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Mosaici di Santa Prassede: il capolavoro di Pasquale I

Entrare nella Chiesa di Santa Prassede a Roma vuol dire trovarsi al cospetto del più integro e scenografico dei mosaici romani dell’Alto Medioevo. Certamente una visita irrinunciabile se volete approfondire la vostra conoscenza dei mosaici medievali cristiani.

Infatti, a differenza di altre situazioni, qui sono pressoché intatti sia i mosaici dell’arco trionfale che quelli dell’arco absidale e dell’abside per una superficie mosaicata non indifferente.

Mosaici di Santa Prassede: storia breve

Santa Prassede è una delle più antiche chiese romane. La vicenda del senatore Pudente e delle figlie Prassede e Pudenziana è nota. Siamo a cavallo tra il I ed il II secolo d.C. e la storia vuole che Pudente e le figlie venissero convertite al cristianesimo addirittura da San Paolo. La storia vuole anche che il senatore ospitasse in casa sua per lunghi anni San Pietro e che morisse martire.

Anche le figlie Prassede e Pudenziana vennero martirizzate sotto l’imperatore Antonio Pio (imperatore dal 138 al 161 d.C.). In onore di ambedue, in tempi assai remoti, vennero dedicate chiese: ambedue nei dintorni di Santa Maria Maggiore. La chiesa dedicata a Santa Pudenziana custodisce per altro anch’essa un mosaico tra i più belli (se non il più bello) tra i mosaici cristiani romani.

La chiesa di Santa Prassede sorge sull’antica villa del senatore Pudente. La leggenda vuole che ad edificare il primo edificio sacro fosse stata proprio la figlia Prassede ma in questo caso si tratterebbe di una domus ecclesiae, cioè di un’abitazione privata dove si riuniva una comunità cristiana.

Di (più) certo sappiamo che il titolo di Santa Prassede è presente dal sinodo del 499 d.C. e che il Liber Pontificalis afferma che Adriano I intervenne sulla chiesa intorno al 780.

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Papa Pasquale I

Quello di Santa Prassede fu (ed è) un titolo prestigioso: lo ebbe San Carlo Borromeo, San Roberto Bellarmino, Alessandro de’ Medici poi papa Leone XI, Giovanni del Monte poi papa Giulio III, Ubaldo Allucingoli poi papa Lucio III, Lamberto Scannabecchi poi papa Onorio II ma anche Pasquale Massimo poi papa Pasquale I.

Ed è proprio a papa Pasquale I (817-824 d.C.), che si vuole discendente dell’antica famiglia romana dei Massimo, che la chiesa di Santa Prassede deve i suoi mosaici ed il suo valore artistico.

Pasquale fu un pontefice a cui la storia dell’arte non può che ascrivere meriti importanti: il restauro ed i mosaici di Santa Prassede ma anche il restauro ed il mosaico dell’abside di Santa Cecilia in Trastevere e il restauro ed il mosaico di Santa Maria in Domnica. La chiesa di Santa Prassede ne custodisce le spoglie.

Santa Prassede: mosaici dell’abside e degli archi

Come abbiamo detto, Santa Prassede conserva ancora intatta l’articolata decorazione musiva con temi diversi rappresentati nell’arco trionfale, nell’arco absidale e nel catino absidale.

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I mosaici dell’arco trionfale

Qui il tema riprende il Capitolo 21 dell’Apocalisse: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo… Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose”.

Dunque, la città è Gerusalemme ed al centro di essa si trova il Cristo tra due angeli. Ai suoi piedi vi sono i dodici apostoli in tuniche bianche. A sinistra, prima degli Apostoli, la Vergine e San Giovanni. A destra Santa Prassede. Alla medesima altezza del Cristo, le due figure agli estremi della città sono a sinistra Mosè che reca in mano le tavole della legge, rappresentando così l’Antico Testamento. A destra Elia insieme ad un angelo: quest’ultimo ha in mano un libro che, a questo punto, dovrebbe essere il Nuovo Testamento.

Al di fuori delle due porte della città (guardate da due angeli) si trovano gli eletti, in attesa di entrare nelle mura. Così descrive la scena Giacomo Fontana, autore dell’opera I Mosaici di Roma, pubblicata nel 1870:

In custodia delle due porte vi sono due angeli; uno sul limitare e l’altro al di fuori. A destra dello spettatore peraltro, i due angeli non sono disposti uno al lato dell’altro, ma il secondo trovasi in mezzo a due figure diademate, le quali credesi essere gli apostoli Pietro e Paolo, il primo de’ quali, più vicino alla porta, sembra venir dall’angelo additato alla moltitudine, che siegue, come il custode della porta del Cielo… Tutte queste persone sono dirette verso la Città stessa e recano in mano donativi, e riconoscesi in esse il ceto de’ Chierici, de’ Monaci, ed altri Religiosi dalle vesti. Altre molte figure di fedeli sono disposte inferiormente si dall’una che dall’altra parte aventi nelle mani le palme, e battendo le vie del Signore verso la Città Santa”.

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I mosaici dell’arco absidale

Anche i mosaici dell’arco dell’abside si riferiscono a un passo dell’Apocalisse, ai capitoli 4 e 5. Il riferimento è a Cristo, l’Agnello rappresentato in trono al centro dell’arco. Ai lati dell’Agnello vi sono sette ceri ed i simboli degli Evangelisti.

Recitano i versi: “Davanti al trono c’erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono inoltre c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; in mezzo al trono e intorno al trono, quattro creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. La prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia come d’un uomo e la quarta era simile a un’aquila mentre vola”.

Divisi in due schiere di dodici, due gruppi di anziani recanti corone sono rappresentati sui montanti dell’arco.

Recitano ancora i versi: “i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono”.

Santa Prassede: i mosaici dell’abside

mosaici chiesa santa prassede romaIl mosaico dell’abside della chiesa di Santa Prassede è in realtà un classico nel suo genere, se così possiamo dire. Il riferimento, almeno nell’ambito dei mosaici cristiani romani è chiaro: si tratta dell’abside della chiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Fori Romani.

Possiamo parlare di riferimento perché quest’ultimo è di alcuni secoli precedente: infatti fu realizzato sotto il pontificato di Felice IV (526-530), dunque alla fine del primo quarto del VI secolo d.C.. L’arco absidale è invece cronologicamente più vicino a quello di Santa Prassede: siamo sotto il pontificato di Sergio I (687-710 d.C.) quindi un secolo prima. Nel caso dell’arco absidale la derivazione è palese basti guardare i sette candelabri e l’Agnello in trono.

Ben diversa è però la trattazione delle figure. L’abside della chiesa dei Santi Cosma e Damiano è ancora memore dell’arte musiva romana, quello di Santa Prassede è invece ormai dimentico di questa lezione rappresentando astratte immagini prive di azione e di rapporto con lo spettatore.

Una descrizione ottocentesca

Ci racconta Giacomo Fontana:

Nell’abside poi vedesi nel mezzo la figura del Redentore in dimensione maggiore della altre; tiene egli la destra in alto, e colla sinistra stringe un volume. Sei altre figure, tremosaici chiesa santa prassede roma per lato, gli fanno corona: nelle due più vicine al Redendore sono espressi i SS. Apostoli Pietro e Paolo come nelle due giovinette che stanno presso di loro, e recano con le mani velate una gemmata corona, si ravvisano le SS. sorelle Prassede e Pudenziana. L’ultima figura a destra rappresenta San Zenone, a cui San Pasquale dedicò un particolare Oratorio in questa Chiesa collocandovi il suo corpo. Si arguisce che fosse prete, dal libro che tiene nelle mani: poiché si fatto ornato suole indicare il libro degli Evangeli. L’ultima figura si palesa da per se; avendo detto che San Pasquale fu il riedificatore di questa chiesa, ed avendo la figura tra nelle mani un piccolo edifizio, sicuro argomento ne porge che esso Pontefice ancor in vita volle essere rappresentato nel presente musaico, ciò che viene confermato dal quadrato che scorgesi dietro di lui, poiché con tal segno simboleggiavano la persona vivente. Due grandi palme (rappresentano l’aspirazione verso il divino) alle estremità chiudono la rotondità superiore dell’abside, avvertendosi però che in quella a sinistra vi è una fenice, quivi posta per adombrare la risurrezione, come nell’alto vi è una mano fra le nuvole stringente una corona per imporla al Salvatore. A piè suoi sono figurate le acque del Giordano, come palesa l’iscrizione appostavi Jordanes. Nella fascia sottoposta presentasi il noto simbolo de’dodici Apostoli col divin Redentore in forma di agnelli.. Chiudesi il presente Musaico con una iscrizione la quale è in memoria e lode di San Pasquale..”.

La traduzione dell’iscrizione è la seguente:

“Questa dimora in onore della nobile (pia) Prassede, amata dal Signore dei Cieli, risplende decorata di svariate pietre preziose per le premure del sommo pontefice Pasquale innalzato al Seggio Apostolico. Egli pone sotto queste mura i corpi di numerosi santi raccolti da ogni parte con la fiducia di meritare per mezzo loro l’accesso alla dimore celeste”.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.