Santa Maria Maggiore Mosaici Abside
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Santa Maria Maggiore: i mosaici dell’abside

Il grande mosaico dell’abside di Santa Maria Maggiore, dedicato alla Vergine, compare splendido alla vista del visitatore una volta sporto lo sguardo al di là del monumentale ciborio barocco. Il Medioevo ormai volge al termine ed il capolavoro di Jacopo Torriti apre al gotico e prelude ai memorabili secoli che verranno.

Mosaico dell’abside di Santa Maria Maggiore: storia breve

Siamo alla fine del XIII secolo. Sul trono papale siede il francescano Niccolò IV (1227-1292) vicino alla famiglia Colonna. Questa esprime in quegli anni ben due cardinali: Giacomo e Pietro. Essi sono al contempo vicini al papa e legati alla Basilica di Santa Maria Maggiore che rappresenta la loro chiesa di riferimento. Giacomo infatti ne porta il titolo fino al 1297 quando i contrasti tra i Colonna e Bonifacio VIII condurranno alla destituzione dei due cardinali.

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Dunque, le vicende artistiche di cui stiamo parlando si concentrano in pochi anni. Il 27 settembre 1288 Niccolò IV con un’apposita lettera concede indulgenze a coloro che effettueranno offerte per il restauro della chiesa. Così viene creato il transetto e arretrato l’abside (distruggendo i mosaici del V secolo…). Jacopo Turriti può quindi mettersi al lavoro per realizzare i mosaici che ancora ammiriamo: li terminerà tra il 1295 e l’anno successivo.

Santa Maria Maggiore: le scene del mosaico dell’abside

santa maria maggiore mosaici absideIl grande mosaico si estende su tutta l’abside, cioè sia nella calotta che nella fascia inferiore e sull’arco absidale. Al centro dell’abside, protagonisti della narrazione, Gesù e la Vergine assisi su un trono tutto particolare. Infatti li accoglie entrambi con pari dignità. Le due figure sono racchiuse in una sfera: un cielo stellato dove il sole e la luna sono invece posizionati sotto il gradino del trono. Gesù è colto nell’atto di incoronare la Madre.

Appartiene all’immagine mariana la lunga iscrizione che corre al di sotto della sfera e relativa all’Assunzione della Vergine. Essa recita: Maria virgo assu(m)pta e(st) ad ethereu(m) thalamu(m) in quo rex regu(m) stellato sedet solio / Exaltata est sancta Dei genitrix super choros angelorum ad celestia Regna.

Ai due lati del trono, due gruppi formati ciascuno da otto angeli e un serafino. La loro eleganza non necessita di commento.

Al di là degli angeli due gruppi di santi e i committenti. Alla destra della Madre e del Figlio, inginocchiato, il cardinale Giacomo Colonna poi San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e Sant’Antonio da Padova. A sinistra, papa Niccolò IV in ginocchio, San Pietro, San Paolo e San Francesco. Del Poverello di Assisi il Turriti ha riprodotto le stigmate sia sui piedi che sulle mani.

Le spirali d’acanto

Intorno a tutte queste figure è un trionfo di spirali d’acanto che ricoprono l’abside dal fondo d’oro. All’interno delle spirali, come sui rami in una foresta, uccelli riprodotti in modo magistrale: cicogne, pavoni, mosaici abside santa maria maggioreaquile, colombe, beccacce.

Al di sotto delle figure dei santi di cui abbiamo detto, scorre un fiume. E’ alimentato dai quattro fiumi del Paradiso che sgorgano da un piccolo monte al centro e anche da due coppe poste ai due lati del mosaico sulle quali si poggiano due personaggi con la barba. Due cervi si abbeverano ai fiumi del Paradiso. Nel fiume c’è di tutto: pesci, pescatori, velieri uccelli ma anche figure immaginarie.

Se guardate bene sotto i fiumi del Paradiso, vedrete spuntare due figure protette dall’arcangelo Michele: potrebbero essere Abramo e Pietro.

Le scene della Vita di Maria

Così come i Mosaici della Navata, dedicati all’Antico Testamento, conducono il fedele verso l’Arco Trionfale dedicato alle storie dell’infanzia di Gesù (e dunque alle Scritture del Nuovo Testamento), i mosaici dell’abside si concentrano sulla Madre di Gesù che impersonifica la Chiesa stessa.

Così, come Pietro Cavallini a Santa Maria in Trastevere racconta in mosaico la Vita della Vergine così qui fa Jacopo Torriti. Siamo sotto la calotta absidale tra le finestre che illuminano l’abside. I pannelli sono cinque. Al centro il mosaico principale del ciclo, la Dormitio. La Vergine è distesa sul letto funebre. Alle sue spalle Cristo ne tiene tra le braccia l’anima. Ai lati due cortei.  A destra quello guidato da San Paolo con santi e donne velate. A sinistra quello guidato da San Pietro con santi e patriarchi. Nello sfondo a sinistra la città di Sion e a destra il Monte degli Olivi.

Le altre scene rappresentano, a sinistra della Dormitio, l’Annunciazione e la Natività. A destra l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio.

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L’Arco Absidale

I mosaici dell’arco absidale come li vediamo oggi sono in realtà l’esito di un profondo restauro ricostruttivo. Eseguito da Goffredo Gregorini (1900-1970) a cavallo del 1930, portò alla ricomposizione di mosaici in gran parte andati perduti e rappresentanti i tradizionali ventiquattro vegliardi coronati (vedi Arco di Galla Placidia a San Paolo flm), i quattro evangelisti e i candelabri e l’Agnello impersonificante Gesù.

I due piedritti sono ancora originali. A sinistra (accanto all’Annunciazione) San Girolamo spiega le Scritture a Paola e Eustochio. A destra, San Mattia predica agli Ebrei.

Jacopo Torriti e i mosaici di Santa Maria Maggiore: quali ispirazioni?

Le ispirazioni sono sempre un argomento scivoloso, ma vediamo un po’.mosaici abside santa maria maggiore

Partirei dalle spirali d’acanto. Ovviamente il pensiero corre ai Mosaici dell’Abside di San Clemente: siamo due secoli prima, agli inizi del XII. La realizzazione del Torriti ha una solennità e una voluttuosità diversa ma il concetto è quello. Ritorno a dire che gli uccelli dipinti dal Torriti sono magistrali: Roma ha finalmente ritrovato maestri all’altezza della sua fama.

Guardando invece al fiume che scorre ai piedi delle sacre figure rappresentate nell’abside, viene in mente (e non solo a me ma anche a noti storici dell’arte) che gatta ci covi. C’è qualcosa di superbamente antico e leggiadro, di romano. E così torna alla mente la cupola del Mausoleo di Santa Costanza con le sue scene di pesca che un cardinale preso da sacro furore fece distruggere per sostituirli con affreschi più acconci a un luogo sacro… Persi per sempre: ma Jacopo Torriti deve averli visti. Noi li conosciamo attraverso i disegni (li trovate nell’articolo che vi ho linkato un attimo fa)

Abbiamo detto che l’arco dell’abside mostra la famosa immagine dei ventiquattro vegliardi dall’Apocalisse. Li incontriamo per la prima volta nell’Arco di Galla Placidia ma li ritroviamo poi nei Mosaici di Santa Prassede.

I Ventiquattro Vegliardi

santa maria maggiore mosaici absideA questo proposito, mi ha colpito molto quanto ha scritto Valentine Giesser, storica dell’arte dell’Università di Losanna. Ovvero, i ventiquattro vegliardi sarebbero:

“…una scelta tematica apocalittica che si inserisce nella più pura tradizione degli archi absidali romani (Nilgen 2000, 76). Si voleva quindi inquadrare il programma mariano in una cornice cosmica e universale; un ‘universalismo’ ribadito dalle due scene di Mattia e Girolamo, (nei piedritti, n.d.r.) che insegnano il messaggio cristiano agli ebrei e alle donne. Alle donne, specialmente, il programma presta attenzione anche nella scena della Dormitio, rappresentando figure femminili velate non lontano dalla tomba.

Non sorprendente in un programma dedicato alla Vergine, questo accento particolare si radica però certamente nella speciale sensibilità francescana: il sermone I di Matteo d’Acquasparta (Matthaei ab Aquasparta Sermones de Beata Maria Virgine [1962], 181-182) dice esplicitamente che l’Assunzione della Vergine e la realtà della sua resurrezione assicurano della resurrezione del genere femminile (Cecchin 2001, 605)”.

Se desiderate leggere un articolo generale sui mosaici della basilica, cliccate Santa Maria Maggiore: i mosaici

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.

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