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Mattia Preti: il San Sebastiano di Capodimonte

Il San Sebastiano di Mattia Preti (1613-1699) presso il Museo di Capodimonte è una tela che lascia il segno in chi la veda. Lo fa da ogni punto di vista.

San Sebastiano Mattia Preti: l’opera

Lo fa per la scelta e la prefetta esecuzione dell’angolatura (lo scorcio, si sarebbe detto un tempo). Per l’esecuzione dell’anatomia. Per il viso del santo con lo sguardo perso nella contemplazione della beatitudine che lo attende dopo il martirio.

Ma anche per la scelta di rappresentarlo legato a legni posti quasi a simboleggiare la croce. Per il drappo bianco che lo cinge e per la luce che illumina il santo lasciando il resto nel buio, comprese le armi ai suoi piedi. Nel chiaroscuro serve attenzione per contare le frecce conficcate nel corpo del santo. Sono quattro: una nella coscia sinistra, nel costato destro, nel braccio destro e nella mano destra.

Roberto Longhi: capolavoro di figura isolata

mattia preti san sebastiano capodiomonteSoluzioni che avvicinano Mattia Preti a Caravaggio e la cui qualità è riconosciuta (anche) da Roberto Longhi. Infatti, egli che fu il riscopritore di Caravaggio chiama il San Sebastiano “capolavoro di figura isolata” ed afferma: “Non conosco una figura singola dove la costruzione creata dal Seicento sia espressa con maggiore chiarezza e riuscita”.

Longhi è colpito dalla scelta del taglio dato alla figura del santo che impone alla scena sia l’altezza che coincide con il corpo, che la profondità essendo Sebastiano posto trasversalmente con il braccio destro che prosegue verso il fondo dell’immagine. Nota infatti Longhi come la scena sia costruita “contemporaneamente in altezza e profondità” con il busto dipinto “per angolarità successive”.

La tela (240×169), realizzata nel 1656 a Napoli, segue il San Nicola in Gloria (chiesa di San Domenico Soriano, 1653).

Mattia Preti San Sebastiano: la storia

Bernardo De Dominici racconta la storia del San Sebastiano nelle Notizie della Vita del Cavaliere Fra Mattia Preti. Suo padre Raimondo, di origini maltesi, pittore e collaboratore di Luca Giordano, fu allievo del Preti ed anche Bernardo aveva conosciuto Mattia Preti in un viaggio a Malta con il padre nel 1697.

Dunque, sebbene noto per inserire particolari di fantasia nei suoi racconti, De Dominici le vicende del Preti le conosceva bene. E’ così da lui che sappiamo come la tela, realizzata su commissione delle monache del Monastero di San Sebastiano, venne da queste rifiutata per un intervento assolutamente in malafede di Luca Giordano (1634-1705). Una di quelle beghe tra pittori e botteghe concorrenti frequenti nel ‘600.

Il racconto di Bernardo De Dominici

Ecco il racconto di De Dominici:

“Conosceva molto bene Luca Giordano il valore di Mattia, ma per una interessata politica, sovente co’ suoi seguaci mostrava di dispregiare in lui la ignobiltà dei volti, e delle parti, e la maniera annerita con tinte (come dicevano) cacciate nel nero fumo, perciocchè pensava egli, che se la fama del Calabrese si fusse molto avanzata sarebbon tutti concorsi a quello, massimamente nelle chiese, le quali esso Giordano ambiva per li lavori da farsi dipinger quasi tutte, se gli fusse stato possibile, per far mostra del suo gran talento; che però cercava a tutto potere, coll’ajuto de’suoi parziali, che il Cavalier si partisse quasi poco considerato dalla città di Napoli.

In fatti riuscì loro di screditare un quadro fatto per le dame monache di S. Sebastiano; nel quale egli figurò il Santo seduto sopra un sasso, legato ad un tronco, che alzando gli occhi al Cielo gli offerisce il dolor che va soffrendo dell’acerbe saette conficcate nelle sue carni; veggendosi le sue armi in un canto del quadro; imperocchè dissero a quelle religiose signore la figura essere grossolana, e priva di quella nobiltà, e bellezza, che convengono a un corpo nobile, e che il volto sembrava più tosto d’un facchino, che d’un capitano de’soldati, qual fu S. Sebastiano; sicché imbevute quelle dame di questi falsi concetti non vollero ricevere il quadro;

Ma il Cavaliere volendo far conoscere la malignità de’professori suoi emoli, e la bontà della opera, diede il quadro a un gentiluomo, che aveva fabbricato la prima cappella a sinistra entrando nella chiesa di S. Maria di Ogni Bene, altrimenti detta la Madonna dei Sette Dolori dei PP. Servi di Maria, ove oggi si vede situato, e questa figura di S. Sebastiano è la scuola dei giovani che vanno a profittare d’un perfetto disegno, e di un ottimo naturale”.

Dalla chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, per questioni di sicurezza, la tela nel 1980 è stata trasferita a Capodimonte.

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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