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Battistero Lateranense: i mosaici di San Venanzio

Il Battistero Lateranense ospita al suo interno l’Oratorio di San Venanzio il quale i risale, come il ciclo di mosaici che esso custodisce, al pontificato di Giovanni IV (640-642). La scena focale dell’intero ciclo è l’Ascensione del Cristo che merita di essere guardata con attenzione.

Oratorio di San Venanzio: storia minima

Giovanni IV era di origine dalmata, probabilmente di Zara. In realtà di lui sappiamo ben poco ma la storia vuole che avesse inviato in Dalmazia l’abate Martino (poi papa Martino I) per riscattare dai barbari alcuni prigionieri e che l’abate nell’occasione avesse riportato a Roma le reliquie di alcuni martiri dalmati e istriani conservate proprio nell’oratorio dedicato a San Venanzio, martire del III secolo.

In realtà, il pontificato di Giovanni IV durò meno di due anni e dunque i mosaici potrebbero essere stati completati dal suo successore Teodoro I che fu poi il committente dei mosaici di Santo Stefano Rotondo.

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I mosaici dell’Oratorio di San Venanzio

I mosaici custoditi nel Battistero Lateranense sono in realtà un vero e proprio ciclo. Si estendono sull’arco absidale e nel catino dell’abside. Questi ultimi sono però articolati su due fasce distinte per soggetto ma anche per impostazione.

L’arco absidale, nella fascia superiore che comprende anche tre finestre, contiene i quattro simboli degli Evangelisti e le rappresentazioni delle città di Gerusalemme e Betlemme che rappresentano l’Antico e il mosaici oratorio san venanzio battistero lateranenseNuovo Testamento.

Nella fascia bassa dell’arco absidale, suddivisa in due porzioni a sinistra e a desta del catino, troviamo (in due gruppi da quattro) i santi martiri le cui reliquie sono custodite nell’oratorio di San Venanzio. Ovvero: il vescovo Mauro, il diacono Settimio, Antiochiano, Gaiano, Anastasio, il monaco Asterio, Telio e Paoliniano.

Il catino absidale è diviso in due fasce. In quella inferiore sono poste ben nove figure. Da sinistra a destra esse sono: Giovanni IV (che ha tra le mani il modellino della chiesa), San Venanzio, San Giovanni Evangelista, San Paolo, la Vergine, San Pietro, San Giovanni Battista, il Vescovo Domnione e papa Teodoro I.

Per quanto riguarda Domnione, martire del III secolo, egli fu vescovo di Salona, nell’odierna Croazia. Una sua reliquia dovrebbe essere tra quelle portate a Roma dall’abate Martino e dunque trovarsi nell’Oratorio di San Venanzio.

L’Ascensione dell’Oratorio di San Venanzio

mosaici oratorio san venanzio battistero lateranenseLa fascia superiore dei mosaici dell’abside è certamente la più interessante. Il mosaico si compone di tre figure: al centro il Cristo con un angelo a ciascun lato. Si nota subito come non si tratti di figure intere ma, per così dire, a mezzobusto. Si tratta di una rappresentazione unica tra i mosaici cristiani a Roma giunti fino a noi.

Ciò che colpisce è la totale differenza di stile tra quanto rappresentato nel resto del mosaico rispetto all’Ascensione. Diciamo che qui il ragionamento va fatto partendo da una cautela, ovvero tenendo presente che nel corso dei secoli il mosaico è stato sottoposto a diversi restauri. Tra questi, quello eseguito dal grande restauratore Vincenzo Camuccini (1827) che dovette intervenire sui distacchi causati dall’umidità ed in particolare sui volti di Cristo e degli angeli.

Ora, il barone Camuccini non era solo un grande restauratore ma anche un eccellente pittore ed un uomo di grande cultura: personalmente immagino che abbia rispettato quanto più possibile l’iconografia originale.

Se così fu, allora colpisce la differenza che ho detto ed, in particolare, il fatto che nel mosaico notiamo tre livelli qualitativi chiaramente diversi.

I martiri dalmati sono ormai completamente adeguati ai canoni della rappresentazione frontale e “non partecipativa” (passatemi l’espressione). Sono rappresentati in una posa statica con lo sguardo verso l’orizzonte. In termini qualitativi, sono la parte meno pregevole del ciclo.

La Vergine e i santi della fascia inferiore dell’abside mostrano senz’altro una maggior ricercatezza esecutiva ma confrontateli con i mosaici l’abside della chiesa dei mosaici battistero san giovanniSanti Cosma e Damiano di circa 120 anni prima: è evidente come gli echi dell’arte musiva romana si stiano spegnendo e come ormai il “racconto” lasci posto alla mera rappresentazione dei personaggi. Però, il livello qualitativo dell’esecuzione (per quel periodo) c’è.

Storia diversa per Cristo e gli angeli. Questi ultimi partecipano all’azione indicando il Cristo e lo sguardo dell’angelo di sinistra cerca lo spettatore. Il mosaicista ha cercato di dare profondità ai volti usando il chiaroscuro anche se le tessere usate sono troppo grandi per raggiungere lo scopo e generano più un effetto di marcatura dei contorni. Certo, non si tratta però della marcatura pesante realizzata con le tesserine nere che disegneranno i volti dei mosaici dei secoli successivi.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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