Salterio di ParigiSalterio di Parigi
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Il Salterio di Parigi: ponte tra epoca classica e medioevo

Il Salterio di Parigi è forse il più famoso codice miniato bizantino giunto fino ai giorni nostri. Custodito presso la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, contiene quattordici miniature che rappresentano uno snodo significativo nella storia dell’arte tra epoca classica e medioevo.

Il salterio è un libro di preghiere, più precisamente riporta i 150 salmi contenuti nel Libro dei Salmi dell’Antico Testamento. Infatti il suo nome deriva dal termine greco (psalmoi) o latino (psalmi) per la parola salmo.

Il Salterio di Parigi nella sua epoca

salterio parigi
Salterio di Parigi – Mosè riceve le tavole della legge

Nell’impero domano d’oriente – con epicentro in primis a Costantinopoli – i libri miniati rappresentarono un fenomeno diffuso dalla metà del IX scolo al termine del XIII. Fondamentalmente di contenuto religioso, avevano invece le dimensioni più varie. Da versioni di piccolo formato per la lettura privata a dimensioni più importanti per l’uso pubblico in chiesa alle misure extra large del Paris Psalter (in inglese).

Tutto ciò trovò il suo principio nel momento in cui giunse al suo termine l’iconoclastia nell’843. In quel contesto l’inserimento di immagini nei salteri trovò la sua ragione nello scopo didattico di affiancare al testo una rappresentazione visiva dei fatti narrati.

Il Salterio di Parigi dovrebbe essere stato realizzato nel X secolo anche se potrebbe trattarsi di una copia di un testo più antico.

Paris Psalter: l’opera

Il Salterio di Parigi, con le sue dimensioni di 37×26,5 cm, è il più grande tra i 75 libri miniati bizantini ad oggi conosciuti. Si compone di 449 fogli e 14 immagini a piena pagina ed è realizzato con colori a tempera e foglia d’oro su pergamena

Le prime sette immagini sono posizionate prima del testo mentre le altre sette sono inframezzate ad esso. Le prime sette raffigurano scene della vita di Davide, autore dei salmi riportati nel salterio. L’ottava miniatura apre i salmi penitenziali. I restanti sei illustrano i cantici dell’Antico Testamento e raffigurano Mosè, Giona, Anna, Ezechiele ed Ezechia.

Salterio di Parigi: ponte tra epoca classica e medioevo

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Salterio di Parigi – La Preghiera di Anna

Se la caduta dell’impero romano rappresenta un duro colpo per l’arte in occidente con un progressivo impoverimento delle capacità espressive degli artisti  stessi, opere quali il Salterio di Parigi testimoniano come l’arte classica si mantenga viva in oriente anche nei secoli politicamente e socialmente più difficili.

Si tratta di scene articolate, dense di personaggi umani ma anche della personificazione di concetti astratti (melodia, saggezza, ecc.), di paesaggi naturali ma anche architettonici. Nell’architettura troviamo la rappresentazione della prospettiva.

Certo non la prospettiva perfetta studiata ed applicata da Piero della Francesca ma capace di dimostrare che nel IX secolo le capacità espressive delle maestranze di epoca classica erano ancora presenti.

Se volete approfondire l’argomento dei Codici Miniati, vi proponiamo alcuni articoli di ArtePiù:

Se volete approfondire i misteriosi rapporti tra oriente ed occidente leggete Gli affreschi di Castelseprio tra Medioevo e Bisanzio

Per una testimonianza dell’arte antica, leggi Gli straordinari affreschi romani del Metropolitan Museum

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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