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A Occhi Spalancati: l’Impressionismo Russo a Venezia

A occhi spalancati è un’occasione rara di poter vedere insieme una ampia collezione di opere dell’ impressionismo russo ed, allo stesso tempo, partecipare all’anteprima del nuovo museo dedicato proprio all’ Impressionismo Russo a Mosca che aprirà nel prossimo autunno.

L’Impressionismo Russo

Igor Grabar Paesaggio invernale
Igor Grabar – Paesaggio invernale

Gli storici dell’arte fanno risalire al 1863 (l’anno de Le déjeuner sur l’herbe e de l’Olympia di Manet) l’apparizione della nuova arte in Russia. In quell’anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all’autorità dell’Accademia delle Arti di Pietroburgo generando la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove nel 1870, con l’aiuto di un mercante appassionato d’arte, Pavel Tret’jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki) che rimase attiva fino al 1923.

L’estetica degli Ambulanti provocò anche un riorientamento dell’arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull’impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse in Cto takoe iskusstvo (Che cos’è l’arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà di Abramcevo. I fondatori di questo “gruppo” furono Repin, Polenov, Valentina Serova con il figlio Valentin. Più tardi si unirono i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel’.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa. Vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico, il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un’atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l’artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

Unione dei Pittori Russi e Mir iskusstva

impressionismo russo
Jurij Pimenov – Cartelloni sotto la pioggia

Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò alla formazione di un gruppo, l’ Unione dei Pittori Russi che per un breve periodo si unì al pietroburghese Mir iskusstva (Il mondo dell’arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili. I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall’Impressionismo, dall’esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di “Mir iskusstva” tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell’art noveau, in una sorta di “plurilinguismo stilistico”). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei.

Il momento di maggior fioritura dell’Impressionismo in Russia comprende soprattutto l’ultimo decennio del XIX secolo e l’inizio di quello successivo. La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar’, Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D’altra parte l’immagine guida della mostra – i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) – dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

A occhi spalancati: la mostra

impressionismo russo Bogdanov
Nikolaj Bogdanov – Estate

La mostra veneziana allinea le prime rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice.

Per questo l’arco cronologico delle opere in mostra spazia per l’arco di molti decenni. Da alcuni dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell’Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov.

Questi ultimi, se non si possono considerare “impressionisti” in senso stretto, hanno però guardato alle ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e raccolgono oggi, idealmente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell’Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari e di una serie di attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell’arte russa degli ultimi due secoli.

Il Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca

impressionismo russo
Tit Dvornikov – Al mare

Il Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l’acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo.

Il Museo dell’Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C’è la volontà di creare, mediante l’impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli.

Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l’esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee.

Poiché quella di ”impressionismo russo” è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

A occhi spalancati.

a cura di Giuseppe Barbieri, Silvia Burini, Igor Kabanov, Yulia Petrova

Palazzo Franchetti
Campo Santo Stefano, San Marco 2847, Venezia
dal 13 febbraio al 12 aprile 2015

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.