Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole a Palazzo Strozzi è una mostra che se da un lato focalizza con opere fondanti cinquanta anni di attività (1953-2002) di questa artista dall’altro consente di contestualizzarli e viverli all’interno delle dinamiche di un’intera generazione di artisti protagonisti dell’affermazione internazionale dell’arte americana post Seconda Guerra Mondiale.
I nomi di costoro sono notissimi e in misura significativa legati alla Scuola di New York, città dove peraltro Helen Frankenthaler (1928-2011) trascorre buona parte della sua vita. Jackson Pollock, Robert Motherwell (con il quale la Frankenthaler fu anche sposata), Mark Rothko, Anthony Caro sono così tra i nomi che popolano le sale di Palazzo Strozzi.
Influences and Affinities
Dougls Dreishpoon, curatore della mostra di Helen Frankenthaler a Palazzo Strozzi, ha chiaramente indicato questa natura della mostra affermando come essa tratti di influenze e di affinità. Qui il concetto di influenza va inteso come la tendenza ad assorbire un metodo o un’impostazione. Affinità ha un significato più sfumato: amicizia, comunicazione, compatibilità. Jackson Pollock fu per Helen Frankenthaler un’influenza come lo furono Arshile Gorky, Robert Motherwell, Mark Rothko. David Smith fu per lei un mentore ed un amico come un amico fu Anthony Caro che la invogliò a cimentarsi nella scultura.
“She is looking at everybody and taking what she needed” ha detto Dougls Dreishpoon e queste influenze si percepiscono mano a mano che ci si addentri nel percorso della mostra.
Sempre Dreishpoon ha sottolineato come: “La cerchia di Frankenthaler ha rappresentato un ecosistema di forze creative in continuo movimento: osservare il loro lavoro in stretta connessione ci consente di comprendere meglio le innovazioni di Frankenthaler stessa”.
Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole
Dipingere senza regole vuole sottolineare la capacità di Helen Frankenthaler di innovare, di non fermarsi ma di continuare a ricercare tanto in termini estetici quanto tecnici.
Frankenthaler è infatti colei che definisce la tecnica soak-stain che potremmo tradurre come assorbimento a macchia. Ovvero l’applicazione di vernici diluite con pennelli, spugne o direttamente dal secchio su tele non trattate. La vernice diluita generava sfumature e sovrapposizioni tra i colori simili all’acquerello ma utilizzando colori ad olio o acrilici.
Helen Frankenthaler in mostra a Palazzo Strozzi: il percorso
Come detto l’esposizione copre 50 anni: dal 1953 al 2002. Dopo quell’anno le condizioni di salute dell’artista non le consentiranno più di dipingere.
Il percorso si articola in dieci sale in progressione cronologica. In ognuna alle opere della Frankenthaler sono accostate quelle di amici e colleghi a lei più vicini in quel momento. Jackson Pollock (1912-1956) negli anni ’50. David Smith (1906-1965) e Anne Truitt (1921-2004) negli anni ’60. Mark Rothko negli anni ’70.
Uno spazio a se è dedicato alle opere di Robert Motherwell (1915-1991) e David Smith (1906-1965). Quest’ultimo venne presentato ad Helen Frankenthaler dal critico d’arte Clement Greenberg, un altro personaggio importante per il percorso dell’artista. Dopo il matrimonio tra Frankenthaler e Motherwell nel 1958, la coppia frequentò assiduamente David Smith fino alla morte di quest’ultimo nel 1965. Essi dunque rappresentarono per la Frankenthaler una fonte continua di confronto.
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