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Torna a splendere il Portale della Cattedrale di Parma

di Manuela Catarsi

Il Portale centrale della Cattedrale di Parma è tornato al suo antico splendore grazie ad un completo e articolato intervento di restauro reso possibile dal sostegno economico offerto dal Lions Club Parma Maria Luigia. Ecco la storia dell’antico portale e del suo restauro.

Fin dall’epoca Tardo antica, come dimostrano i pavimenti musivi di IV e V secolo trovati a Parma in Piazza Duomo[1], una Mater Ecclesia venne edificata nel settore nord orientale della città a ridosso della cinta muraria cittadina.  Detta Ecclesia, definita intramuranea ancora in un documento dell’830, dopo esser stata distrutta da un incendio nel X secolo[2], venne ricostruita poche decine di metri più a est e consacrata solennemente da papa Pasquale II nel 1106[3].

Ancorché pesantemente danneggiata dal sisma del 1117, venne mantenuta nella stessa posizione e se si fanno risalire al primitivo impianto il sistema tripartito dei portali e le gallerie, il coronamento della facciata e il protiro vengono comunemente attribuiti all’ opera di maestri campionesi dell’ultimo quarto del XIII secolo[4].

Il Portale della Cattedrale di Parma: la storia

Parma Portale della Cattedrale dopo il restauro
Cattedrale di Parma – Il Portale dopo il restauro

Il portale centrale della Cattedrale di Parma, fu commissionato il 24 aprile 1493 con rogito di Antonio Maria Pavaroni e terminato nell’anno successivo, come si evince dall’iscrizione ben conservata che si legge in alto  nell’imposta a sinistra di chi guarda sotto i primi quattro riquadri: “MCCCCLXXXXIV . LVCHINUS – BLA(n)CHINVS  /  PARMENSIS   CO(n)CIN(n)ABAT” .

A compenso del suo lavoro, che comprendeva oltre a questa porta, le quattro minori della Cattedrale e le tre Battistero, Luchino Bianchino, un allievo dei fratelli Canozi da Lendinara che aveva lavorato con loro alla realizzazione degli stalli lignei della Consorteria dei Consorziali nella Cattedrale, guadagnò 330 ducati d’oro[5].

E’ tuttavia probabile che l’artista abbia personalmente realizzato solo il portale centrale lasciando ai suoi collaboratori la lavorazione delle porte minori (le due della facciata di accesso alle navate minori e quelle dei due ingressi laterali) che, risultando stilisticamente meno delicate e meno curate nei particolari, sembrano essere il prodotto di mani diverse.

Il portale centrale, pur non presentando figurazioni allegoriche, risulta di una severa bellezza che ha sfidato i secoli. Ognuna delle due ante è ornata da rosoni di foglie di quercia a rilievo, posti all’interno di 16 cornici squadrate, separate tra loro da tralci vegetali. Al centro di ogni rosone e agli angoli dei riquadri sono chiodi conformati a pigna che furono commissionati con atto del 9 novembre 1493 a maestro Gregorio Biliardo del “Quodam maestro Gasparino”, fabbro valente che avrebbe dovuto realizzarli “in forma pulcra”. Un ramo inciso che esce da un doppio vaso corre lungo i bordi dei due battenti facendo da cornice al tutto.

L’insieme ricorda i cassettoni usati nel mondo romano per decorate le volte a botte o cupole o ancora, nelle basiliche paleocristiane, per rivestire i soffitti e nascondere le travature del tetto.

E’ probabile che tutta la porta fosse originariamente dipinta, come sembrano dimostrano alcune tracce di colore evidenziate coll’ultimo restauro, in modo da richiamare esemplari bronzei.

I restauri antichi

Essendo questa porta esposta più di altre alle intemperie, già nel 1566 necessitava di un restauro, eseguito da valente intagliatore parmigiano Giuseppe Zucchi così come risulta dall’annotazione nel Libro dei mandati del 31 gennaio di quell’anno.” Si paghino a M.Joseph de Zuchis Lignario scutos duodecim auri constituentes libras octuaginta tres  e sold. Imp. pro eius mercede adjunctionis et conjnctionis  per eum factae par tis veteris et juxta cum eo conventa”.

Sulla base di questa annotazione Laudadeo Testi ipotizzò che già nel 1566 ”le reliquiae partis veteris” fossero scarse e quindi buona parte della porta fosse stata  rifatta in quell’occasione, ma sicuramente oggetto di questo intervento dovette essere solo la parte inferiore, più esposta alle intemperie e al rimbalzo della pioggia sul sagrato. Lo studioso notava, infatti, come in queste parti il fregio, tuttora esistente, mostrasse “una sapienza di contorni, un gusto nell’intaglio, una varietà di tocchi, una nitidezza elegante” diverse da quelle visibili nel resto della porta[1].

Un importante intervento di restauro venne realizzato anche alla fine degli anni Novanta del secolo scorso e in quella occasione le porte vennero smontate dalla loro collocazione originaria e ne venne risistemato il battente.

L’intervento attuale, meno invasivo, e programmato in occasione delle celebrazioni per “Parma 2020 capitale italiana della cultura” è stato attuato dalla Ditta Arché di Parma, sotto la supervisione SABAP (arch. Paola Madoni) e della Fabbriceria della Cattedrale (arch. Sauro Rossi), grazie al generoso contributo stanziato nell’annata 2018-19 dal Lions Club Parma Maria Luigia (Presidente dott. Manuela Catarsi).

L’intervento di restauro 2020: note tecniche

(Silvia Simeti, Stefano Volta di Archè Restauri)

Si è trattato di un restauro manutentivo finalizzato al risarcimento dei fenomeni di degrado presenti che si potrebbero definire “fisiologici” per un manufatto ligneo solo parzialmente confinato dalla struttura architettonica del protiro, esposto quindi ai fattori atmosferici esogeni ed alle conseguenti notevoli variazioni dei valori termoigrometrici esterni, sia nell’arco diurno che stagionale.

Cattedrale di Parma Portale ante restauro
Cattedrale di Parma – Il Portale prima del restauro

Il complesso restauro degli anni Novanta del secolo scorso aveva definito l’assetto attuale del manufatto, sostanzialmente ancora valido ed in discreto stato di conservazione, ma bisognoso di alcune operazioni mirate alla salvaguardia delle superfici lignee, particolarmente aride sul recto ed ormai prive di patina tanto da risultare completamente sbiancate soprattutto nella parte inferiore, caratterizzate da puntuali difetti di adesione di alcuni elementi decorativi e difettoso di una corretta battuta di chiusura delle due ante.

Rimossi gli elementi spuri dalla battuta (una sorta di tubolare in gomma adeso con resina poliuretanica), le superfici lignee sono state oggetto di un primo trattamento biocida a base acquosa con cloruro di benzalconio, teso alla devitalizzazione della microflora presente considerata la collocazione esterna; trascorsi venti giorni dall’applicazione, tempo utile al prodotto per espletare la sua funzione biocida, si è proceduto con una blanda pulitura superficiale con vapore di acqua demineralizzata che ha consentito la rimozione dei biodeteriogeni e, nel contempo, dei depositi concrezionati di particellato atmosferico.

Il secondo trattamento biocida a contrasto dell’infestazione di insetti xilofagi è consistito nell’applicazione di un prodotto antiparassitario e preservante in soluzione, a base di permetrina.

Alcuni elementi decorativi difettosi di adesione al supporto sono stati rimossi dalla loro collocazione e riposizionati nella sede corretta, previa rimozione dei residui di collanti utilizzati nel precedente restauro: quest’ultima operazione è stata estesa a tutto il manufatto, laddove interessato da residui di adesivi debordanti sulle superfici lignee originali.

Verificata l’estrema aridità della matrice lignea ma la sostanziale solidità della microstruttura, in accordo con la Soprintendenza, si è preferito evitare un irrigidimento della matrice lignea correlato all’applicazione di resina acrilica in soluzione ipotizzata in fase di progetto, trattando le superfici lignee con olio vegetale.

La mancanza di una corretta battuta tra le due ante era stata risolta in maniera inadeguata con l’applicazione di un tubolare in gomma come precedentemente accennato. A risarcimento della luce esistente di 6-7 cm si è provveduto con l’applicazione di una tavola lignea sul verso dell’anta sinistra, ancorata con cavicchi lignei e specifica resina sintetica strutturale a basso modulo elastico (Araldite SV 427).

A termine dell’intervento, una volta bilanciati cromaticamente gli inserti lignei nuovi e del precedente restauro con specifici impregnanti, si è provveduto alla stesura finale di cera microcristallina ad alto punto di ammollimento con funzione di superficie di “sacrificio” ( Spica R21 in White spirit).

Note

1 Catarsi Dall’Aglio 2004 a, pp. 30-33.

2 Catarsi Dall’Aglio 2004 b, pp.67- 69.

3 Catarsi Dall’Aglio, Fava 2004, pp. 70-71.

4 Fava 2004, p. 89

5 Che fatte le debite proporzioni dovrebbero corrispondere a € 33.000,00 attuali.

6 Testi 2005, p. 56.

Bibliografia

Catarsi Dall’Aglio 2004 a

Catarsi Dall’Aglio, I mosaici di Piazza Duomo e la prima Mater Ecclesia, in A. Bianchi, M. Catarsi Dall’Aglio (a cura di), Il Museo Diocesano di Parma, Parma 2004, pp. 30-33.

Catarsi Dall’Aglio 2004 b

Catarsi Dall’Aglio, La città tra tardoantico e Altomedioevo, in A. Bianchi, M. Catarsi Dall’Aglio (a cura di), Il Museo Diocesano di Parma, Parma 2004, pp. 67 – 69.

Catarsi Dall’Aglio, M. Fava 2004

Catarsi Dall’Aglio, La Cattedrale medievale, in A. Bianchi, M. Catarsi Dall’Aglio (a cura di), Il Museo Diocesano di Parma, Parma 2004, pp. 70-77.

Fava, La Cattedrale nel XIII secolo, in A. Bianchi, M. Catarsi Dall’Aglio (a cura di), Il Museo Diocesano di Parma, Parma 2004, p. 89

Testi, La Cattedrale di Parma. Nuova edizione ordinata e aggiornata da Marco Pellegri, Parma 2005, pp. 56-57.

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