Città d'Arte, Slider home, Storia dell'arte

Pala Lomellini: Filippino Lippi a Genova

La grande pala di Filippino Lippi (quasi 3 metri di altezza con la cimasa per 185 cm di larghezza) di San Sebastiano Martire tra San Giovanni Battista e San Francesco, più nota come Pala Lomellini, è importante sotto diversi aspetti.

Filippino Lippi: la Pala Lomellini

Filippino Lippi (1457-1504) la dipinse tra il 1502 ed il 1503. Dunque un’opera matura poco prima di morire. Certamente un’opera sacra ma ricca di tutte quelle caratteristiche che fecero di Filippino Lippi un artista assolutamente originale. Fu dipinta a Firenze ma per un committente genovese, Francesco Lomellini.

Quest’ultimo probabilmente aveva avuto modo di conoscere personalmente Filippino Lippi diversi anni prima nel corso di una missione diplomatica a Firenze e, avendo tra l’altro  vissuto a Roma, poteva anche aver visto proprio nel frangente di commissionare l’opera la Cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva.

Il connubio tra il committente genovese ed il maestro fiorentino comportò in primis l’arrivo a Genova di un’opera assolutamente toscana dando così l’opportunità agli artisti genovesi di confrontarsi con essa.

filippino lippi pala lomellini
Filippino Lippi – Pala Lomellini

Per visualizzare l’immagine in HD , cliccate QUI (5MB)

Genova e Firenze fiamminghe

Viceversa, forse, la consuetudine che le grandi famiglie genovesi avevano con gli artisti fiamminghi poté (chissà) indurre Filippino a ragionare su quei modelli che in qualche atmosfera ritroviamo nella pala Lomellini.

Non che le grandi famiglie fiorentine non fossero a loro volta di casa con gli artisti fiamminghi, basti pensare ai ritratti di Hans Memling (1430-1494) per i Portinari, e possiamo lasciare sul tavolo del ragionamento questa suggestione. Sull’argomento potete leggere I clienti italiani di Hans Memling

Pala Lomellini: breve storia

Abbiamo detto una pala di dimensioni importanti. 298×185 il dipinto principale e 95×185 la cimasa. In origine esisteva anche una predella rappresentante una Pietà. Essa andò però dispersa nella travagliatissima storia di quest’opera.

Infatti, Francesco Lomellini la commissionò originariamente per la chiesa di San Teodoro dove venne effettivamente posta. La predella andò però persa introno al 1797 in seguito alla devastazione della chiesa di San Teodoro duranti i moti giacobini a Genova.

La pala e la cimasa presero invece la via di Parigi nel 1811 a seguito delle depredazioni napoleoniche. L’esilio francese fu però breve e l’opera tornò nel 1816 a Genova. Dopo diverse collocazioni, dal 1892 fa parte della collezione del Museo di Palazzo Bianco.

Filippino Lippi tanto bizzarro

Nell’ammirare la Pala Lomellini credo balzi agli occhi l’originalità di Filippino Lippi. Nessuno la poteva descrivere meglio di Giorgio Vasari che proprio all’inizio della biografia di Filippino ne Le Vite, scrive:

Fu dunque di tanto ingegno Filippo e di sì copiosa invenzione nella pittura e tanto bizzarro e nuovo ne’ suoi ornamenti, che fu il primo il quale ai moderni mostrasse il nuovo modo di variare gl’abiti, che abbellisse ornatamente con veste antiche soccinte le sue figure. Fu primo ancora a dar luce alle grottesche che somiglino l’antiche, e le mise in opera di terretta e colorite in fregi con più disegno e grazia che gli innanzi a lui fatto non avevano.

Onde fu maravigliosa cosa a vedere gli strani capricci che egli espresse nella pittura; e, che è più, non lavorò mai opera alcuna nella quale delle cose antiche di Roma con gran studio non si servisse, in vasi, calzari, trofei, bandiere, cimieri, ornamenti di templi, abbigliamenti di portature da capo, strane fogge da dosso, armature, scimitarre, spade, toghe, manti et altre tante cose diverse e belle, che grandissimo e sempiterno obligo se gli debbe, per avere egli in questa parte accresciuta bellezza et ornamenti all’arte.

pala lomellini cimasa
Pala Lomellini – Cimasa

Un’opera di particolari

Non v’è dubbio che tutto ciò che Vasari afferma lo ritroviamo nella Pala Lomellini che è un’opera di particolari.

Certo spiccano innanzitutto le figure così allungate dei tre santi. I loro visi non classicamente belli ma assolutamente particolari. Come quelli altrettanto originali della Vergine e del Bambino.

Improbabile ma non certo casuale la posizione di San Sebastiano. In lui nulla è sofferenza anzi, è come se le frecce siano solo appoggiate sulle sue carni in barba alla gravità. Ma è la posizione dei suoi piedi a lasciare più perplessi. In pratica sono per metà fuori dalla base della colonna alla quale è legato: non deve essere facile rimanere in equilibrio…

Splendido il drappo azzurro che gli cinge la vita. Memorabili le due colonne di marmo policromo che marcano l’altezza della scena.

Pala Lomellini: tra botanica e vestigia antiche

Ma poi, se andate in cerca dei dettagli, ne troverete copiosamente. La lucertola e la biscia nell’angolo inferiore sinistro. La lucertola che cerca il sole e rappresentava dunque, nell’antico Egitto, l’anima che desidera la luce. La biscia, cioè il serpente, che invece si nasconde nell’oscurità ed è simbolo del male.

Gli stupendi sandali di corda di San Giovanni Battista la cui pelle di cammello sembra mostrare nel risvolto il segno di un’elegante concia. Nella base del podio dove è posto San Sebastiano troviamo scolpito tra le due arpie Imperatori Diocleziano e Massimiano, per indicare l’epoca del martirio.

Accuratissima la rappresentazione dei fiori e delle piante ai piedi dei santi. Non di fantasia ma veritiere ed identificabili qualora siate dei botanici esperti… Da per tutto vestigia romane e poi le due scritte. Quella in oro sula basamento tra San Sebastiano e San Francesco che è la firma di Filippino e quella sotto le arpie che attesta la proprietà Lomellini.

Il paesaggio moderno

Alle spalle di San Francesco si apre infine un paesaggio. Qui Filippino Lippi abbandona la Roma antica e ritrae (presumibilmente) la sua epoca almeno a giudicare dai costumi dei numerosi soldati che dipinge con le loro armi e le bandiere.

Poi in fondo, quasi nella nebbia di un confuso cielo celeste la sagoma di una città con i suoi campanili e al centro, forse, la sagoma tozza di un fortilizio.

Filippo e Filippino Lippi – Approfondimenti

Se volete approfondire la Pala Lomellini potete leggere di Clario di Fabio “Filippino Lippi a Palazzo Bianco”

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

Leave a Comment