che lo stesso Mochi passarono a miglior vita.

L’intera vicenda e le molte congetture sulle cause di una tale vicenda aprono una finestra particolarmente interessanti sugli intrecci tra arte e potere a Roma nel secolo d’oro del barocco. Per tutto ciò vi rimando all’articolo di Stefano Pierguidi “Vicende della Cappella Falconieri in San Giovanni dei Fiorentini…”.

I Falconieri e il presbiterio di San Giovanni dei Fiorentini

francesco mochi battesimo cristo san giovanni fiorentiniIn estrema sintesi possiamo dire che la famiglia Falconieri, già intorno al 1630 si era posta come obiettivo di intervenire sul presbiterio della basilica al fine di dare luce al proprio casato e, in realtà, riuscì nell’intento.

Infatti, il presbiterio come lo vediamo oggi, con il Battesimo di Cristo di Ercole Raggi e i due monumenti funerari dei fratelli Lelio e Orazio rispettivamente a sinistra e a destra nasce proprio in quel frangente.

Senza infilarci in questa vicenda che si porterebbe troppo lontano, possiamo dire che la commissione del Battesimo di Cristo a Francesco Mochi da parte di Orazio Falconieri nasce con l’intento di realizzare il gruppo scultoreo che sarebbe dovuto andare ad ornare il presbiterio.

Inizia l’opera

Nel 1644 vengono cavati a Carrara i blocchi di marmo necessari all’opera e nel 1646 questi vengono consegnati a Mochi. Ci vollero però quasi otto anni perché dai blocchi nascessero le sculture che solo nel 1655, cioè dopo la morte del loro artefice, approdarono nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini.

Nel 1664 moriva Orazio Falconieri e suo figlio, Paolo Francesco, commissiona a Raggi il Battesimo che oggi vediamo alle spalle dell’altare maggiore. Erano cambiati i tempi, i gusti e probabilmente anche i rapporti tra i potentati romani e gli artisti da loro protetti. Così il cantiere di quella che, nelle intenzioni dei Falconieri, doveva essere la loro cappella venne affidato a Borromini e, alla morte di questi, a Pietro da Cortona.

I due colossi dei Battesimo di Francesco Mochi (il San Giovanni Battista è alto 340 cm e il Cristo 315 cm) vennero prima trasferiti nel Palazzo Falconieri a Via Giulia e poi nel 1805 a Ponte Milvio. Da qui nel 1955 vennero collocati a Palazzo Braschi da dove nel 2016 sono tornati a San Giovanni dei Fiorentini.

Li trovate nella terza cappella a mano sinistra, ovvero, giustamente, nel battistero della basilica.

Francesco Mochi Battesimo di Cristo: l’opera

Che dire: si tratta di un’opera straordinaria, non bisogna essere uno storico dell’arte per capirlo. Nel bel mezzo del barocco, Francesco Mochi concepisce e realizza una scultura fuori dal coro e dall’umanità profondissima.

San Giovanni Battista, ossuto, magro per le privazioni, con la bisaccia a tracolla, cinto solo da un povero lembo di stoffa battezza nostro Signore. E Gesù si inchina umilmente di fronte al cugino di qualche anno piùmochi battesimo cristo anziano. Lui, il figlio di Dio, emozionato come un qualsiasi fedele che in età adulta, e dunque pienamente cosciente, riceva il Battesimo.

Per salvare le apparenze e dargli un tono minimamente acconcio, Mochi cinge Gesù con un drappo di sentore un poco più antico, più classico.

Raggi (guardate nel presbiterio) costruisce una scena simile in termini di posizione delle figure ma notate quanto siano diverse le interpretazioni. Il dinamismo forzato delle figure di Raggi, la loro muscolarità, la ridondanza delle vesti.

Nel Battesimo di Francesco Mochi vi è tutta la sofferenza del Dio fatto Uomo, in quello del Raggi solo teatralità.

Ovviamente dato il livello dell’artista, il Battesimo del Mochi ha un’esecuzione perfetta. Guardate i capelli metafisici di Gesù i cui boccoli sono in piega ad onta della forza di gravità. Le braccia incrociate di Gesù sono il mio particolare preferito: commoventi ed emozionanti e splendide nell’esecuzione.

Nessuna epoca, nessuna cultura artistica è un monolite. Per fortuna, l’arte è sempre un caleidoscopio di diverse esperienze e realizzazioni. Merita in questo caso riflettere sul fatto che mentre Francesco Mochi realizzava il Battesimo, il sommo maestro del barocco, Gian Lorenzo Bernini compiva una delle sue prodezze, la Cappella Corner a Santa Maria della Vittoria con la Transverberazione di Santa Teresa. Possono esservi due capolavori così diversi ma altrettanto affascinanti?

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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