gely korzhev biennale di venezia 2019
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Gely Korzhev alla Biennale di Venezia: l’evoluzione dell’arte sovietica

La mostra Gely Korzhev. Back to Venice segna il ritorno a Venezia di Gely Korzhev (1925-2012), una delle figure più eminenti del panorama pittorico, prima sovietico e poi russo, della seconda metà del Novecento.

Gelij Koržev e la 31° Biennale di Venezia

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Gelij Korzhev – Il Nuovo Slogan

Il ritorno in Laguna avviene 57 anni dopo la sua partecipazione alla XXXI Biennale, quando, assieme tra gli altri a Viktor Popkov, risultò, nel padiglione dell’URSS, la voce più convincente del cosiddetto stile severo che cercava, nell’alveo ancora quasi inscalfito del realismo socialista, una via espressiva d’uscita dai canoni ferrei dell’epoca staliniana.
I giudizi, all’epoca, furono contrastanti. Oggi, passati quasi sessant’anni, sarà probabilmente più semplice guardare le opere pensando al loro valore artistico prima che politico.

Nel 1962, infatti, Larisa Salmina, il commissario del padiglione, esplicitava così i criteri con cui erano stati selezionati gli artisti che dovevano rappresentare la cultura artistica russa in una fase molto delicata della sua vicenda novecentesca, quella del disgelo post staliniano guidata da Nikita Khrushchev: “L’arte sovietica è rappresentata alla XXXI Biennale di Venezia da alcuni artisti appartenenti a varie nazionalità e generazioni. L’opera di questi artisti dà una chiara idea di quanto siano numerose le maniere creative, di quanto sia ricca la tematica che illustra la vita del popolo sovietico, e di come sia profondamente umana l’arte sovietica”.

Se Renato Guttuso parlò allora di “resistenzialismo”, i critici italiani scrissero invece o di un “faticoso travaglio per il rinnovamento” (Mario De Micheli) o di un perdurante arretramento. Paolo Rizzi su “Il Gazzettino” denunciava: «Destalinizzare la pittura dei paesi socialisti. Già, come se tutto dipendesse da Stalin, come se bastasse togliere dai muri i ritratti del dittatore ripudiato. […] È troppo facile il giochetto. È troppo facile dire che tutta la creazione artistica dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti è alla vigilia di un cosciente rinnovamento che non intacca, anzi rafforza i valori».

Korzhev espose, in quel lontano 1962, una sorta di autoritratto (L’artista inginocchiato del 1961, che sta realizzando un piccolo nudo di donna a gessetti sul ciglio di un marciapiede, e tiene accanto a sé un basco con qualche moneta offerta dai passanti) e soprattutto il trittico Comunisti (1957-1960), ora al Museo Russo di Stato di San Pietroburgo. Sono tre vaste tele, due verticali, una orizzontale, di misure irregolari: la prima (in ordine di esecuzione), è intitolata Internazionale, dominata da due figure in piedi, due soldati dell’Armata Rossa su un campo di battaglia, una che suona il corno, l’altra, di spalle, che regge virilmente il vessillo del reggimento; la seconda – l’unica orizzontale: Alzando la bandiera – mostra un civile inginocchiato, che prende in mano la bandiera rossa abbandonata da un compagno caduto; la terza (Omero: lo studio) ha come protagonista uno scultore, in realtà in abiti militari, intento a modellare un busto del poeta greco.

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Gelij Koržev – Marusja

Gely Korzhev: la retrospettiva della 58° Biennale

Gely Korzhev. Back to Venice, presenta al pubblico italiano e internazionale, con oltre 50 dipinti, una consistente sequenza di opere del maestro, che non potranno non rimettere in discussione i giudizi espressi in occasione della XXXI Biennale probabilmente influenzati dall’atmosfera di quegli anni. La rassegna di Ca’ Foscari procede per nuclei tematici ben definiti, focalizzandosi criticamente sugli aspetti che sono stati ritenuti più rilevanti nella vasta produzione dell’artista.

Davanti agli spettatori sfileranno così i monumentali nudi, le nature morte, alcuni altri esempi particolarmente riusciti della sua originale declinazione della pittura realista sovietica. Il centro essenziale del

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Gelij Korzhev – Il Pittore

percorso si impernia tuttavia sulle immagini dolenti della memoria degli anni della Grande Guerra Patriottica (il nome russo della Seconda Guerra Mondiale), che sono anche i capolavori che hanno garantito a Korzhev il maggior riconoscimento internazionale. Tracce di guerra (1963-1964) fu infatti prescelto, tra oltre 500 opere esposte, come manifesto per la grande esposizione “Berlino-Mosca Mosca-Berlino” del 2003 al Martin Gropius Bau. La rassegna si conclude con le meditazioni visive del pittore sul collasso del sistema sovietico: sono dipinti a volte di accorato coinvolgimento, altre volte di recisa denuncia sociale, altre ancora grottesche, come nelle degenerazioni ibride dei cosiddetti Tyurlikis e negli scheletri dell’URSS.
L’esposizione, come recita il suo stesso titolo, costituisce dunque anche l’occasione per rileggere, dopo più di mezzo secolo, quell’esordio veneziano di Korzhev.

Gely Korzhev – Biografia

Gely Korzhev nasce a Mosca il 7 luglio 1925. Il padre, così come il nonno, era un architetto, mentre la madre era un’insegnante di lingua e letteratura russa. In famiglia l’attività grafica era concepita come un impiego serio e non ludico, e anche in forza di questo Gely impara a disegnare presto e molto bene.

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Gely Korzhev – Adam Andreevich e Eva Petrovna

Nel 1939 viene ammesso alla Scuola superiore d’arte di Mosca. Nel 1944 Korzhev si diploma ed entra all’Istituto d’arte di Mosca al reparto di pittura, dove tra i suoi insegnanti conosce Gerasimov. Nel 1951 lavora al pannello decorativo di Pavel Sokolov-Skalia per il Padiglione n.26 alla mostra di tutte le Unioni dell’Agricoltura. Nello stesso anno Gerasimov gli offre una cattedra alla Scuola d’arte industriale di Mosca, l’attuale Accademia Stroganov. E due anni dopo vi diventa docente.

Nel 1954 entrò nell’Unione degli artisti dell’URSS di Mosca. Grazie al suo talento diviene in poco tempo uno dei maggiori artisti del regime; questo gli permise di viaggiare molto, prima in Europa e poi in America. Nel 1961 vince la medaglia d’oro dall’Accademia delle Arti dell’URSS per il trittico Comunisti e partecipa con Alexander Bubnov a una mostra a Cracovia e Varsavia. Nel 1962 egli partecipa alla prima mostra fuori dal blocco del Patto di Varsavia esponendo alla 31esima Biennale di Venezia. Viene poi eletto membro della commissione della Federazione russa per i premi di letteratura e arte e, nel 1970, dell’Accademia d’arte russa.

Negli anni successivi Korzhev partecipa alla mostra “5 artisti sovietici” in Bulgaria, Cecoslovacchia e nella Repubblica Democratica Tedesca. Negli anni ’80 l’artista entra in crisi e, deluso dalla situazione politica, decide di ritirarsi a vita privata circondato dalla famiglia e da pochi amici intimi.

Nel 2003 riceve il premio Sholokhov per il suo «significativo contributo alla cultura e al mondo russo» e nel 2007 il Museo di arte russa di Minneapolis presenta una sua personale: “Sollevando la bandiera. L’arte di Gely Korzhev”.

Gely Korzhev muore a Mosca il 27 agosto 2012 e l’anno successivo l’Istituto d’arte russa di Mosca gli dedica una mostra retrospettiva.

Gely Korzhev. Back to Venice

10 Maggio – 3 Novembre 2019

Venezia, Ca Foscari Esposizioni
Orari: da martedì a domenica (chiuso il lunedì)
Dalle 10 alle 18
Ingresso libero

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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