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Ponte Sant’Angelo: gli Angeli del Bernini

Il Ponte Sant’Angelo con le sue dieci statue di angeli nell’atto di mostrare gli strumenti della passione di Gesù è certamente uno dei ponti più scenografici di Roma. Non foss’altro, aldilà dell’imponente dotazione statuaria, perché gli fa da fondale il formidabile profilo di Castel Sant’Angelo.

Ponte Sant’Angelo: storia minima

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Ponte Sant’Angelo – San Pietro

Quello che vediamo è il ponte nel suo assetto barocco. In realtà le sue origini sono ben più antiche. Infatti, il ponte risale al 134 d.C. quando l’imperatore Adriano lo costruì per collegare Roma antica con il suo mausoleo. Quest’ultimo, trasformato nei secoli in un’opera militare, diverrà il Castel Sant’Angelo che vediamo oggi.

In realtà, se dal punto di vista artistico siamo di fronte ad un’opera barocca, la struttura del ponte è stata profondamente rivista a fine ‘800. Infatti con l’innalzamento del livello stradale dovuto alla costruzione degli Argini del Tevere, anche l’accesso al ponte dovette essere rivisto.

Ponte Sant’Angelo aveva infatti originariamente tre arcate principali sul fiume e due rampe una per sponda che permettevano l’accesso al ponte stesso. Ogni rampa era a sua volta sorretta da arcate. Nel 1893 queste vennero sostituite dall’accesso attuale.

L’importanza di Ponte Sant’Angelo nasce dal fatto che per secoli era il ponte di accesso principale alla Basilica di San Pietro per chi provenisse dalla Roma racchiusa nel perimetro delle Mura Aureliane. Infatti, il Ponte Vittorio Emanuele II, posto a valle rispetto al nostro e, dunque, più prossimo a San Pietro venne in realtà costruito alle fine del XIX secolo in concomitanza con la realizzazione degli argini

Ponte Sant’Angelo: le statue degli allievi del Bernini

Siamo nel 1667 quando sale al soglio pontificio papa Clemente IX, al secolo Giulio Rospigliosi. Il suo sarà un pontificato di appena due anni: quanti bastano, però, a commissionare a Gian Lorenzo Bernini la sistemazione del ponte.

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Ponte Sant’Angelo – San Paolo

Il Bernini disegna una nuova balaustra ed affida ad una serie di suoi collaboratori la realizzazione di otto delle dieci statue di angeli che ancora oggi ornano il ponte. Due saranno eseguite da lui stesso.

Per la verità le statue sono dodici. Infatti, sulla riva sinistra, proprio a marcare l’accesso al ponte, troviamo San Pietro e San Paolo. Essi sono però di oltre un secolo anteriori. Sono infatti le uniche statue rimaste tra quelle volute da Clemente VII Medici (1478-1534) ad ornamento del ponte.

San Paolo è dovuto allo scalpello di Paolo Romano che la realizzò intorno al 1460 per la tomba di papa Sisto IV ma fu poi posta dove la vediamo oggi da Clemente VII. Quest’ultimo commissionò inoltre a Lorenzo Lotti, detto Lorenzetto (1490-1541), la statua di San Pietro che le vediamo accanto. Così San Pietro e San Paolo si ritrovarono a guardia del ponte che, attraversato il Tevere e passato Castel Sant’Angelo consentiva l’accesso alla Basilica di San Pietro.

Sui piedistalli noterete le iscrizioni Hinc humilibus venia (per la statua di San Pietro) e Hinc retributio superbis (sul piedistallo di San Paolo). Possiamo tradurle come Qui il perdono degli umili e Qui il compenso dei superbi. Come dire che recandosi verso la più importante chiesa della cristianità e dunque un po’ come al cospetto di Dio, ognuno avrebbe ricevuto ciò che meritava.

Adesso è però giunto il momento di occuparsi dei dieci angeli ognuno dei quali mostra, come detto, un simbolo della Passione di Gesù Cristo. In pratica, una particolarissima Via Crucis.

Gli Angeli della Passione di Cristo

Otto sono opera di allievi del Bernini – comunque scultori affermati, come vedremo – e due dello stesso Gian Lorenzo. Gli originali di queste ultime si trovano però nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte.

Dunque, partendo dalla testata del ponte a riva sinistra e dalla balaustra di sinistra, ecco una per una le statue:

  1. Angelo dei Flagelli, opera di Lazzaro Morelli (San Severino Marche 1619 – Roma 1690), sul basamento l’iscrizione In flagella paratus sum
  2. Angelo della Colonna, opera di Antonio Raggi (Vico Morcote, Lugano 1624 – Roma 1685), sul basamento l’iscrizione Tronus meus in columna
  3. Angelo del Volto Santo, opera di Cosimo Fancelli (Roma 1618 – Roma 1688), sul basamento l’iscrizione Respice faciem Christi tui
  4. Angelo delle Spine, copia eseguita da Paolo Naldini (Roma 1616 – Roma 1691) dell’originale dovuta a Gian Lorenzo Bernini. Sul basamento l’iscrizione In aerumna mea dum configitur spina
  5. Angelo dei Chiodi, opera di Girolamo Lucenti (Roma 1627 – Roma 1692), sul basamento l’iscrizione Aspiciant ad me quem confixerunt
  6. Angelo dei Dadi, opera di Paolo Naldini, sul basamento l’iscrizione Super vestem meam miserunt sortem
  7. Angelo del Titolo della Croce, copia eseguita da Giulio Cartari (attivo a Roma tra il 1665 e 1678) dell’originale dovuta a Gian Lorenzo Bernini ma terminata da quest’ultimo. Sul basamento l’iscrizione Regnavit a ligno deus
  8. Angelo della Croce, opera di Ercole Ferrara, sul basamento l’iscrizione Cuius principatus super humerum eius
  9. Angelo della Lancia, opera di Domenico Guidi (Torano 1625 – Roma 1701), iscrizione sul basamento l’iscrizione Vulnerasti cor meum
  10. Angelo della Spugna, opera di Antonio Giorgetti (Roma, 1635 – Roma, 24 dicembre 1669), sul basamento l’iscrizione Potaverunt me aceto.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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