Il murales Anchise ed Enea a Bacoli si lascia ammirare in pieno relax dai turisti che attendono il loro turno di visita di fronte alla biglietteria della straordinaria Piscina Mirabilis ovvero l’antico Istituto Pio Monte della Misericordia.
Ai due estremi di un lungo muro di cinta bianco di un giardino, ai due estremi, i volti di Enea e di suo padre Anchise. Al centro uno scudo con il ramo d’oro e, intorno al primo, i nomi degli artisti coinvolti nel progetto. Si tratta del napoletano Salvatore Tukios con i giovani partecipanti ad Officine Gomitoli.
Un mosaico assolutamente lineare. I due volti ottenuti ricavando le immagini attraverso l’alternarsi di righe nere e del bianco del fondo. In grandi caratteri rossi i nomi dei due personaggi.
Bacoli: da Tukios un murales per Enea e Anchise
Il perché della scelta del tema è quantomai lineare. Infatti siamo proprio nei luoghi dove Virgilio vuole che Enea si rechi dalla Sibilla Cumana per chiederle come poter incontrare nuovamente suo padre morto in Sicilia durante il viaggio che da Troia li ha condotti in Italia.
I Campi Flegrei, l’antica Cuma, il lago ‘d’Averno: tutto è lì intorno al luogo del murales.
Siamo nel VI canto dell’Eneide e la Sibilla Cumana suggerisce ad enea di trovare un ramoscello d’oro nella selva. Lo dovrà donare a Proserpina, regina degli inferi, per ottenere l’accesso al regno dei morti. Grazie a due colombe inviate dalla madre Afrodite. Enea trova il rametto è può cosi incontrare Anchise.
Canta Virgilio:
C’è nascosto in un albero opaco, un ramo,
d’oro le foglie e il flessibile stelo, a Giunone
infernale consacrato; lo copre tutto il bosco e di
oscure valli lo serrano le ombre.
Ma non è concesso a nessuno nei segreti della terra scendere
Se prima non abbia colto dall’albero il pollone con la sua chioma d’oro.
Questo la bella Proserpina ha stabilito che gli portino in dono.
Il ramoscello ha la forma di una y. In pratica rappresenterebbe la possibilità di effettuare una scelta consapevole da parte dell’uomo. Da un lato la strada che conduce alla virtù, ai Campi Elisi. Dall’altra quella della perdizione che conduce al Tartaro.





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