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Madonna della Bocciata: Pietro Cavallini nelle Grotte Vaticane

La Madonna della Bocciata, attribuita a Pietro Cavallini o alla sua bottega, è posta sopra l’altare della cappella più antica tra quelle che circondano la tomba di San Pietro nelle Grotte Vaticane. Consumata dai secoli e danneggiata dagli spostamenti impostigli dall’incessante attività della Fabbrica di San Pietro, ci racconta però particolari importanti dell’attività artistica della Roma dei primi del ‘300.

Madonna della Bocciata: il perché del nome

Dobbiamo ad un tedesco appassionato di antichità, Nicolaus Muffel (1409-1469) il racconto del miracolo all’origine del nome di Madonna della Bocciata. Il Muffel era infatti al seguito di Federico III d’Asburgo quando questi ricevette la corona imperiale da Nicolò V nel 1452. Da quel viaggio trasse un libro (Descrizione della città di Roma nel 1452 : delle indulgenze e dei luoghi sacri) che narra di un miracolo avvenuto nel 1440.

Un soldato ubriaco, stizzito per le perdite subite al gioco, avrebbe tirato una pietra (o una boccia, appunto) contro l’affresco mariano. La Vergine, colpita sulla guancia destra, sanguinò. Il segno del colpo, vuole la leggenda, è quello che ancora oggi compare sulla guancia della Madonna.

Sulla veridicità del miracolo sospenderei il giudizio. Come vedremo, l’affresco si trovava in un luogo che mal si prestava al gioco e tanto meno al lancio di sassi.

Madonna della Bocciata: l’affresco

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Pietro Cavallini Madonna della Bocciata

In realtà, quella che vediamo oggi è solo la parte centrale dell’affresco. Ci viene però in soccorso Tiberio Alfarano (1525-1596). Questi fu canonico della Basilica di San Pietro dal 1567 ed autore dell’opera De basilicae vaticanae antiquissima et nova structura. Un libro prezioso perché descrive minutamente la struttura di San Pietro prima del rifacimento avvenuto tra XVI e XVII secolo.

Alfarano, arrivato a Roma nel 1544 per restarvi fino alla morte, parla di cose viste con i suoi occhi. La Madonna della Bocciata sarebbe stato un affresco assai più ampio contenente, oltre alle figure della Vergine con il Bambino, anche san Pietro, san Paolo e san Teodoro. Quest’ultimo, vissuto nel VI secolo, era il mansionario (il sacrestano) della basilica di San Pietro. Nell’affresco veniva rappresentato nell’atto di accendere delle lampade. Infatti, stando al racconto di San Gregorio Magno, San Pietro apparve al mansionario Teodoro mentre questi era intento ad accendere le lampade della basilica. Dunque un affresco molto più ampio di quello che conosciamo oggi.

Purtroppo Tiberio Alfarano nulla ci dice delle posizioni di San Pietro e Paolo ne di quella di San Teodoro. Possiamo immaginare i due Apostoli ai lati della Vergine e del Bambino. Per San Teodoro vedremo qualche ipotesi in più.

Il lungo viaggio della Madonna della Bocciata

Sempre grazie all’Alfarano sappiamo che l’affresco della Madonna della Bocciata decorava una cappelletta posta nel portico di San Pietro. Nel 1574 venne rimosso da lì a causa del rifacimento del portico stesso e trasferito nel Secretarium. Questa era la cappella – nota anche come Santa Maria della Febbre – adiacente al portico dove si preparavano per le funzioni i canonici della basilica (quale l’Alfarano era).

Evidentemente, però, la Madonna della Bocciata non doveva trovare pace. Nel 1608 vengono demolite sia la facciata della basilica che il Secretarium e l’affresco prende la strada delle Grotte Vaticane.

Sappiamo dagli archivi della Fabbrica di San Pietro che nel 1617 Benedetto Drei, architetto e capo della Floreria Apostolica, venne pagato per aver posizionato una Madonna di pittura che si trovava in fondo alle grotte vecchie nella cappella dove la vediamo oggi.

Tiberio Alfarano morì nel 1596 senza nulla dire del danneggiamento dell’affresco al momento in cui si trovava nel Secretarium (che conosceva bene). Dobbiamo quindi immaginare che il disastro sia avvenuto nel distacco del 1608 o negli anni da lì al 1617.

Peraltro, quelli non furono momenti facili per le opere presenti nel portico della basilica. Questo conservava infatti anche il prezioso Mosaico della Navicella che si vuole realizzato da Giotto ma nel quale anche Cavallini potrebbe aver avuto un ruolo. La Navicella di oggi, dopo pesantissimi restauri seicenteschi, non ha più molto dei caratteri giotteschi.

Chi fu il committente e dove si trovava San Teodoro?

Due buone domande, come si usa dire. Esse nascono dalla direzione dello sguardo e dal gesto che il Bambino Gesù fa con la mano destra. Egli è infatti intento a benedire qualcuno che deve trovarsi in basso alla sua sinistra.

Potrebbe trattarsi di San Teodoro? Difficile a dirsi ma, di solito, in basso veniva posto il committente. Dunque, San Teodoro, un santo legato a Pietro, più facilmente poteva trovarsi accanto a quest’ultimo.

Dunque, oltre alle figure citate dall’Alfarano, forse ce n’era anche un’altra, in ginocchio di fronte al Bambino.

Pietro Cavallini e la Madonna della Bocciata

L’attribuzione a Pietro Cavallini della Madonna della Bocciata proviene dal confronto con un’altra opera del maestro. E’  la cappella del cardinale Matteo d’Acquasparta all’Aracoeli.

Scrive a tal proposito la storica dell’arte Daniela Sgherri:

“Nel nesso con un altro sacello funerario, quello di Matteo d’Acquasparta all’Aracoeli, si è svolta anche la discussione stilistica. Proposto da Biagetti (1941-1942, 278) in calce al restauro eseguito nei primissimi anni ‘40 del Novecento, l’accostamento si è variegato tra la diretta attribuzione al maestro (Boskovits 1979, 40 nota 73; Id. 1983, 303; Leone de Castris 1986, 239-240; Id. 2013, 41) o piuttosto nel suo ambito (Biagetti 1941- 1942, 278; Toesca 1951, 684 nota 207; Romano 1989b, 148; Tomei 2000a, 113; Schmitz 2013, 214) e sulla cronologia della Bocciata rispetto all’Acquasparta, se antecedente (Romano 1989b, 151; Tomei 2000a, 113) o più prudentemente prossima (Boskovits 1983, 303; Leone de Castris 1986, 239-240; Monciatti 2000, 870)….

Il legame con l’affresco Acquasparta è comunque molto forte, specialmente per la direzione dello sguardo della Vergine, che registra uno scatto dal basso verso l’alto, quasi impercettibile ma capace di conferire all’immagine insieme acutezza e austerità. Il trattamento plastico e modernissimo dei corpi e delle vesti dell’Acquasparta raggiunge però un vertice che la ‘Bocciata’ non consegue. L’affresco resta fedele ai sistemi costruttivi e plastici noti nell’Annunciazione di Santa Cecilia in Trastevere e del pannello d’altare della cappella Baylon all’Aracoeli: con un’impostazione similmente rigida di volti e colli, con il manto che analogamente è incrociato davanti al petto e lascia vedere solo un triangolo della veste rossa, e le mani che hanno uguale sagoma e andamento. Ambedue i Bambini mostrano ancora il manto sopra la veste, posato su una sola spalla; l’abito sottostante è scandito da un sistema di pieghe e lumeggiature che nel Bambino dell’Acquasparta acquisiranno una trama più compatta e levigata”.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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