Marcello Provenzale Volto di Gesù
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Marcello Provenzale: il mosaico del Volto di Gesù

di Camilla Fiore

Il piccolo capolavoro di arte musiva, firmato su una minuscola foglia d’oro appoggiata alle tessere vitree del montante sinistro, è una delle rare opere riferibili con certezza alla straordinaria mano dell’artista centese Marcello Provenzale (1576-1639).

Opere che, seppur nella loro esiguità, fanno intendere l’eccellenza dei risultati raggiunti dall’artista sia nella pittura – come si può rilevare nei due soli dipinti a noi pervenuti, la Trasfigurazione di Cristo e L’orazione di Gesù nell’orto, entrambi conservati a Cento presso la basilica di San Biagio e la Pinacoteca Civica – sia nell’arte del mosaico cui si dedicò una volta giunto a Roma.

Marcello Provenzale: mosaico del Volto di Gesù

Il “micromosaico” che qui si presenta è incorniciato da una doppia serie di tessere nere e blu lapislazzuli che delimitano uno sfondo aureo su cui si staglia, di tre quarti, il volto e parte del busto di Cristo con gli occhi rivolti verso il basso e lo sguardo pervaso da una vena malinconica e pensosa, già presago della morte imminente, in linea con lo spirito controriformistico del tempo (Gonzales-Palacios 1976, p. 27, Fiore 2010, pp. 74 ssg.).

L’opera è un esempio mirabile delle capacità espressive e tecniche che Marcello Provenzale seppe adoperare nella ricerca degli effetti cromatici e delle sfumature dell’incarnato, degli occhi assorti, delle ciocche della capigliatura e della barba di Cristo, usando tessere non allineate e di dimensioni differenti per le diverse zone del volto in modo tale da creare, nel mosaico, un effetto pittorico davvero sorprendente ed inedito.

Tramite questi mezzi, risulta particolarmente commovente la sensibilità con cui il mosaicista seppe esprimere lo stato d’animo del Cristo in meditazione, creando un’opera di fruizione devozionale, personale e intima.

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Marcello Provenzale – Volto di Gesù

Marcello Provenzale tra San Pietro e i Borghese

Per la conoscenza della vita e dell’opera di Provenzale rimane indispensabile la biografia stilata da Giovanni Baglione nelle sue Vite (Baglione 1642, ed. 1995, pp. 350 sgg.), che testimonia la conoscenza diretta del centese da parte dell’artista romano che lo propose per la nomina a principe dell’Accademia di San Luca nel 1619 (Fiore 2010, pp. 116 sgg.; C. Fiore in Baglione in c.d.s.). Nel testo sono menzionati tutti i maggiori incarichi e le opere più famose di Provenzale, compreso il restauro condotto sulla Navicella di Giotto in San Pietro (Munoz, 1925, pp. 433-442).

Sebbene non datato e non ricordato da Baglione, il Volto di Cristo è accostabile al primo periodo romano dell’artista, quando, a partire dal 1600, egli esordì nella decorazione musiva della basilica di San Pietro accanto al concittadino Pietro Rossetti (Fiore 2010, pp.65-70), specializzandosi in questa raffinata tecnica e applicandola anche in opere di ridotte dimensioni realizzate, quasi esclusivamente, per la famiglia Borghese. L’opera condivide con la grande decorazione petrina non solo l’ampio utilizzo di tessere dorate che donano neutralità e astrazione allo sfondo, ma anche la loro disposizione e misura.

La dimensione delle tessere

Assieme al piccolo mosaico raffigurante la Madonna col Bambino firmato e datato 1600, ancora oggi conservato presso la Galleria Borghese di Roma, l’opera si contraddistingue per l’utilizzo di tessere di dimensioni molto ridotte ma non minuscole e per una loro disposizione movimentata, che favorisce giochi di rifrazione di luce scintillanti e variegati; elementi, questi, tipici delle ampie composizioni musive da ammirare da grandi distanze. Al contrario, i mosaici di piccole dimensioni realizzati dall’artista a partire dal secondo decennio del XVII secolo, come la Civetta (Firenze, Museo degli Argenti), l’Orfeo e il Ritratto di Paolo V (entrambi a Roma, Galleria Borghese), si caratterizzano per tessere disposte in maniera ordinata e allineata, e dimensioni talmente minute da anticipare soluzioni simili alla pittura riferibili alle tecniche messe a punto più di un secolo dopo, allo scorcio del Settecento (Fiore 2010, pp. 21-24; Petochi, Altieri, Branchetti 1981, pp. 52 sgg.).

 
Firma di Marcello Provenzale

La precoce datazione, d’altra parte, trova oggi riscontro nell’inventario dei dipinti del cardinal Pietro Aldobrandini compilato da Agucchi nel 1603, dal quale risulta che nella collezione fossero presenti due opere di Marcello Provenzale e cioè un volto di Cristo in mosaico e un pendant raffigurante il volto della Madonna (D’Onofrio 1964, pp.204-205; C. Fiore, in L’Eterno e il tempo, 2018, p. 418; C. Fiore, in Baglione in c.d.s.).  

Volto di Gesù: storia collezionistica

Mentre di quest’ultimo mosaico non si hanno più notizie, il primo può essere riconosciuto nel capolavoro qui presentato. La considerazione di tale inventario getta finalmente nuova luce sulla provenienza di questo “micromosaico” che rappresentava un’incognita nell’opus di Provenzale. Mentre, in effetti, tutte le rare ed eccelse, prove del centese di ambito romano giunte fino ai giorni nostri possono essere riferite con certezza agli stretti rapporti intercorsi tra l’artista e i Borghese (Baglione 1642, ed. 1995, pp. 349-350), del Volto di Cristo si ignoravano finora l’origine e la destinazione.

I pochi studiosi che, a oggi, si sono confrontati con questo mosaico, vi hanno ravvisato un’esercitazione rapportabile ai lavori in San Pietro (Gonzales-Palacios 1976; Bagni 1988, p. 160) o ipotizzato una sua origine per la fruizione personale dell’artista o di un ignoto committente (Fiore 2010; contri 2002): finalmente, ora, si può aggiungere un tassello in più nella storia dei primi estimatori della sua opera.

La storia collezionistica di questo capolavoro è, dunque, iniziate nella raccolta Aldobrandini ante 1603 riemergendo, tre secoli dopo, sul mercato antiquario, quando fu acquistato, negli anni settanta del Novecento, dal grande storico dell’arte Federico Zeri il quale lo tenne in si alta considerazione da custodirlo nella propria camera da letto fino alla morte (Gonzales-Palacios 1976, p. 27). Proposto alla Biennale di Antiquariato di Firenze nel 2017, è entrato nella collezione Grimaldi Fava. Unica tra le rarissime opere a noi pervenute di Marcello Provenzale ancora conservata in collezione privata, il Volto di Cristo non poteva trovare migliori estimatori di Cristina e Gianni Fava, appassionati e illuminati collezionisti d’arte centesi che hanno voluto acquistarlo e, d’ora in poi, custodirlo a Cento, la città natale del grande artista.

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