Piero della Francesca. Indagine su un mito, ospitata presso i Musei San Domenico di Forlì è una mostra dall’approccio particolare come lo è la figura di Piero della Francesca (1412 – 1492).
Certamente grande protagonista del nostro Rinascimento ma anche cultore della matematica e della geometria tanto da definire in appositi trattati quei principi della prospettiva fondamentali nell’evoluzione della pittura.
Forse è anche per questo motivo che Piero della Francesca non fu solo capace di influenzare l’arte del suo tempo ma, addirittura, ma è poi stato fonte di ispirazione per artisti del XIX e del XX secolo.
Piero della Francesca. Indagine su un mito: il confronto
La mostra dei Musei San Domenico di Forlì, dunque, propone un confronto su più livelli. Con i protagonisti della generazione a lui precedente o con i suoi coetanei: Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno,
Filippo Lippi, Fra Carnevale e Francesco Laurana.
Con coloro che Piero della Francesca a sua volta influenzò: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta ma anche Giovanni Bellini.
Con quei moderni – e qui sta la grande novità di Forlì – che vennero affascinati dal il mito di Piero. I Macchiaioli con Borrani, Lega, Signorini e poi artisti europei da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla pittura inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury. Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas e Seurat, nei percorsi del postimpressionismo, e tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes.
La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, confrontati con artisti stranieri come Balthus e Edward Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena modernità.
Pittura Armonia di colori e superfici
Antonio Paolucci, presidente del comitato scientifico della mostra, afferma nel catalogo: “A un certo momento, nella storiografia critica del Novecento, Piero della Francesca è sembrato la dimostrazione perfetta, antica e perciò profetica, di una idea che ha dominato a lungo il nostro tempo; di come cioè la pittura, prima di essere discorso, sia armonia di colori e di superfici”.
Quali elementi di Piero della Francesca hanno affascinato i maestri italiani del ‘900 ? “Li ha affascinati la sua astrazione – continua Antonio Paolucci – la sua capacità di semplificazione, la capacità di portare le cose visibili all’essenziale. Quella che Berenson chiama la impassibilità, la non eloquenza, il silenzio di Piero della Francesca. Pensate quanto devono aver toccato un pittore quale Giorgio De Chirico questi aspetti di Piero della Francesca”.
L’eterna immobilità dei solidi umani di Piero, di questi volti appena sfiorati da un’ombra di passione continua ad eternare le sue figure, innalzandole al di sopra del caos, della mediocrità, in una pace sovrannaturale che ce le mostra ancora oggi come rivelazioni.
A rendere possibile la mostra un comitato scientifico di assoluto livello che ha visto coinvolti, oltre a ad Antonio Paolucci, Frank Dabell, Guy Cogeval, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Neville Rowley, Daniele Benati, Ulisse Tramonti, James Bradburne, Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Cheles, Maria Cristina Bandera e Giovanni Villa.
La riscoperta di Piero della Francesca
“La riscoperta di Piero della Francesca – ha chiarito Fernando Mazzocca, curatore anch’egli della mostra di Forlì – nasce da un evento avvenuto tra il 1858 ed il 1861 quando Gaetano Bianchi, il re dei restauratori, viene incaricato di salvare gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo. Gaetano Bianchi era grande amico e mentore dei Macchiaioli. Dunque, grazie a questo evento hanno riscoperto la bellezza di Piero. Inoltre, proprio nel 1858, anno nel quale Bianchi inizia i restauri è documentata ad Arezzo la presenza di Degas”.
“In maniera molto chiara – ha proseguito Fernando Mazzocca nel presentare la mostra – abbiamo realizzato un percorso che mostra come dalla lezione di Piero dipenda un percorso della pittura italiana che va da una particolare metafisica che si identifica con gli ideali di una pittura pura, al realismo magico, al neorealismo della scuola romana. Il tutto accompagnato da una ricerca comune a questi artisti che è quella della pittura tonale che ha i suoi riferimenti nella luce e nel colore”.
Piero della Francesca e la prospettiva
Piero della Francesca coltivò matematica e geometria lasciandoci trattati che hanno guidato l’evoluzione della pittura dettando le regole della prospettiva. L’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva Pingendi e Archimede sono le opere in questione. A questa particolare componente dell’opera di Piero della Francesca è stata dedicata una specifica mostra dalla Fondazione Magnani di Reggio Emilia nel 2015 curata dal Professor Luigi Grasselli che nella videointervista (qui sotto) approfondisce questa inclinazione del maestro di Sansepolcro per le scienze esatte.
Approfondimenti
Su Piero della Francesca e la mostra, guarda anche i video:
- Antonio Paolucci – Intervento di presentazione Piero della Francesca. Indagine su un mito
- Avde Giglioli – Intervista Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza
Piero della Francesca. Indagine su un mito
Forlì, Musei San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro
13 febbraio – 26 giugno 2016
Tel. 199 151134

