Dozza (Bologna) e i suoi murales lasciano sorpresi, soprattutto se vi ritrovaste a visitarla senza avere una cognizione chiara di cosa aspettarvi. Perché a Dozza non troverete, o non in misura prevalente, quel concetto di street art proprio del nostro immaginario collettivo.

Probabilmente, una delle ragioni sta nell’anno di avvio della Biennale del Muro Dipinto di Dozza. Siamo, infatti, nel 1961 ed il carattere delle opere è in larghissima misura completamente all’opposto del grande murales dalle tinte vive che ricopre un’intera parete di un palazzo. Sono opere vorrei dire più “intimiste”, raccolte, che per dimensioni, se avete un grande salotto, potrebbero stare anche sulle mura di casa vostra.
Dozza: street art in formato galleria

Dunque, se per le città adorne di murales usiamo spesso il termine di “museo a cielo aperto”, qui mi sembra più di essere in una galleria d’arte: soffusa, silenziosa, conchiusa tra le sue pareti come Dozza lo è nella cerchia delle sue mura.
Perché, in realtà, di questo che stiamo parlando: di un borgo medievale perfettamente conservato che si apre con un rivellino riadattato a porta cittadina nel ‘600 e culmina, nel punto più altro, nella sua possente rocca. Tra questi due estremi corrono tre strade principali sui cui lati troverete le opere.
E sono i nomi a fare impressione, perché non sono i nomi – o meglio i soprannomi – dei giovani protagonisti della street art ma quelli di grandi maestri dell’arte italiana ed anche straniera: Ennio Calabria, Alberto Sughi, Oscar Galliani, Riccardo Licata. Nomi da galleria d’arte moderna, appunto. E non con opere che strillano, ma con le loro pennellate che ben conosciamo che ce li fanno amare ed ammirare in alcuni casi da decenni.
Dozza murales dal 1961
Così, negli anni dispari, la Biennale del Muro Dipinto di Dozza, organizzata ormai da un apposito ente, la Fondazione Dozza Città d’Arte, invita un gruppo di artisti ad “esporre” realizzando le loro opere sui muri cittadini. Nel 2015, ad esempio, è stata la volta di Maria Agata Amato, Paolo Barbieri, Maria Distefano, Bicio Fabbri, Omar Galliani, Umberto Zanetti.
Da qualche anno, i murales hanno trovato ospitalità anche al di fuori del borgo storico, a Toscanella, frazione di Dozza questa volta con un approccio – per dimensioni, colori e tematiche – più prossimo all’usuale concetto di street art.

Dunque, a questo punto, non vi resta che recarvi a Dozza e passeggiare per le sue strade ammirando i tanti maestri e le loro opere: lo scenografico Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza, Gioxe De Micheli con il Ragazzo che gioca nei campi (con il suo aquilone, Kamil Rargosz con The Two Women Chatting, Madre des Dios di Maria Paola Forlani, la raffinata Eterna Cosmologia dei Contadini di Manuel Ruiz Pipò e tanti, tanti altri come in una galleria internazionale di arte moderna.















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