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Mattia Preti: il San Nicola di Capodimonte

San Nicola di Bari in Gloria è probabilmente la prima opera dipinta da Mattia Preti a Napoli. Siamo dunque nel 1653 e della storia di questa tela sappiamo molto. Vediamolo insieme.

Mattia Preti San Nicola di Bari in Gloria: la storia

mattia preti san nicola di bari capodimonteCommittente dell’opera è Isabella Gallo, facoltosa dama napoletana, per la sua cappella nella chiesa di San Domenico Soriano. La cappella era infatti intitolata a San Nicola: Isabella, l’aveva acquistata alla morte del marito Domenico Coscia quattro anni prima per onorarne la memoria.

La scelta della chiesa non era casuale. Domenico Coscia era infatti originario di Badolato in provincia di Catanzaro e San Domenico Soriano era un luogo di riferimento per la comunità calabrese a Napoli. Infatti era stata eretta all’inizio del ‘600 sulla precedente chiesa di Santa Maria della Salute acquistata dai padri domenicani calabresi.

Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese, era a sua volta originario di Taverna e la sua provenienza ebbe probabilmente un peso nella scelta che i domenicani fecero di affidargli gli affreschi della cupola (oggi scomparsi).

Dunque Mattia a San Domenico era di casa e di qui la commissione della Gallo.

L’opera

La grande tela (217×156 cm) – stando al resoconto di Bernardo De Dominici (vedi più sotto) – suscitò ammirazione anche tra i colleghi pittori partenopei, un gruppetto dove la malizia non doveva mancare.

Ma il San Nicola di Bari di Mattia Preti è un’opera assolutamente felice. La figura del santo è impeccabile. Le braccia distese danno larghezza e solennità alla scena. La movenza dinamica delle vesti vescovilisan nicola mattia preti accentua la sensazione che San Nicola stia per alzarsi in volo verso l’altissimo.

I gialli ed, in generale, i colori accesi anche delle vesti degli angeli si esaltano nel contrasto con il fondo scuro.

Per curiosità, le tre sfere d’oro rappresentate ai piedi del santo sono un suo attributo iconografico classico. Vuole la leggenda che un vicino di casa di San Nicola, caduto in povertà, non poteva sposare le figlie per mancanza di dote. Così il santo una notte lasciò tre sfere d’oro nella sua casa.

Mattia Preti San Nicola di Bari: la storia

Bernardo De Dominici (Napoli 1683–1759), racconta la storia del San Nicola nella sua opera Notizie della Vita del Cavaliere Fra Mattia Preti. Il padre di Bernardo, Raimondo, nato a Malta ma trasferitosi a Napoli, era stato allievo del Preti che anche Bernardo aveva conosciuto da ragazzo. Dunque una buona fonte d’informazioni.

Ecco la storia:

“….Mattia, fece il quadro del S. Nicolò di Bari da situarsi nella nuova cappella al Santo dedicata a sinistra dell’altar maggiore, ornata di preziosi marmi: e perchè quella cappella è alquanto oscura, egli espose per molti giorni il quadro in una delle cappelle più luminose, col pretesto che l’altra non fosse ancor compiuta.

mattia pretiAlla comparsa di questo quadro concorsero di nuovo i pittori a vederlo, ma rimasero storditi nel veder quel gruppo di figure così ben messe assieme, e mirandosi l’un con l’altro non sapean che dirsi, ammirati della mossa del Santo, il quale inginocchiato sulle nubi, e con gli occhi rivolti al Cielo è portato alla gloria dagli Angioli; imperciocchè consideravano l’impasto del colore, la forza del chiaroscuro, e ‘l tremendo disegno usato in quelle figure; sicchè per non esser tacciati di malignità, ebbero a dargli quelle laudi, che gli davano i pittori più accreditati.

Tali erano Andrea Vaccaro, Pacecco di Rosa, Francesco di Maria, Giuseppe Marullo, Domenico Gargiulo, D. Giovan Dò, e Luca Giordano (il quale, come si è detto) benchè allora fusse ancor giovane, veniva contuttociò annoverato fra valenti uomini per la nuova bella maniera da lui trovata.

Uno però de’ più parziali era il nominato Francesco di Maria, che lo anteponeva a Luca Giordano suo emolo, a cagion della maniera forte, e naturale, laddove quella del Giordano era tutta vaga, e ideale, come egli diceva: anzi che dovendo esso Francesco dipinger poi due quadri per la Chiesa di S. Lorenzo, perchè andavano in alto, si attenne alla gran maniera del Calabrese, non solo nel colorito, ma eziandio nelle forme magnifiche, e nelle gran pieghe de panni; de’quali quadri ne riportò somma laude, come nella sua vita abbiam detto, e con fortava i pittori a quella seguire, e non già la nascente del Giordano, tutta fondata in una immaginaria bellezza, dicendo, che chi seguitava il Calabrese, calcava la via sicura del carattere naturale, ed eroico, ch’ è l’ oggetto principale della pittura.

In somma confessarono tutti, che quel quadro di S. Nicolò era un esempio a coloro, che veramente voglion esser pittori, perciocchè molti per una vana apparenza credono di esser tali, ma non lo sono in sostanza”.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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