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Mausoleo di Santa Costanza: i primi mosaici cristiani

Il Mausoleo di Santa Costanza, figlia dell’imperatore Costantino, risale alle metà del IV secolo d.C. Un tempo completamente adorno di mosaici, ne conserva ancora una parte ma quelli andati distrutti li conosciamo per i disegni che ne vennero fatti.

Cosa può esserci di meglio del mausoleo di una santa di rango imperiale per ragionare sulle decorazioni musive cristiane di età tardo antica? In realtà, sfortunatamente, i mosaici del Mausoleo di Santa Costanza sono giunti a noi privi della loro parte più importante, con tutta probabilità un capolavoro: quelli della volta.

Mausoleo di Santa Costanza: la struttura dei mosaici

A Costantina o Costanza (318-354) è dovuta la costruzione, nel 342, della prima basilica dedicata a Sant’Agnese della quale oggi sopravvivono (sostanzialmente) i resti dei muri di cinta. Devota a questa santa, fece costruire mentre era ancora in vita il mausoleo che conosciamo accanto alla basilica la quale, a sua volta, sorgeva in prossimità delle catacombe, dette di Santa Agnese, dove quest’ultima era sepolta.

Il Mausoleo di Santa Costanza si distingue per la sua particolare pianta. Infatti il cuore dell’edificio è uno spazio circolare chiuso in alto da una cupola e tutt’intorno da dodici coppie di colonne. All’esterno di queste, cioè tra esse e la parete perimetrale dell’edificio si crea così un deambulatorio che racchiude il lo spazio circolare.

 

Anticamente sia la cupola che il soffitto del deambulatorio erano ornati di mosaici. Purtroppo quelli della cupola, ovviamente i più preziosi, sono andati perduti mentre sono giunti fino a noi quelli del deambulatorio.

In realtà, perdita dei primi non fu una casualità ma una scelta scelerata: vennero distrutti nel 1620 per volontà del cardinale Fabrizio Veralli sostituendoli con affreschi ritenuti più consoni all’impergo del mausoleo come luogo di culto.

Fortunatamente, dei mosaici della cupola sono giunte a noi disegni e incisioni e dunque siamo in grado di ricostruirne l’aspetto. Un fatto particolarmente importante questo perché, al di là del loro pregio artistico, i mosaici del Mausoleo di Santa Costanza ci permettono di conoscere – ai massimi livelli della società romana sia in termini di censo che di cultura – quali scelte iconografiche venissero compiute in un momento nel quale il cristianesimo andava si affermandosi ma era ancora una religione minoritaria. In altre parole come convivessero temi cristiani e pagani nell’ambito della stessa opera.

Mausoleo di Santa Costanza: i mosaici della cupola

Come abbiamo detto, la cupola è sostenuta da dodici coppie di colonne ma è anche illuminata da dodici finestre ad arco. Dunque non credo sorprenda apprendere come il mosaico della cupola fosse diviso in dodici spicchi.

Senza frapporre indugio, vediamo come ce lo descriva Simone Piazza nel saggio “I mosaici esistenti e perduti di Santa Costanza”:

“La calotta emisferica, infatti, era ripartita da dodici candelabri fitomorfi disposti a raggiera, dalla circonferenza di base convergenti in alti, intorno a un oculo centrale profilato da una cornice a ovuli, forse occluso ab origine. In corrispondenza della fascia inferiore, appena al di sopra del giro di finestre del tamburo, il paesaggio ospitava un paesaggio marino popolato di cigni, anatre, polipi, pesci e ad uno stuolo di eroti raffigurati nell’atto di pescare con reti e tridenti su zattere o navigli o dagli scogli. Al centro di dodici isolette rocciose si ergevano i grandi fusti fogliati, affiancati, alla base da una coppia simmetrica di felini. In corrispondenza di un terzo e due terzi della loro altezza, i candelabri si ramificavano in girali simmetrici che, congiungendosi, fungevano da cornice a ventiquattro scene figurate suddivise in due registri sovrapposti.

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Nel primo ordine vi erano episodi dell’Antico Testamento di cui conosciamo la maggior parte di soggetti…. In corrispondenza dell’ordine superiore doveva figurare un ciclo evangelico…

Elementi ornamentali antropomorfi e zoomorfi impreziosivano ciascun candelabro. Lungo il primo tratto del fusto era inserita una cariatide, mentre dalla parte superiore germogliava una triade di personaggi in scala minore, anche un questo caso, probabilmente, d’aspetto femminile. Coppie speculari di delfini uniti per la coda si dipartivano dalle ramificazioni orizzontali di entrambi i registri”.

Un insieme di complessa bellezza ed eleganza che rappresentava probabilmente un unicum per l’arte musiva cristiana ma anche un capolavoro per l’arte musiva antica. Perso per sempre per lasciar posto ad un affresco di maniera (non nel nobile senso vasariano del termine..).

Vale qui la pena di azzardare una domanda: chi e quando avrà ammirato questi mosaici nei secoli in cui l’arte italiana prendeva forma? Qualcuno dei maestri della duecentesca scuola romana avrà avuto modo di vederli e di trarne ispirazione? E perché no Cimabue, che fu a Roma intorno al 1270. Sappiamo che nel 1256 papa Alessandro IV diede al mausoleo funzione di chiesa e quindi rendendola accessibile.

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Mausoleo di Santa Costanza: i mosaici dell’ambulacro

La sorte ci ha però lasciato i mosaici del deambulatorio anche se sottoposti ad importanti restauri (1836-1838) eseguiti dal barone Vincenzo Camuccini (1771-1844) pittore di ispirazione neoclassica e famoso restauratore.

Ovviamente, essi sono assai meno preziosi di quelli della cupola. Il deambulatorio è infatti un’area secondaria ed anche meno illuminata. Anche se dunque meno importanti appartengono però sempre ad un mausoleo di una donna di rango imperiale e non mancano ne di bellezza ne di eleganza.

La particolare forma del mausoleo scandito dalle dodici coppie di colonne influenza anche la disposizione di questi mosaici. Infatti il soffitto dell’ambulacro è come suddiviso in dodici vele che in realtà sono undici perché la vela opposta a quella corrispondente all’ingresso del mausoleo è in realtà sostituita da una torretta. Così ci troviamo di fronte a undici spicchi: di questi dieci ripetono due a due la stessa decorazione (a coppie opposte rispetto alla circonferenza del vano centrale) più una corrispondente alla vela d’ingresso.

A seconda della coppia di vele si alternano motivi geometrici (che richiamano quelli impiegati nei pavimenti musivi coevi); figure umane, volatili e vasellame; scene di vendemmia. Queste ultime, oltre ai tralci di vite, contengono anche scene della vendemmia: il trasporto delle uve e la spremitura.

Una parola sulla torretta, all’origine anch’essa decorata a mosaici. Al di sotto di essa era posto il sarcofago in porfido rosso che accoglieva le spoglie di Costanza: la funzione della torretta doveva probabilmente essere quella di illuminare e dare risalto al sarcofago stesso.

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Traditio Clavium e Traditio Legis

L’ambulacro ospita anche due piccole absidi ornate di mosaici. Questi ultimi sono stati sottoposti ad estesi interventi di restauro quindi forse il loro valore sta più nel renderci possibile capire quali immagini si rappresentassero in quel momento storico che nella loro originalità.

mosaici mausoleo santa costanza traditio claviumLa Traditio Clavium è la narrazione della consegna a Pietro da parte di Gesù delle chiavi della chiesa. La Traditio Legis, invece, vede sempre protagonista Cristo questa volta nell’atto di consegnare le leggi a San Pietro alla presenza di San Paolo.

Stando alle nostre attuali conoscenze, quella di Santa Costanza è la versione più antica che conosciamo della Traditio Legis. Un elemento molto interessante (da notare e da annotare) è la scena che vediamo ai piedi di Gesù.

Infatti Gesù è posto sopra ai quattro rami in cui si divideva il fiume dell’Eden: il Tigri, l’Eufrate e il Gihon.

Ai due estremi vediamo due edifici dai quali escono gli agnelli: questi potrebbero essere identificati con l’Ecclesia ex circumcisione (Vecchio Testamento) e con l’Ecclesia ex gentibus (Nuovo Testamento).

Se adesso pensate ai mosaici delle absidi di diverse antiche chiese romane (ad esempio quella dei Santi Cosma e Damiano) il motivo della fascia che corre lungo tutta l’abside e incornicia il mosaico verso il basso èmausoleo santa costanza mosaico traditio legis proprio questo: due edifici da cui nascono le palme e da cui escono dodici pecorelle.

Poi, gli edifici diverranno città ben identificate con i loro nomi: Gerusalemme (l’Antico Testamento) e Betlemme (il Nuovo Testamento). Al centro delle dodici pecorelle (gli Apostoli) troveremo un agnello (il Cristo) posto sui quattro fiumi dell’Eden. Dalle città di Gerusalemme e Betlemme vedremo spuntare le palme con i loro significati simbolici.

Un’evoluzione di quanto vediamo qui nel Mausoleo di Santa Costanza.

 

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.