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San Sebastiano in Camollia: pittura del ‘600 a Siena

Parlando di Siena il pensiero corre immediatamente ai capolavori di arte gotica che la città offre al suo visitatore: la Maestà di Simone Martini e le allegorie del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico ne sono l’esempio più eclatante.

Ma sarebbe un grave errore pensare che la “scuola senese” si sia esaurita nel Trecento. Al contrario, anche nei secoli successivi Siena ha dato i natali ad artisti che hanno lasciato nei suoi palazzi e nelle sue chiese opere di indubbio valore. Questo è il caso di San Sebastiano in Camollia.

San Sebastiano in Camollia: il ‘600 senese

Una testimonianza della capacità della “scuola senese” di rigenerarsi e portare avanti nel tempo la grande tradizione artistica della città è rappresentato dagli affreschi conservati nell’Oratorio di San Sebastiano in Camollia. In tale edificio, costruito nel 1492 come sede della Confraternita intitolata al Santo che subì il supplizio delle frecce, hanno lavorato nelle prime due decadi del Seicento alcuni dei più illustri artisti senesi dell’epoca, venendo a comporre uno dei più completi cicli pittorici mai realizzati dedicati a questo martire della cristianità vissuto nel III secolo dopo Cristo.

Gli affreschi collocati sulle pareti e nella volta della chiesa illustrano sei momenti significativi della vicenda biografica di San Sebastiano. Hanno subìto l’usura del tempo e meriterebbero un urgente restauro per restituirgli il loro originario splendore. Risultano particolarmente deteriorati l’affresco posto sulla parete sinistra accanto all’altare e i due  sulla parete destra ma anche le pitture della volta presentano in più punti cadute di colore e tracce di umidità.

Il primo dei dipinti del ciclo pittorico si trova sulla parete sinistra entrando: si tratta dell’affresco di Sebastiano Folli (Siena, 1569 – Siena, 1621) San Sebastiano eletto capitano dinanzi all’imperatore (1608), l’artista al quale si devono anche gli affreschi della volta, di poco precedenti. Il Santo è rappresentato in abito militare, con la spada nella destra e la mano sinistra portata sul petto, in segno di accettazione dell’incarico di comandante della prima coorte conferitogli dall’imperatore Diocleziano. Quest’ultimo è seduto su un trono, poggiato su tre scalini, con il braccio destro disteso e l’indice proteso nell’atto della nomina.

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Sebastiano Folli – San Sebastiano eletto capitano dinanzi all’imperatore (1608)

Pittura senese del 600: Folli, Manetti, Sorri e Volpi

Sulla stessa parete, accanto a questo dipinto si trova il secondo affresco, ad opera di Rutilio Manetti (Siena, 1571 – Siena, 1639), San Sebastiano consola alcuni prigionieri cristiani e risana dal mutismo Zoe (1609). Manetti, allievo di Ventura Salimbeni e di Francesco Vanni, dal 1615 si avvicinò al naturalismo caravaggesco, con cui forse era entrato in contatto durante un viaggio a Roma. La scena presenta due prigionieri cristiani, Marco e Marcellino, raffigurati sullo sfondo dietro una spessa grata di ferro, ai cui lati esterni stanno le loro mogli in lacrime, l’una con un figlioletto al fianco e l’altra con un bambino in braccio. Sebastiano è collocato al centro, con il volto irraggiato da una luce celeste, nell’atto di rincuorare i due reclusi e mostrare loro il valore del martirio. E’ proteso verso Zoe, moglie di Nicostrato: Sebastiano la risana dal mutismo facendole il segno della croce sulle labbra e restituendole così la parola. Tra le figure che compongono la folla alle spalle di Sebastiano si staglia quella di un uomo con i capelli e la barba bianchi, probabilmente il padre di Marco e Marcellino oppure Nicostrato, capo della cancelleria imperiale presso la quale i due sono detenuti. In alto vediamo un angelo che tiene in mano un libro.

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Rutilio Manetti -,San Sebastiano consola alcuni prigionieri cristiani

Il terzo episodio si trova affrescato sulla parete opposta, dalla parte dell’altare. È un dipinto di Pietro Sorri (San Gusmè, 1556 – Siena, 1622) che ha come tema il Martirio con le frecce di San Sebastiano (1614), dopo che il Santo era stato denunciato all’imperatore per la sua professione di fede, manifestatasi nell’episodio di Marco e Marcellino. Sorri, formatosi alla scuola di Arcangelo Salimbeni e Domenico Passignano, si distinse per il suo stile manierista caratterizzato da una robusta modellazione delle forme. Rappresenta il Santo martire con il corpo atletico seminudo, legato a un tronco d’albero collocato su una gradinata, mentre dei nerboruti arcieri, in una scena molto movimentata, lo bersagliano con i loro strali.

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Pietro Sorri – Martirio di San Sebastiano

Sebastiano, tuttavia, non muore: curato amorevolmente dalla nobile Irene che lo aveva raccolto ferito, dopo pochi giorni si presenta di nuovo davanti all’imperatore, rinnovando la sua professione di fede. L’imperatore Diocleziano ordina allora che Sebastiano sia flagellato a morte e che il suo corpo sia gettato nella Cloaca Maxima. È sempre Pietro Sorri che dipinge questo episodio nell’affresco collocato accanto al precedente sulla parete destra e intitolato Flagellazione di San Sebastiano (1614). Si tratta di una scena molto animata in cui il corpo del Santo subisce una torsione virtuosistica, con le braccia legate a una trave e le gambe per metà distese a terra. Sopra la sua testa un putto sorregge la corona del martirio. In basso a destra dell’affresco, la firma di Sorri e l’anno di esecuzione dell’opera: PETRUS SORIUS SENE(si)S PINGE(ba)T – 1614 –

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Pietro Sorri – Flagellazione di San Sebastiano

Siena San Sebastiano in Camollia: la volta

Il quinto episodio della vita del Santo è dipinto sulla parete interna della facciata, in un affresco di Stefano Volpi (1585-1642) intitolato Sogno di Santa Lucia (1614). Allievo e collaboratore di Rutilio Manetti, l’affresco del Volpi è notevolmente deteriorato tanto da essere oramai difficilmente decifrabile. Vi si narra l’apparizione in sogno di San Sebastiano a Santa Lucia. Il martire rivela alla donna dove si trova la sua salma. Santa Lucia potrà così recuperare il corpo del Santo e dargli una degna e cristiana sepoltura.

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Sebastiano Folli – Angelo Musicante

La volta della chiesa, a due campate, venne interamente affrescata da Sebastiano Folli tra il 1603 e il 1606. Allievo di Ventura Salimbeni, fu con ogni probabilità al suo seguito a Roma dal 1580 circa al 1595 nei cantieri della Biblioteca Vaticana e del palazzo lateranense, a Santa Maria Maggiore e alla Chiesa del Gesù. E’ raffigurata la Gloria di San Sebastiano con virtù e angeli. Gli affreschi evidenziano una vena decorativa di prim’ordine: il Folli era infatti specializzato nella realizzazione di partiti decorativi in chiaroscuro, a monocromo, ad imitazione dello stucco. Ma anche le figure che vi sono rappresentate sono eseguite con grande maestria: veramente deliziosa è l’immagine dell’angelo musicante dipinta in una delle lunette della prima campata.

 

Giuseppe Riccardo Guerrieri

Laureato in Scienze Politiche a “La Sapienza” di Roma e Master in Business Administration alla Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, Giuseppe Riccardo Guerrieri ha sempre abbinato alla sua attività di manager e consulente nel campo della direzione del personale la passione per la storia dell'arte. Ancora ventenne scrive per “Aeroporti nel Mondo” e collabora occasionalmente con “Paese Sera” e “La Voce Repubblicana”. Consegue nel 1981 l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti – Elenco Pubblicisti del Lazio e del Molise. Guida Turistica dal 2015, alterna al suo impegno di Human Resources Temporary Manager l'accompagnamento di gruppi di turisti italiani e stranieri nelle Terre di Siena, territorio ricco di storia e bellezze artistiche che ha eletto come sua patria d'adozione.

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