Arte Antica, Mostre

L’ Isola delle Torri a Cagliari

I nuraghi sono il simbolo della Sardegna, l’ Isola delle Torri, appunto. Giovanni Lilliu – di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita – è l’archeologo a cui si deve una corposa produzione scientifica relativa a queste costruzioni megalitiche, uniche nel Mediterraneo per tipologia e caratteristiche costruttive.

Un destino, il suo, probabilmente “segnato” fin dalla nascita, avvenuta nel 1914 proprio a Barumini, dove si trova il nuraghe SU Nuraxi che Lilliu scavò  e studiò consegnandola alla storia come una delle più importanti testimonianze della cultura nuragica. Forse, è proprio la descrizione che ne diede l’UNESCO nel 1997 riconoscendo SU Nuraxi  Patrimonio dell’Umanità a descriverlo meglio: “Nell’ultima parte del II millennio a.C. nell’Età del Bronzo, si sviluppò nell’isola della Sardegna un particolare tipo di struttura chiamata oggi nuraghe. Il complesso è costituito da torri circolari in forma di tronco di cono, realizzate con pietre di notevoli dimensioni (progressivamente più piccole man mano che aumenta l’altezza), con camere interne voltate a pseudo-cupola. Il complesso di Barumini, che fu ingrandito e rinforzato nella prima metà del I millennio, è il più bello ed il più completo esempio di questa straordinaria forma di architettura preistorica”.

l'isola delle torri giovanni lilliu
Giovanni Lilliu durante gli scavi di Barumini

La mostra “L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica”– che si tiene fino al prossimo 30 settembre a Cagliari – vuole così ad un tempo ripercorrere la storia dei nuraghi e celebrarne il principale studioso. L’obiettivo è quello di offrire nuovi punti di vista su un argomento niente affatto esaurito in termini conoscitivi. La mostra propone così nuovi percorsi di approfondimento e inediti ritrovamenti che guidano il visitatore all’interno del lungo arco cronologico, quasi quindici secoli, in cui si dipana la storia della civiltà  nuragica.

Una storia (si parte intorno al 1800 a.C.) che, a dispetto della definizione totalizzante di “civiltà nuragica”, non è monolitica, ma complessa e articolata, segnata da processi di trasformazione e impegnata in un costante e fruttuoso dialogo con il mondo esterno. Gli indicatori archeologici di questo confronto sono gli oggetti, quelli di importazione che si ritrovano nei siti archeologici isolani, e quelli di produzione sarda rinvenuti in insediamenti della penisola e in varie zone del Mediterraneo, che disegnano una fitta rete di contatti e di scambi che attraversa il Mediterraneo.

La civiltà nuragica

barumini l'isola delle torri
Nuraghe su Nuraxi Barumini

Fu proprio Giovanni Lilliu a percepire ed indicare questa visione che è chiarissima nella definizione da lui data del concetto di “Nuragico” nella sua opera “La civiltà nuragica” edita nel 1982. Nuragico, infatti, “non identifica un preciso soggetto etnico ne una grande corrente ideale. Fa da supporto, invece, al termine nuragico il vistoso e singolare fenomeno architettonico del megalitismo a torre, definito, in lingua locale di antico sustrato mediterraneo, nuraghe. E’ una denominazione limitata, ma non riduttiva, perché dietro l’aspetto esteriore e formale del monumento stanno capacità tecnica, impegno economico e forte organizzazione e aggregazione sociale”.

I nuraghi, che ancora marcano il paesaggio della Sardegna contemporanea e si fissano nell’immaginario collettivo con uno straordinario potere evocativo, rappresentano la sintesi di una civiltà che fiorisce e si evolve tra l’età del Bronzo e del Ferro e che si connota con caratteri di originalità rispetto alle altre culture che si affacciano sul Mediterraneo. Fu proprio Lilliu a descriverne le fasi di evoluzione denominate Nuragico I, II, III, IV, V: dal 1800 a.C. fino al momento dell’invasione cartaginese prima (500 a.C.) e romana poi (238 a.C.).

L’Isola delle Torri in mostra

La mostra “L’isola delle Torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica” si muove attraverso questo lunghissimo periodo impiegando tre

Re Pastore

temi individuati come filo conduttore del racconto: il metallo, l’acqua e la pietra,  Il percorso espositivo porterà il visitatore a confrontarsi con gli aspetti fondamentali della civiltà nuragica: l’architettura, il mondo del sacro e quello funerario, le tecnologie costruttive, in particolare quelle idrauliche, la società, l’economia, il territorio, la metallotecnica, l’arte. Reperti inediti e di recente acquisizione arricchiscono il percorso affiancandosi a quelli già noti e custoditi nei musei della Sardegna. La mostra è curata da Marco Minoja, Gianfranca Salis e Luisanna Usai.

Dopo l’esposizione di Cagliari che si protrarrà fino al 30 settembre 2014, L’ isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica si trasferirà al Museo Etnografico L. Pigorini a Roma dove rimarrà fino al 12 Marzo 2015.

La mostra sarà inserita all’interno di un programma di 5 eventi nazionali previsti dalla Direzione Generale per le Antichità nel periodo 2014 e 2015, e sarà visitabile dal 15  marzo 2014  fino al 30 settembre 2014 a Cagliari, nel complesso espositivo di San Pancrazio.

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L’isola delle Torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica

15 marzo 2014 al 30 settembre 2014
Complesso Espositivo di San Pancrazio
Piazza Pitagora – Cagliari
Orari: 9.00 – 19.00 – Chiuso il Lunedì
T. 070 655911 – 070 60518245
www.isoladelletorri.beniculturali.it

Museo Etnografico L. Pigorini a Roma
1 Novembre 2014 – 12 Marzo 2015
Piazza Guglielmo Marconi, 14
00144 Roma E.U.R.
T. 06 549521

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.