I mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina sono il punto di riferimento se si voglia, in un colpo solo, comprendere quanto articolata e raffinata fosse l’arte del mosaico nell’antica Roma.
Per carità, la straordinaria collezione musiva del Museo Archeologico di Napoli (dovuta agli scavi di Pompei ed Ercolano) raccoglie capolavori assoluti. Ma trovarseli ancora lì, sotto i piedi, migliaia di metri quadri di mosaici, nel sito originale, ognuno pensato per la destinazione della stanza che lo contiene, è emozionante.
Villa del Casale: i mosaici
Tra il 79 d.C. di Pompei e il 350 d.C. (circa) di Piazza Armerina, passano due secoli. Cambiano anche le maestranze, considerando che i mosaici della Villa del Casale furono, con tutta probabilità, eseguiti da mosaicisti nord africani, ma lo stupore che i mosaici romani generano si ripete ogni volta.
Per inciso, non va dimenticato come la fragilità del supporto ci abbia condannato a perdere quasi per intero la pittura romana. Viceversa, però, sappiamo come alcuni temi venissero espressi sia con il pennello in affresco che con le tessere dei mosaici. Dunque, questi ultimi ci permettono di comprendere molto del livello assoluto che la pittura aveva raggiunto nel mondo romano.
Quest’articolo non è e non vuole essere una guida per la visita della Villa del Casale a Piazza Armerina. E’, più semplicemente, un taccuino di appunti che possono rivelarsi utili come spunti di riflessione durante la visita.
Il legame tra mosaico ed affresco
Nei mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina vi sono scene nelle quali questo legame è particolarmente evidente. Ad esempio, questo è il caso del Vestibolo di Ulisse e Polifemo dove viene raccontato il famoso episodio dell’Odissea. Oppure la Gigantomachia della Sala del Triclinio dove i giganti hanno la forza di figure michelangiolesche.
Non da meno è la Stanza di Arione con il suo mosaico del poeta Arione circondato dalla Nereidi. Tra queste ultime ve ne sono alcune pensate per essere affrescate piuttosto che trasformate in mosaico.
L’esempio più lampante è la nereide che fa volare il suo velo come un cerchio intorno alla sua figura. E’ una soluzione che dal mondo classico arriverà dritta dritta alla pittura rinascimentale e non solo alle immagini femminili. Basti pensare all’angelo nella tela del Caravaggio dedicata a San Matteo a San Luigi dei Francesi.
Citerei anche il Cubicolo dei Fanciulli Cacciatori con il bambino che scappa pizzicato dal gallo. Comunque, poiché, per nostra fortuna, abbiamo ancora con noi un certo numero di affreschi romani, se siete curiosi di vederli, cliccate Museo Archeologico di Napoli: la collezione degli affreschi.
Piazza Armerina: mosaici che raccontano la vita
Perché il mosaico romano è anche un modo per conoscere la vita quotidiana, se non altro, delle classi romane più abbienti. Questo vale per la straordinaria Sala della Piccola Caccia con le sue scene ancora
palpitanti di vita.
I cavalli rappresentati in tutto il loro dinamismo, i cani pronti a cercare la selvaggina, la formidabile scena del cacciatore caricato dal cinghiale, i cervi catturati con la rete rappresentati mentre saltano nell’aria.
Ovviamente, questo ragionamento è altrettanto vero per la Grande Caccia: un libro, un trattato di caccia grossa. Il racconto di come i romani di procurassero le fiere necessarie per i giochi circensi.
Il mosaico del bikini a Piazza Armerina
Tra le curiosità l’archeologia ci ha permesso di scoprire c’è che il bikini non è un’invenzione moderna ma era ampiamente utilizzato in età antica dai greci e dai romani. Del resto, per fare sport al caldo, era la tenuta ideale.
Ma non è in realtà questa la notazione più interessante. Guardate invece la terza e la quarta atleta da sinistra nella fascia superiore. Vedete le ombre disegnate sulle gambe? La resa dell’ombra nel mosaico è un elemento di raffinatezza che testimonia il legame tra arte musiva e pittura.
Così come lo è la tridimensionalità delle figure che in queste atlete è molto evidente. Quando l’arte, con la fine dell’Impero Romano, si troverà schiacciata dalla rappresentazione frontale delle figure, tutto ciò andrà perso e ci vorranno secoli per recuperarlo.
Eros alla Villa del Casale
Perché, fortunati loro, greci e romani non soffrirono mai della pericolosa malattia della bigotteria e del proibito che, al contrario, peseranno sull’arte per lunghi secoli dopo di loro.
Così, anche l’eros ha il suo giusto posto a Piazza Armerina. Ovviamente, il pensiero va al Cubicolo di Eros e Psiche con il tondo dei due amanti che si abbracciano mentre lei fa scivolare a terra la tunica.
Ma ciò che colpisce del pavimento musivo del cubicolo – che del resto era la camera da letto del padrone di casa – è la grande qualità dell’insieme. I raffinati motivi grafici delle “mattonelle” che costituiscono la base del pavimento, le immagini delle quattro stagioni racchiuse entro esagoni e gli otto cerchi che contengono altrettante maschere teatrali.
Le pareti, ovviamente, erano affrescate ma le scene sono andate perse. Se chiudiamo gli occhi e rievochiamo l’immagine delle pareti affrescate della Villa dei Misteri di Pompei, allora possiamo farci un’idea di quale bellezza potesse esservi in quell’alcova dove i proprietari riposavano sui raffinatissimi letti d’osso della tradizione romana.
Piazza Armerina Villa del Casale: storia minima
Sappiamo che la Villa del Casale – datata alla metà del IV secolo d.C. – nasce in un luogo già abitato da secoli.
Tra i possibili proprietari si è ipotizzato anche l’imperatore Massimiano o suo figlio Massenzio. Oggi un’ipotesi accreditata è quella di Lucio Aradio Valerio Proculo: uomo politico attivo a Roma in un’epoca che coincide anche con le ipotesi di costruzione della villa.
Per la verità, trovo molto più interessante la storia della villa nei secoli successivi alla caduta dell’impero Romano d’Occidente. Essa dimostra come la dimora venne abitata nei secoli successivi da nuovi padroni i quali, evidentemente, continuarono ad apprezzare l’arte musiva romana.
Infatti, la Sicilia fu in mano a diversi dominatori barbari (Vandali e Ostrogoti) dalla caduta dell’Impero Romano fino al 535 d.C. quando venne riconquistata dal generale bizantino Belisario. I goti la tennero poi ancora per un biennio (549-551) fino a che non venne riconquistata dai bizantini che la governarono poi fino al IX secolo quando venne invasa dagli arabi.
Sappiamo che in epoca bizantina la villa fu abitata e si giovò anche di restauri. Fu poi abitata anche dagli arabi tanto da assumere il nome di Casale dei Saraceni.
Quando, a metà dell’XI secolo, i normanni conquistarono la Sicilia, anche loro abitarono la Villa del Casale. Nel XII secolo, infine, uno smottamento del Monte Mangone seppellì la villa consentendo che almeno i suoi mosaici giungessero intatti fino a noi.
Se volete ancora leggere di mosaici, cliccate Mosaici Cristiani di Roma: dieci secoli di storia
Piazza Armerina Villa del Casale Mosaici Informazioni
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urpmuseo.casale@regione.sicilia.it
Orari:
- dall’ultima domenica di marzo all’ultimo sabato di ottobre, ore 9-19, ultimo ingresso alle ore 18
- dall’ultima domenica di ottobre all’ultimo sabato di marzo, ore 9-17, ultimo ingresso alle ore 16
- luglio ed agosto, il venerdì, sabato e domenica ore 9-23
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